Sonovein: il trattamento innovativo per le vene varicose

Autore: Prof. Edoardo Cervi
Pubblicato:
Editor: Marta Buonomano

Il Prof. Edoardo Cervi, esperto in Chirurgia Vascolare a Brescia, ci parla di Sonovein: una tecnica innovativa per trattare le vene varicose che verrà utilizzata per la prima volta in Italia ad ottobre proprio dal Prof. Cervi, presso la Vein Clinic Ippocrate di Parma

Cosa sono le vene varicose, chi colpiscono maggiormente e per quale motivo non devono essere considerate un banale inestetismo?

Le vene varicose, o varici, sono delle dilatazioni delle vene del sistema venoso superficiale degli arti inferiori. È un problema molto frequente, infatti tra il 10 e il 40% della popolazione ne soffre: questo vuol dire che solo in Italia più di 7 milioni di persone sono affette da questa condizione. È una patologia che colpisce prevalentemente il sesso femminile, ma anche l’uomo ne è interessato.

paziente che si sottopone al trattamento per vene varicose con SonoveinIl messaggio importante e giusto da dare è che la vena varicosa non rappresenta solamente un inestetismo, motivo per cui la maggior parte delle pazienti vengono all’attenzione dello specialista, ma può rappresentare un pericolo per la propria salute, perché se una vena si dilata vuol dire che il sangue al suo interno ristagna e, di conseguenza, si può andare incontro a trombosi (varicotrombosi) con possibile trombosi venosa nel circolo venoso profondo ed embolia polmonare. Questa non è l’unica complicanza delle varici: la vena varicosa può andare incontro anche a quella che viene chiamata “rottura”, che può essere spontanea o traumatica (quindi con degli eventi emorragici importanti) o all’ulcera, la complicanza più tardiva ma assolutamente da non sottovalutare.

Da cosa possono essere causate?

Esistono cause non modificabili e cause modificabili. Le cause non modificabili sono:

  • La familiarità: questa è una patologia che ha una familiarità, la quale può essere anche non diretta (può esserci un salto generazionale), caratterizzata da un’alterazione (dilatazione) della parete venosa;
  • L’età: andando avanti con l’età la patologia peggiora;
  • Il sesso: le donne sono più colpite rispetto agli uomini, sia per fattori ormonali che a causa della gravidanza.

I fattori non modificabili, invece, sono rappresentati da:

  • Sovrappeso: il quale si può combattere con un adeguato regime dietetico;
  • Sedentarietà: cioè non svolgere attività fisica, essere statici;
  • Determinate categorie professionali: il sottoscritto come chirurgo è più soggetto a vene varicose, ma anche i parrucchieri, i cuochi e tutte quelle categorie che stanno tanto tempo in piedi e magari anche esposte a fonti di calore.

Questa può essere proprio definita una patologia della modernità, dato che oggi i nostri lavori e la nostra quotidianità portano alla predisposizione di una maggior formazione di vene varicose, questo perché il sangue venoso torna dal basso verso l’alto grazie alla spinta dei muscoli del polpaccio che si chiamano soleo e gastrocnemio e questi vengono messi in attività solamente quando camminiamo.

Sembra che la postura possa incidere sull’insorgenza delle varici: che cosa può dirci a riguardo?

Certamente, lo stare tanto tempo seduti o in piedi non facilita il ritorno venoso, il quale è garantito solo da determinate forze, tra cui la più significativa è la respirazione: inspirando aiutiamo infatti il ritorno venoso degli arti inferiori. Ci sono però degli atteggiamenti posturali, pensiamo anche solo a questo terribile periodo di Covid-19, che in questi anni hanno portato le persone a stare maggiormente a casa e a muoversi di meno, esacerbando la patologia.

In che momento bisognerebbe rivolgersi ad uno specialista?

È importante rivolgersi allo specialista in due momenti:

  • Quando il paziente è asintomatico, però sa che nella sua famiglia c’è qualcuno che è stato affetto da flebiti, trombosi o che è stato operato o trattato per le vene varicose e che quindi sa di poter essere un soggetto a rischio. È chiaro che non è che si deve presentare l’uomo o la donna giovane, ma a partire da una determinata età, tenendo conto anche di altri fattori di rischio quali il peso e la propria attività fisica. È importante quindi fare una visita dallo specialista per prevenzione;
  • Nel momento in cui si nota qualche sintomo, perché il nostro corpo è una macchina intelligente, ci dà dei messaggi soprattutto per quanto riguarda le vene varicose: il senso di pesantezza il prurito, la sindrome delle gambe senza riposo, quando il paziente è a casa o nel letto e si sveglia improvvisamente perché non riesce a tener ferme le gambe, ecc. Quindi non bisogna sottovalutare i sintomi e i segni che ci dà il nostro corpo e non si deve temere la visita specialistica perché si tratta una visita non invasiva che prevede un’accurata anamnesi, un esame obiettivo e una diagnostica vascolare molto semplice (ecocolordoppler, un esame indolore, facilmente ripetibile ma che può fornire tantissime indicazioni sulla patologia venosa degli arti inferiori).

Attualmente quali sono i trattamenti che si possono eseguire per curare le vene varicose?

Negli ultimi anni la flebologia è stata oggetto di un’importante evoluzione: si è passati dal classico trattamento chirurgico di safenectomia a trattamenti molto meno invasivi. Innanzitutto, oggi gli interventi sulle vene varicose vengono eseguiti in anestesia locale e non più in anestesia generale o spinale. L’evoluzione ci ha poi portato ad una diversificazione delle terapie: lo stripping (safenectomia) non è più l’intervento gold standard, ma è stato sostituito dalle tecniche endovascolari ablative (laser, radiofrequenza, ecc.) che non prevedono più la cosiddetta rimozione, “strappamento”, della vena, ma ci consentono di entrare all’interno della vena stessa, emettere calore o luce calda e procedere alla sua chiusura. Inoltre, anche l’avvento della schiuma sclerosante ha rivoluzionato molto questo mondo: anche i pazienti molto anziani, ai quali prima si poteva proporre solamente la contenzione elastica (calze elastiche compressive), oggi possono essere trattati con la schiuma sclerosante.

Parliamo di Sonovein, questa innovativa tecnica che lei a partire da ottobre potrà eseguire a Parma: di cosa si tratta?

macchinario SonoveinIl Sonovein o HIFU (che significa ultrasuoni focalizzati ad alta intensità) è una tecnica ad ultrasuoni come l’ecografia, ma 10.000 volte più potente. “Focalizzato” vuol dire che noi possiamo convergere in un punto preciso della vena la nostra fonte di calore e creare la cosiddetta “termoablazione”, cioè una chiusura di quel tratto di vena interessato dalla dilatazione. La sperimentazione di questa tecnica è iniziata negli anni ‘90 con i tumori prostatici, per essere poi estesa ad altre patologie neoplastiche a carico di rene, mammella e vescica. Il secondo ambito di sperimentazione è stata la medicina estetica ed infine, da qualche anno, è stata anche applicata all’insufficienza venosa degli arti inferiori. In Europa ci sono quattro macchine che al momento consentono di eseguire questa tecnica e noi saremo i primi a portare in Italia questo trattamento per l’insufficienza venosa degli arti inferiori presso il Centro Ippocrate.

Sonovein: chi vi si può sottoporre?

Bisogna precisare che non è una tecnica per tutti: è necessario conoscere bene il paziente, eseguire una visita accurata (la cosiddetta “cartografia emodinamica”, cioè stadiare il paziente da un punto di vista ecografico) e vedere se è suscettibile al trattamento.

Quali sono i vantaggi di questa tecnica?

  • Non è necessario recarsi in un ospedale o in un ambulatorio chirurgico: è sufficiente un qualsiasi ambulatorio, anche non chirurgico, in quanto si tratta di una tecnica non invasiva;
  • Non restano cicatrici;
  • Non vi è rischio di infezioni;
  • Una volta terminata la procedura si può tornare immediatamente all’attività lavorativa.

Questa procedura, ove eseguibile, rivoluzionerà a mio avviso il trattamento dell’insufficienza venosa degli arti inferiori!

È chiaro che siamo in un momento ancora precoce, i risultati a distanza non sono ancora conosciuti essendo la tecnica nuova e noi saremo i primi con i colleghi europei a stendere le linee guida per l’utilizzo di questa apparecchiatura.

 

 

Prof. Edoardo Cervi
Chirurgia vascolare

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