Stipsi: cos’è e chi ne soffre davvero

Autore: Prof. Giovanni Cammarota
Pubblicato: | Aggiornato: 15/07/2018
Editor: Top Doctors®

La stipsi comporta fastidi e problemi di varia natura nell’evacuazione. Le conseguenze possono essere anche molto serie: bisogna quindi sapere come affrontare questo disturbo. Ne parla il Prof. Giovanni Cammarota, esperto in Gastroenterologia a Roma

Cos’è la stipsi?

La stipsi (altrimenti chiamata stitichezza) è un disturbo che comporta difficoltà o ritardi nella defecazione. Espellere le feci, in tutto o in parte, diventa difficoltoso, e il paziente sperimenta dolori addominali o diffusi. Tale sintomatologia può anche dare luogo a coliche, flatulenze, meteorismo, feci secche e dure o una sensazione di evacuazione incompleta.

La stipsi può essere:

  • Primitiva (o primaria, o idiopatica): si tratta in questo caso di una patologia che non è associata ad altre malattie, e la cui causa è incerta. Si tratta quindi di una patologia “funzionale” che affetta la mobilità intestinale, senza ragioni esterne individuabili;
  • Secondaria: in questo caso, la stipsi è uno dei sintomi di altre patologie; queste possono essere malattie organiche dell’intestino che bloccano fisicamente il passaggio delle feci, o disturbi funzionali quali la stitichezza cronica a transito lento o l’atonia coli. Ovviamente, la terapia dipende dalla malattia principale di cui la stitichezza è un sintomo.

Una delle possibili cause della stipsi può essere l’assunzione di:

  • Farmaci oppioidi;
  • Farmaci antidepressivi;
  • Farmaci contro l’epilessia;
  • Farmaci per il trattamento del morbo di Parkinson.

Quando occorre rivolgersi a uno specialista?

Secondo gli esperti, i pazienti che possono essere definiti stitici sono quelli che evacuano meno di 3 volte la settimana.

Secondo alcune stime, quasi il 60% dei pazienti che pensano di soffrire di stipsi in realtà hanno una frequenza di evacuazione anche maggiore rispetto alla norma (una volta al giorno): molti di essi accusano i sintomi di una stitichezza fisiologica quando invece si tratta di un malessere soggettivo e passeggero.

È opportuno invece rivolgersi a un medico quando si sperimentano con una certa frequenza disturbi intestinali ed evacuazioni insufficienti.

Quali sono le complicanze della stitichezza?

La stipsi cronica può comportare una serie di disturbi che possono con il tempo diventare anche gravi. Di seguito una lista delle complicanze più comuni per chi soffre di stipsi:

  • Dolore addominale continuo;
  • Ostruzione intestinale;
  • Emorroidi: spesso si presentano a causa della difficoltà nell’evacuare; la consistenza eccessiva delle feci spinge infatti a sforzarsi durante l’atto della defecazione, fino a causare l’infiammazione delle strutture vascolari dell’ano;
  • Megacolon: la stitichezza cronica può causare una dilatazione e una distensione del colon, che diventa ipertrofico;
  • Rischio di sviluppare un tumore al colon-retto.

Qual è la terapia più adatta?

I metodi più indicati per combattere la stipsi sono i seguenti:

  • Alimentazione adatta: è necessario prediligere cibi ricchi di fibre, quali verdura (sia cruda che cotta), cereali, crusca, pane con farina integrale;
  • Bere molti liquidi (preferibilmente acqua): è consigliato bere almeno 2 litri d’acqua al giorno; può essere utile iniziare con un bicchiere di acqua calda appena svegli;
  • Svolgere attività fisica: il movimento facilita la mobilità intestinale.

I lassativi sono indicati?

Esistono diversi tipi di farmaci lassativi, ma è opportuno discuterne con il proprio medico prima di farne uso: dovrebbero infatti sempre essere utilizzati con cautela, anche nel caso si tratti di semplici supposte o microclismi (anche per quanto riguarda quelli a base di glicerina). Questi farmaci provocano assuefazione: l’intestino si abitua al loro utilizzo, diventando sempre più pigro.

La priorità deve essere quella di indurre una regolarità naturale nelle evacuazioni. Idealmente bisognerebbe cercare di evacuare ogni giorno alla stessa ora. Nei casi in cui i lassativi siano necessari, si possono abbinare a una dieta ricca di fibre e alla pratica regolare di attività fisica.

Prof. Giovanni Cammarota
Gastroenterologia

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