Sessualità e benessere psicologico: quando una difficoltà sessuale merita attenzione?
La sessualità può cambiare nel corso della vita e attraversare periodi di minore desiderio, difficoltà nell'eccitazione o problemi nell'intimità. Non ogni cambiamento rappresenta però una disfunzione. Comprendere quanto il problema genera disagio, quanto persiste e in quale contesto compare è fondamentale per scegliere se e come affrontarlo.
Che cosa significa realmente avere una buona salute sessuale?
La salute sessuale non coincide semplicemente con l'assenza di una disfunzione. L'Organizzazione Mondiale della Sanità la considera una dimensione che comprende benessere fisico, emotivo, mentale e sociale, oltre alla possibilità di vivere esperienze sessuali sicure e rispettose. La sessualità riguarda quindi anche desiderio, piacere, relazione, comunicazione e percezione del proprio corpo.
Questo significa che non esiste un unico modello di sessualità “corretta” valido per tutte le persone. Frequenza dei rapporti, intensità del desiderio e modalità attraverso cui viene vissuta l'intimità possono essere molto differenti. Una valutazione clinica dovrebbe quindi partire dall'esperienza individuale, evitando di trasformare automaticamente una variazione personale in un disturbo.
Quali sono le difficoltà sessuali che possono portare a chiedere aiuto?
Tra le problematiche che possono generare disagio rientrano il calo del desiderio, le difficoltà nell'eccitazione o nel raggiungimento dell'orgasmo, il dolore associato all'attività sessuale e alcune difficoltà maschili come disfunzione erettile, eiaculazione precoce o aneiaculazione. La Dott.ssa Silvia Santoriello tratta, tra le altre condizioni, problematiche della sfera sessuale e del desiderio.
Talvolta il problema non riguarda una funzione specifica. La persona può vivere ansia prima del rapporto, paura del giudizio, riduzione dell'autostima, evitamento dell'intimità oppure una crescente distanza dal partner. In questi casi il sintomo sessuale può inserirsi in una situazione psicologica o relazionale più ampia che necessita di essere compresa prima di individuare il percorso più appropriato.
Una difficoltà sessuale significa sempre avere una disfunzione?
No. Uno degli aspetti più importanti della sessuologia clinica è distinguere una variazione della risposta sessuale da una condizione che produce un disagio significativo. Per esempio, avere meno desiderio rispetto a un determinato periodo della propria vita non significa necessariamente essere affetti da un disturbo, soprattutto se la situazione non provoca sofferenza personale o relazionale.
Una revisione sistematica del 2025, che ha analizzato 19 studi, ha evidenziato come il disagio associato a una ridotta funzione sessuale sia influenzato non soltanto dall'intensità del sintomo, ma anche da ansia, depressione, soddisfazione sessuale, comunicazione nella coppia, supporto del partner e disagio sessuale del partner stesso.
Il punto centrale diventa quindi chiedersi: questa situazione mi fa stare male, limita la mia vita o crea difficoltà significative nella relazione? La risposta può essere clinicamente più importante del semplice confronto con una presunta “normalità”.
Quanto incidono ansia, stress e paura della prestazione sulla sessualità?
La risposta sessuale non è indipendente dallo stato emotivo. Stress, ansia, depressione, preoccupazioni personali e pensieri legati alla performance possono interferire con desiderio, eccitazione e piacere. Le raccomandazioni internazionali della Fifth International Consultation on Sexual Medicine sottolineano infatti la necessità di valutare insieme fattori biologici, psicologici, interpersonali e relazionali.
Può inoltre crearsi un circolo di mantenimento: una prima difficoltà genera preoccupazione per il rapporto successivo; l'attenzione si sposta dalle sensazioni corporee alla necessità di “funzionare”; l'aumento del controllo e dell'ansia rende più difficile lasciarsi coinvolgere nell'esperienza. Comprendere questo meccanismo consente di lavorare non soltanto sul sintomo, ma anche sui pensieri e sulle emozioni che lo accompagnano.
Che ruolo ha la relazione di coppia nelle difficoltà sessuali?
Sessualità e relazione possono influenzarsi reciprocamente. Difficoltà nella comunicazione, conflitti non risolti, distanza emotiva o differenti aspettative rispetto all'intimità possono incidere sulla vita sessuale. Allo stesso tempo, una difficoltà sessuale persistente può diventare essa stessa fonte di tensione, incomprensioni e progressivo evitamento del contatto tra i partner.
Per questo, in alcuni casi, può essere utile coinvolgere entrambi i partner. La terapia di coppia permette di esplorare il significato che ciascuno attribuisce alla sessualità, le modalità di comunicazione e le aspettative reciproche, senza concentrarsi esclusivamente sulla prestazione. La Dott.ssa Santoriello svolge sia psicoterapia individuale sia psicoterapia di coppia.
Quando è importante escludere anche una causa medica?
Una difficoltà sessuale non deve essere considerata automaticamente di origine psicologica. Cambiamenti ormonali, patologie cardiovascolari, neurologiche o metaboliche, dolore, condizioni ginecologiche e alcuni trattamenti farmacologici possono influenzare la risposta sessuale. Per questo l'inquadramento deve tenere conto della storia clinica e, quando necessario, prevedere il confronto con il medico competente.
Il principio è particolarmente evidente nella disfunzione erettile, che può avere componenti organiche, psicologiche o miste. Le linee guida europee raccomandano una valutazione che comprenda storia medica e sessuale, fattori psicologici, stress, aspetti relazionali e possibili condizioni organiche sottostanti.
La collaborazione tra Psicoterapeuta e figure come Ginecologo, Urologo, Andrologo o altri specialisti può quindi essere necessaria quando il quadro suggerisce una componente fisica o quando il sintomo compare improvvisamente senza una spiegazione evidente.
Come può svolgersi un percorso psicoterapeutico per una difficoltà sessuale?
Il primo passaggio è comprendere quando è comparsa la difficoltà, in quali circostanze si manifesta e quale significato assume per la persona. Vengono considerate la storia affettiva e sessuale, le relazioni attuali, eventuali eventi stressanti, le aspettative sulla sessualità e la presenza di ansia, depressione o altre condizioni psicologiche.
Non esiste quindi un intervento identico per tutti. Il percorso può includere psicoeducazione, lavoro sulle emozioni e sui pensieri associati alla sessualità, consapevolezza corporea e interventi individuali o di coppia. Una meta-analisi del 2025 su 10 studi randomizzati e 837 partecipanti ha riscontrato miglioramenti della funzione sessuale femminile con interventi cognitivo-comportamentali, pur evidenziando una qualità delle prove variabile.
Anche una revisione del 2024 sugli interventi di counseling sessuale strutturato ha evidenziato risultati favorevoli su funzione e soddisfazione sessuale, confermando però la necessità di adattare sempre l'intervento alle caratteristiche della persona.
Quando può essere utile rivolgersi a uno Psicoterapeuta?
Può essere utile chiedere una valutazione quando una difficoltà sessuale persiste, genera sofferenza, produce evitamento dell'intimità o compromette il rapporto con il partner. Non è necessario attendere che il problema diventi grave: anche dubbi, paure o cambiamenti difficili da comprendere possono essere affrontati in uno spazio professionale dedicato.
Il percorso può essere individuale quando il problema riguarda soprattutto vissuti personali, ansia, autostima o esperienze precedenti, oppure coinvolgere la coppia quando la difficoltà si inserisce nella relazione. L'obiettivo non è raggiungere uno standard prestabilito di prestazione o frequenza, ma comprendere quali condizioni permettano alla persona di vivere la propria sessualità con maggiore consapevolezza, libertà e benessere.
Riferimenti bibliografici – APA
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