Si può smettere di russare?

Autore: Dott. Antonio Fibbi
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Editor: Top Doctors®

Tutti sappiamo quanto sia fastidioso dividere il letto con qualcuno che russi continuamente. Difatti, una coppia su tre finisce per dormire in letti separati, d’altronde la russata può arrivare a 80-85 decibel, come stare abbracciati a un allarme antincendio. Nella maggior parte dei casi tappi per le orecchie non bastano a salvare l’unione coniugale: vediamo quali sono i metodi per smettere di russare. Ne parla il Dott. Antonio Fibbi, esperto in Otorinolaringoiatria a Genova

 

Smettere di russare senza la chirurgia 

Fortunatamente oggigiorno la medicina offre diverse soluzioni per riportare la quiete in camera da letto, ma è importante affidarsi a un centro specialistico che sappia disegnare, caso per caso, il percorso terapeutico migliore. Nei russatori lievi, a volte, bastano piccoli stratagemmi:

  • Dormire con due cuscini può migliorare la respirazione;
  • Usare la tecnica della pallina da tennis, che aiuta a mantenere la posizione su fianco durante il sonno. La pallina va infilata in una taschina cucita dietro la schiena del pigiama, impedendo di dormire supini e obbligando così a girarsi sul fianco, una posizione in cui si russa meno;
  • Utilizzare il cuscino “Snoreless”, costruito in taglie diverse a seconda del peso e altezza del paziente, che impedisce allo stesso si assumere la posizione supina, più comodamente della pallina da tennis, e lo fa dormire sempre sul lato dal quale l’esame polisonnografico ha dimostrato che il paziente russa meno;
  • Cerotti e spray, che in realtà servono a poco o nulla contro il russamento.

 

Smettere di russare con l’operazione al setto nasale

Va detto che il naso non ha un ruolo determinante e diretto nella generazione del rumore. Ecco perché l’operazione al setto nasale o ai turbinati non è quasi mai la prima scelta terapeutica per chi russa o fa apnee notturne. Talvolta, dopo l’intervento nasale, il paziente russa ancora più rumorosamente! Piuttosto, è fondamentale dimagrire se si è in sovrappeso. Quando il problema persiste, nonostante la terapia posizionale e il dimagrimento, si devono eseguire tutti gli accertamenti necessari e talvolta si può valutare l’indicazione all’intervento chirurgico. Che per fortuna, oggi, non è più demolitivo come in passato. Prima era prassi l’asportazione radicale dei tessuti del palato molle, la cosiddetta uvulo-palato-faringo-plastica eseguita con laser o bisturi, ma comportava complicanze anche gravi.

 

Le nuove tecniche mininvasive contro la roncopatia

Oggi, grazie a nuove tecniche mini-invasive, come l’elettrobisturi a radiofrequenze o il lifting del palato molle, si ottengono risultati migliori con rischi minimi. La tecnica chirurgica ha un meccanismo simile a quello delle tende a pacchetto: si modifica la quantità di luce che entra dalla finestra tirando la cordicina che le solleva. Allo stesso modo, attraverso l’inserimento sotto la mucosa del palato di un filo riassorbibile, opportunamente ancorato a due estremità, si sollevano i tessuti molli della gola, impedendone la vibrazione nel sonno. I vantaggi?  L’intervento è reversibile, mantiene intatti i tessuti senza causare effetti collaterali, e se necessario, si può ripetere nel tempo. Finora sono già cinquanta i pazienti trattati, con ottimi risultati. Altra metodica promettente è l’ablazione a radiofrequenze che utilizza il calore per irrigidire i tessuti cedevoli dell’orofaringe. Tuttavia i risultati a lungo termine non sono garantiti.

 

Come combattere le apnee notturne? 

Infine, per chi soffre di vere e proprie apnee notturne, la soluzione ideale è una ventilatore, collegato al paziente con un tubo e una maschera, chiamata CPAP: spinge aria nei polmoni attraverso la gola, garantendo un riposo silenzioso e benefico. Le maschere attuali sono comode, confortevoli e ben accettate dal 70% dei pazienti. Nei casi di rifiuto, esistono la protesi odontoiatrica, una sorta di apparecchio ortodontico che porta in avanti la mandibola per aumentare il flusso dell’aria, ma può causare problematiche all’arcata dentale o infiammazioni alle gengive e all’articolazione temporo-mandibolare.

Dott. Antonio Fibbi
Otorinolaringoiatria

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