Soluzioni Digitali

Piede diabetico: trattamenti vascolari e chirurgici per salvare l’arto

Il piede diabetico è una complicanza grave del diabete mellito, causata dalla combinazione di neuropatia e arteriopatia periferica. Quando la circolazione sanguigna si riduce e i tessuti non ricevono ossigeno a sufficienza, anche una piccola ferita può trasformarsi in un’ulcera cronica difficile da guarire. 

Oggi, grazie ai progressi della chirurgia vascolare e delle tecniche endovascolari mini-invasive, è possibile ripristinare il flusso arterioso, favorire la guarigione delle lesioni e evitare amputazioni 

Obiettivo del trattamento: salvare il piede e la qualità di vita 

La cura del piede diabetico richiede un approccio multidisciplinare, in cui il chirurgo vascolare svolge un ruolo centrale. 

L’obiettivo è riaprire i vasi occlusi, migliorare la perfusione dei tessuti e permettere la guarigione spontanea delle ferite. Ogni intervento viene personalizzato in base all’estensione dell’ischemia e allo stato delle arterie. 

1. Trattamenti endovascolari: tecniche mini-invasive 

I trattamenti endovascolari rappresentano oggi la prima scelta nella maggior parte dei casi di piede diabetico ischemico. 

Attraverso una piccola puntura all’inguine o alla gamba, il chirurgo introduce cateteri e guide all’interno dei vasi per rimuovere o superare le occlusioni arteriose. 


Le tecniche più utilizzate sono: 

  • Angioplastica con palloncino (PTA): dilatazione delle arterie ristrette per ripristinare il flusso. 
  • Posizionamento di stent: mantenimento del lume arterioso aperto nei tratti più compromessi. 
  • Aterectomia: rimozione meccanica della placca aterosclerotica. 


Queste procedure, eseguite in anestesia locale e con ricovero breve, permettono un rapido recupero e una minore incidenza di complicanze rispetto alla chirurgia tradizionale. 

2. Chirurgia open: bypass arteriosi periferici 

Quando le arterie sono troppo danneggiate per un approccio endovascolare, si ricorre alla chirurgia open di rivascolarizzazione. 

Il chirurgo realizza un bypass arterioso, ovvero una deviazione del flusso sanguigno che “bypassa” il tratto ostruito. 


Il condotto può essere: 

  • una vena del paziente (autologo), 
  • oppure un innesto biologico o sintetico (bioprotesi o omograft). 


Questa tecnica resta la più efficace nei casi avanzati di ischemia critica e consente di salvare l’arto in una percentuale elevata di pazienti. 

3. Trattamento delle ulcere e delle infezioni 

Parallelamente alla rivascolarizzazione, è fondamentale curare le ulcere diabetiche e prevenire la diffusione dell’infezione. 


Le opzioni includono: 

  • Debridement chirurgico, ovvero la rimozione del tessuto necrotico per favorire la rigenerazione; 
  • Medicazioni avanzate con sostanze bioattive e fattori di crescita; 
  • Terapie rigenerative (innesti dermici, PRP – plasma ricco di piastrine); 
  • Ossigenoterapia iperbarica, utile nei casi con scarsa ossigenazione tissutale. 


In presenza di infezioni gravi, può essere necessario associare una terapia antibiotica mirata e un intervento di chirurgia ricostruttiva per ripristinare la morfologia del piede. 

4. Follow-up e prevenzione delle recidive 

Dopo l’intervento, il paziente deve seguire controlli periodici con il chirurgo vascolare, mantenere la glicemia sotto controllo e utilizzare calzature protettive. 

Un’adeguata educazione sanitaria e un monitoraggio costante consentono di prevenire nuove ulcere e preservare i risultati ottenuti.