Stimolazione Magnetica Transcranica: un valido aiuto nel trattamento della depressione

Autore: Prof. Enrico Smeraldi
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Editor: Jennifer Verta

Quando la terapia farmacologica non offre risultati soddisfacenti, in caso di depressione o altri disturbi psichiatrici, è utile valutare l’impiego della TMS. Ci spiega di cosa si tratta il Dott. Enrico Smeraldi, esperto in Psichiatria a Milano

TMS e depressione

La stimolazione magnetica transcranica (TMS) è un metodo sicuro e non invasivo di stimolazione elettromagnetica del tessuto cerebrale, che utilizza il campo magnetico creato da una bobina (coil) per depolarizzare transitoriamente i neuroni degli strati più superficiali della corteccia cerebrale. È stata introdotta nel 1985 in Inghilterra come metodica diagnostica, ma si è successivamente affermata come strumento terapeutico di alcuni disturbi psichiatrici. L’efficacia della TMS nel trattamento della depressione è stata confermata da molti studi clinici tra cui anche diversi trial randomizzati. Questi studi hanno portato all’approvazione della TMS nel trattamento della depressione resistente e può quindi essere un valido strumento terapeutico quando le terapie antidepressive farmacologiche non hanno avuto efficacia. Inoltre la TMS è utilizzata in associazione alla terapia farmacologica ed in questo caso si configura come trattamento di potenziamento in grado di anticipare la risposta clinica e la remissione dell’episodio depressivo.

TMS: utile non solo per la depressione

Oltre alla depressione sono emerse negli anni diverse patologie psichiatriche, che possono trarre giovamento dalla terapia con TMS, che può essere quindi efficace nell’alleviarne la sintomatologia. Tra queste ricordiamo il disturbo ossessivo compulsivo, nel quale la TMS ha comportato una riduzione della sintomatologia rilevabile alla scala Y-BOCS. Recentemente la TMS è stata anche utilizzata nel trattamento dell’abuso e dipendenza da sostanze stupefacenti ed in particolare nell’abuso di cocaina. Nei pazienti di questo tipo si osserva successivamente ai cicli di stimolazione una riduzione del “craving” ovvero del bisogno di assumere la sostanza. La TMS è infine attualmente studiata per stabilire se la sua efficacia possa essere efficace in altre patologie come la dipendenza da gioco d’azzardo e i disturbi della condotta alimentare.

Come viene svolto il trattamento TMS?

Il trattamento inizia con la valutazione dell’intensità da applicare durante le stimolazioni mediante la rilevazione della soglia motoria, cioè la massima intensità per cui la stimolazione dell’area motoria non provochi contrazione della muscolatura della mano controlaterale. Successivamente a seconda della patologia in essere il paziente sarà sottoposto a stimolazioni di durata e intervalli variabili. Le due principali modalità di stimolazione sono la stimolazione rapida con frequenze comprese tra i 5 e i 20 Hz e quella lenta con frequenze comprese tra 1 e 4 Hz.  Le aree stimolabili sono la dorsolaterale prefrontale (DLPFC) sinistra e destra, la orbitofrontale (OFC) sinistra, la supplementare motoria (SMA). Le sedute di TMS si svolgono per un tempo non superiore ai 30 minuti ed il ciclo di terapia si compone di sedute quotidiane in numero compreso tra 10 e 20, sempre in base alla patologia da cui è affetto il paziente.

Esistono rischi o effetti indesiderati?

Nel corso del trattamento con TMS sono stati riscontrati saltuariamente i seguenti effetti indesiderati di lieve entità: fastidio o modico dolore nella regione stimolata al termine della stimolazione, cefalea, tinnito o diminuzione dell’udito (evitabili tramite l’uso di tappi per le orecchie). Si sono verificati rari episodi di crisi convulsive ma sempre in seguito a trattamenti di intensità molto maggiore di quelli utilizzati per patologie psichiatriche. In ogni caso, anche al fine di scongiurare questo pericolo la TMS è controindicata per chi soffre di malattia epilettica e malattie cerebrali organiche. Inoltre la stimolazione può provocare surriscaldamento di eventuali protesi metalliche non removibili e non compatibili con Risonanza Magnetica e di devices elettromedicali impiantati come pacemaker e microinfusori di farmaci; per cui se il paziente ne è provvisto, la TMS è controindicata.

Prof. Enrico Smeraldi
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