Tendinite calcifica della cuffia dei rotatori: trattamento artroscopico
La tendinite calcifica della spalla può compromettere in modo importante la mobilità e la qualità della vita, e quando le terapie conservative non funzionano, si può ricorrere a un intervento mirato, poco invasivo ed efficace. Ce ne parla il Dott. Claudio Ascani, Ortopedico a Roma.
Cos’è la tendinite calcifica?
La tendinite calcifica, o calcificazione tendinea, si caratterizza per l’accumulo di depositi di fosfato di calcio nei tendini della cuffia dei rotatori, prevalentemente nel sovraspinato, situati 1–2 cm dall’inserzione omerale. Il problema evolve attraverso tre fasi: pre-calcifica, calcifica (formazione e stasi del deposito) e post-calcifica (riassorbimento, spesso doloroso).
Indicazioni all’intervento artroscopico
Pur essendo possibile la risoluzione spontanea o con trattamento conservativo, quando il dolore è persistente e limitante nonostante FANS, fisioterapia, onde d’urto o lavaggio ecoguidato, può esserci indicazione al trattamento artroscopico.
Procedura artroscopica: step‑by‑step
Secondo la descrizione del video e della letteratura:
- Posizionamento e anestesia: il paziente è in decubito laterale con anestesia generale e ipotensione controllata.
- Accessi artroscopici: canali posteriori, anteriori e laterali per ispezione gleno-omerale e spazio subacromiale.
- Ispezione della cuffia: si identificano aree di calcificazione e neovascolarizzazione, anche mediante palpazione con sonda.
- Foratura della lesione: si inserisce un ago (tipicamente calibro 14) per aprire la calcificazione e facilitare l’estrazione.
- Debridement e aspirazione: evacuati i depositi (spesso in forma pastosa), si asporta con strumenti, lasciando sotto vuoto lo spazio subacromiale.
- Riparazione eventuale della cuffia: se la rimozione genera cavità tendinea o si riscontrano lesioni > 5 mm, si procede alla sutura, mentre piccole lacerazioni spesso non richiedono riparazione.
- Controllo finale: ispezione sotto tutte le rotazioni della spalla, per verificare l’assenza di residui.
Vantaggi e risultati
Questa tecnica, rispetto alla chirurgia aperta o alla decompressione subacromiale aggiuntiva, offre buoni risultati funzionali con elevata soddisfazione post‑operatoria e rapido sollievo dal sintomo principale, il dolore. Viene considerata efficace nella rimozione mirata del calcio lasciando intatto il resto della cuffia.
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Post‑operatorio e recupero
Dopo l’intervento non è necessaria immobilizzazione prolungata: si avvia precoce mobilizzazione passiva attiva assistita. Progressivamente, si introducono esercizi di rinforzo mirati (isometrici, poi concentrici e propriocettivi), seguendo un protocollo di recupero personalizzato che incentiva il ritorno a gesti quotidiani senza traumi.


