Si può guarire dall’enfisema polmonare?

Autore: Prof. Massimo Pistolesi
Pubblicato:
Editor: Giulia Boccoli

L’enfisema polmonare è una patologia invalidante che se peggiora nel tempo porta il paziente a soffrire di insufficienza respiratoria: il Prof. Massimo Pistolesi, esperto in Pneumologia a Firenze, descrive quali sono le terapie ad oggi disponibili per curare questa malattia

Cosa si intende per enfisema polmonare?

L’enfisema polmonare è un’espressione clinica della BPCO (BroncoPneumopatia Cronica Ostruttiva) che porta gradualmente alla diminuzione della funzione respiratoria del paziente limitando le sue attività quotidiane e influendo negativamente sulla qualità della vita. Quando la patologia si trova ai primi stadi, la mancanza di respiro si accentua solamente sotto sforzo e, con il progredire della malattia, anche a riposo. Nelle fasi più avanzate l’enfisema cambia la conformazione della gabbia toracica che assume la conformazione cosiddetta “a botte” a causa dell’aumento di volume dei polmoni. L’enfisema è definibile come “abnorme e permanente dilatazione degli spazi aerei più periferici (distali ai bronchioli terminali) con distruzione dei setti alveolari (la parte del polmone in cui avviene lo scambio di ossigeno ed anidride carbonica). La distruzione dei setti alveolari comporta la perdita di elasticità del polmone che rimane molto espanso anche nella fase di espirazione non permettendo al paziente la normale dinamica respiratoria con conseguente insufficienza respiratoria

Cause e complicanze dell’enfisema

La causa principale dell’enfisema è il fumo di sigaretta. Esistono inoltre rare alterazioni genetiche che possono favorire l’enfisema come la carenza di alfa-1 antitripsina, enzima che antagonizza gli enzimi responsabili della distruzione del tessuto polmonare.
Una diagnosi precoce è essenziale allo scopo di evitare la rottura delle porzioni più espanse del polmone (bolle) con fuoriuscita dell’aria nel cavo toracico e collasso del polmone. 

Come si riconosce?

La maggior parte delle persone si reca dal medico quando la malattia è già in fase avanzata, ovvero quando la dispnea (affanno) inizia ad impedire le normali attività quotidiane. A differenza dei pazienti con bronchite cronica (altra espressione clinica della BPCO), i pazienti con enfisema non presentano di solito sintomi quali tosse produttiva di catarro, cianosi od edemi agli arti inferiori e per tale motivo si recano dal medico tardivamente. 

Quali sono le terapie ad oggi disponibili?

La cessazione dell’abitudine al fumo di sigaretta è essenziale e molto efficace per bloccare o rallentare la progressione della malattia. Dal punto di vista farmacologico è importante utilizzare vari tipi di broncodilatatori che permettano di facilitare la fuoriuscita dell’aria dai polmoni iperespansi evitando l’impiego di corticosteroidi sia per via inalatoria che per via sistemica (orale o iniettiva). Infatti, i corticosteroidi in questi pazienti facilitano lo svilupparsi di polmoniti e aggrava l’atrofia muscolare. I pazienti tendono sempre più a rimanere inattivi per evitare la dispnea e ciò aggrava le loro condizioni muscolari. La riabilitazione motoria anche a domicilio è molto importante in questi pazienti ed ha una funzione terapeutica aggiuntiva ai farmaci e alla cessazione del fumo. Nelle fasi più avanzate i pazienti possono trovare giovamento dall’ossigenoterapia. In una molto ridotta porzione di pazienti selezionati con accuratezza è possibile intervenire per via endoscopica inserendo valvole che chiudono le porzioni più malate del polmone e permettono un migliore funzionamento di quelle meno affette dalla malattia. Tuttavia quest’ultima moderna opzione terapeutica giova solo ad una porzione molto limitata di pazienti ed è tuttora in fase di studio. 

Prof. Massimo Pistolesi
Pneumologia e Malattie Respiratorie

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