Soluzioni Digitali

TAVI: il trattamento percutaneo della valvulopatia aortica

La TAVI è un trattamento che consente di intervenire sulla valvola aortica senza ricorrere alla chirurgia convenzionale. L’esperto in Cardiochirurgia spiega quando è necessaria e perché

Cosa è la TAVI e quando è necessaria?

Il trattamento TAVI è una tecnica atta all’intervento diretto sulla valvola aortica senza l’apertura del torace, o altri trattamenti cuore rosso disegnatochirurgici particolarmente invasivi. È dunque possibile accedere al cuore, dall’inguine, attraverso l’arteria femorale, o tramite un piccolo taglio laterale al torace, attraverso l’apice cardiaco. La TAVI è maggiormente indicata per i pazienti meno giovani, e/o per scongiurare un intervento chirurgico convenzionale laddove esisterebbero particolari rischi in termini di traumi e ricadute.

Potrebbe parlarci delle differenze nei metodi di accesso al cuore?

Esistono due tipologie di TAVI. La prima, la TAVI transapicale, viene utilizzata dai cardiochirurghi quando sono presenti malattie ostruttive delle arterie periferiche. Con il medesimo approccio, vengono trattate anche le protesi biologiche degenerate, aortiche e mitraliche. Questa tecnica è indicata anche per la sostituzione di valvole mitraliche che, come sappiamo, va fatta dopo circa 15 anni dall’installazione. La TAVI transfemorale, invece, si usa mei casi di stenosi o di insufficienza aortica e permette di operare anche tutti quei pazienti per cui un’operazione chirurgica tradizionale comporterebbe un rischio elevato. Attraverso un'arteria femorale (non è necessaria un’anestesia totale) viene inserita una protesi preformata (via catetere) che si sostituisce alla valvola nativa garantendo un’invasività minore e una riabilitazione migliore.

Quali sono i vantaggi o gli svantaggi rispetto alla chirurgia tradizionale?

I vantaggi nell’utilizzare la TAVI sono: si ha una ripresa in meno tempo, si hanno piccole ferite chirurgiche (meno invasive), l’intervento si effettua in anestesia locale. Nonostante siamo in grado di assicurare i migliori standard in termini di disciplina e, oggi, si hanno ottimi riscontri in termini statistici, la TAVI è una tecnica “in divenire” le cui controindicazioni sono legate alla sua storia recente ma, con il tempo, sia i materiali utilizzati che la tecnica stessa miglioreranno. L’intervento chirurgico tradizionale, invece, prevede una ripresa completa dopo circa 2 mesi e comporta: un rischio di ictus minore rispetto alla TAVI, maggiori probabilità di utilizzo del pacemaker, rischi operatori di varia natura (insufficienza cardiaca, renale e respiratoria, sanguinamento, deiscenza delle ferite, infezioni varie, e aritmie. Tuttavia garantisce un esito positivo dal punto di vista clinico.

I rischi sono uguali nell’uomo e nella donna?

Nonostante il tasso di mortalità intraospedaliera sia quasi identico, è stato riscontrato che le donne hanno maggiori complicanze nel punto di accesso (con sanguinamenti maggiori). Nelle donne anziane, ad esempio, si hanno spesso disturbi della coagulazione ma, in compenso, hanno una minore incidenza di insufficienza paraprotesica dovuta ad un anulus aortico di dimensioni più ridotte. In ogni caso, a parità di condizioni, le donne hanno un tasso di sopravvivenza maggiore.