Stenosi del canale cervicale e del canale lombare: sintomi e trattamenti

Autore: Dott. Claudio Schonauer
Pubblicato:
Editor: Valentina Rubino

La stenosi del canale cervicale e lombare è una condizione causata da un restringimento del canale vertebrale cervicale, una struttura contenente il midollo spinale. Come riconoscere, quindi, la stenosi cervicale e come intervenire? Risponde il Dott. Claudio Schonauer, esperto in Neurochirurgia a Napoli   

Che cosa sono la stenosi del canale cervicale e quella del canale lombare?

Nella parte centrale della colonna vertebrale vi è un “tunnel” osseo direttamente collegato in alto al cranio ed in basso al sacro. In questo tunnel corre il midollo spinale sino alla prima vertebra lombare poi si sfiocca in varie radici nervose come la coda del cavallo, per questo prende il nome di cauda equina.
Ebbene questo canale può restringersi con il passare degli anni dando origine alla stenosi del canale lombare che può essere presente sia a livello cervicale che lombare più raramente dorsale.

I sintomi sono diversi per i due tratti nel caso cervicale si può avere una importante compromissione dell’equilibrio con difficoltà nella deambulazione con una camminata che ricorda quella di un ubriaco; questo perché le informazioni dell’equilibrio non riescono a viaggiare adeguatamente nel midollo spinale. Vi può essere associato dolore alle spalle ed alle braccia.

La stenosi del canale lombare è più spesso collegata ad un sintomo chiamato claudicatio neurogena. Questo termine significa che il paziente dopo alcuni metri in cui cammina perfettamente bene deve fermarsi a riposare per poi poter ripartire; in pratica è come se finisse la benzina temporaneamente. Questo fenomeno avviene perché l’impulso elettrico che attraverso le radici nervose raggiunge i muscoli è rallentato e non riesce a condurre i neurotrasmettitori adeguatamente. Spesso sono associati dolori alla schiena, alle gambe con crampi notturni alle cosce.

Da cosa sono causate la stenosi del canale cervicale e lombare?

Esistono almeno due tipi di stenosi: un tipo è costituzionale, si nasce con diametri del canale osseo inferiori alla norma, l’altro tipo, più frequente, è associato ad artrosi ed ipertrofia dei legamenti, questo accade per la degenerazione della colonna vertebrale.

Quali sono i sintomi e le procedure di diagnosi per questi disturbi?

Come detto i sintomi più frequenti per il tratto cervicale sono dolore alle spalle e braccia con riduzione di forza ed andatura incerta e barcollante.
Per il tratto lombare, i sintomi sono dolore e crampi alle gambe, soprattutto di notte, oltre ad un’autonomia ridotta nella marcia, con necessità di sostare per ricaricare le batterie prima di ripartire.

Quando è necessario intervenire chirurgicamente?

È necessario ricorrere alla chirurgia quando l’entità dei sintomi è rilevante, e anche il reperto radiologico è concordemente notevole. Ci possono essere sintomi gravi con poca evidenza radiologica, o con grave evidenza radiologica con pochi sintomi: in questi casi non si interviene. Se invece c’è concordanza tra sintomi e radiologia si può propendere per la soluzione chirurgica.

La stenosi lombare può essere classificata in 4 gradi di gravità crescente, da A a D. Solo i gradi C e D sono da operare, mentre per i gradi A e B solitamente si propone un trattamento conservativo con fisioterapia e medicinali.

Intervento chirurgico per il tratto cervicale

Partiamo dal tratto cervicale, a seconda del numero di segmenti vertebrali affetti, si proporrà un intervento anteriore, con incisione cutanea al collo simile all’intervento per la tiroide, oppure un intervento posteriore con incisione mediana posteriore al collo, generalmente intervento riservato ai casi con più metameri affetti.
Esistono interventi più radicali ed altri meno invasivi ma tale scelta si fa non tanto in base alla preferenze del paziente ma quanto alla gravità del caso. In pratica, solo i casi poco gravi possono essere trattati in modo mini invasivo.

L’intervento più diffuso anteriore per la stenosi tratto cervicale è denominato ACDF o ACCF, acronimi inglesi per Anterior Cervical Discectomy and Fusion e Anterior Cervical Corpectomy and Fusion. In tali interventi si provvede a decomprimere il midollo dal davanti e a inserire del materiale protesico per ricostruire l’altezza discale nel primo caso e la vertebra nel secondo caso.

Esistono poi altri interventi eseguiti per via posteriore con un taglio al centro del collo posteriormente, che consentono di allargare il canale vertebrale eliminando le lamine struttura ossea che delimita la vertebra posteriormente. Tale procedura elimina il “tetto” al canale rendendolo “cabriolet” e decomprimendo le strutture in esso contenute.

Intervento chirurgico per il tratto lombare

Per il tratto lombare gli interventi invece sono quasi sempre posteriori, in caso di procedure decompressive senza strumentazione, ossia senza introdurre viti. Nei casi strumentati, invece, oltre alla via posteriore, esistono interventi per via laterale o per via anteriore, usati nel caso in cui si voglia stabilizzare la colonna più che decomprimere le strutture in essa contenute.
Sarà il neurochirurgo in base a parametri radiologici e clinici scegliere quale intervento sia più appropriato per il singolo caso.

La chirurgia porta nella maggioranza dei casi ad un drastico miglioramento dei sintomi preoperatori, da precisare che esistono ovviamente delle possibili complicanze che bisogna considerare sempre nella scelta di questa opzione.

Dott. Claudio Schonauer
Neurochirurgia

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