Trapianto di midollo: il ruolo del donatore

Autore: Dott. Fabio Benedetti
Pubblicato: | Aggiornato: 14/11/2018
Editor: Antonietta Rizzotti

Il trapianto di midollo osseo è una procedura molto complessa che generalmente si esegue attraverso dei donatori volontari. Il Dott. Fabio Benedetti, esperto in Ematologia a Verona, ci parla di compatibilità e di moldalità di prelievo del midollo osseo.

L’importanza di essere donatore di midollo osseo

Il requisito più importante per effettuare un trapianto di cellule staminali allogeniche è quello di avere un donatore. Il donatore di cellule allogeniche viene cercato in primo luogo tra i familiari, fratelli o sorelle. La probabilità di trovare un donatore è del 25% per ogni fratello. Dal punto di vista statistico la probabilità dipende dal numero dei fratelli e, con il tasso di natalità attuale, non supera complessivamente il 30-35%. La maggior parte dei trapianti vengono peraltro effettuati utilizzando donatori volontari, persone che vengono tipizzate per l’HLA, il sistema di compatibilità più importante dell’uomo, e restano a disposizione dei centri di trapianto di tutto il mondo, nel caso ci sia un paziente candidabile privo di donatori familiari.

I registri dei vari paesi occidentali, più di 70 in 50 paesi, gestiscono al momento più di 30 milioni di potenziali donatori. Con questa organizzazione è possibile offrire un donatore ad almeno il 70-80% dei pazienti candidabili.

Come si preleva il midollo del donatore?

Per il donatore, una volta effettuati tutti i test di idoneità, il prelievo può avvenire in due modi:

  • Prelievo di cellule midollari, in sala operatoria con il donatore sottoposto ad anestesia generale, che richiede 30-40 minuti di intervento, che si risolve con la dimissione in serata del donatore stesso, senza particolari problemi nei giorni successivi. Sono richiesti 2-3 giorni di riposo;
  • Prelievo di cellule staminali da sangue periferico, senza bisogno di ricovero, utilizzando apparecchiature da aferesi disponibili presso i centri trasfusionali. La procedura aferetica necessita di una preparazione con fattore di crescita somministrato a domicilio per 4-5 giorni prima della raccolta. Di solito non presenta complicanze o effetti collaterali, per cui una volta effettuata, il donatore torna in 1-2 giorni ad effettuare le sue attività quotidiane senza particolare sequele.

In entrambi i casi i rischi per il donatore sono molto bassi, i disagi dipendono dalla tipologia della donazione.

La donazione da parte di un familiare compatibile parzialmente è possibile?

Esiste la possibilità da alcuni anni di effettuare un trapianto parzialmente compatibile utilizzando di solito familiari che condividono con il paziente solo il 50% dei loci dell’HLA (donatori compatibili al 50% o aploidentici). Ci sono varie modalità per effettuare questo tipo di trapianto, che è molto applicato in Italia e in altre parti del mondo con risultati molto buoni e per molti aspetti del tutto pargonabili a quanto ottenuto con altri tipi di donatori.

Infine non va dimenticato che la procedura di trapianto è alquanto complessa e non priva di rischi. La mortalità da trapianto dipende dalle complicanze, dalle recidive, dai problemi immunitari che possono insorgere in modo acuto a ridosso del trapianto stesso o a distanza di mesi o anni. Difficile fare una previsione, ma la mortalità non è banale, dipende da molti fattori come età, patologie concomitanti, diagnosi, stato della malattia, tipo di donatore, e varia da poche unità fino ad arrivare al 20-30% a 100 giorni dal trapianto.

Quali sono le fasi del trattamento di trapianto di midollo?

Il trapianto richiede un ricovero di almeno 3-4 settimane, periodo in cui il paziente viene dapprima trattato con chemioterapici (prima settimana) e riceve le cellule staminali del donatore, cui seguono 2-3 settimane necessarie per l’attecchimento. Per un trapianto autologo il periodo di degenza è abbastanza facilmente prevedibile: 11-12 giorni dopo l’infusione delle cellule il paziente viene dimesso.

Per il trapianto allogenico, la degenza è molto più soggetta a variazioni. Mediamente il paziente resta ricoverato 3-4 settimane. I rischi e le complicazioni dopo trapianto allogenico sono molto più frequanti. Si tratta di un vero trapianto di organo che viene effettuato con cellule sane di donatore, il che comporta una serie di possibili complicanze immunologiche che sono del tutto assenti nel trapianto autologo.

Dott. Fabio Benedetti
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