Tumore al cervello: le ultime novità in campo chirurgico

Autore: Prof. Antonino Raco
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Editor: Top Doctors®

In Italia negli ultimi anni si sono registrati notevoli passi avanti nell’ambito della diagnosi precoce e delle terapie del tumore al cervello. Ciò è possibile grazie all’offerta qualitativa della sanità italiana, sia dal punto di vista della strumentazione all’avanguardia che per quanto riguarda la preparazione degli specialisti del settore. Il Prof. Antonino Raco, esperto in Neurochirurgia a Roma, illustra quali sono i tumori al cervello più riscontrati, quando è necessario rivolgersi al chirurgo e l’importanza di affidarsi a specialisti di prim’ordine

Quali sono i tumori al cervello più riscontrati?

I tumori al cervello sono un’entità estremamente eterogenea. Presentano diversi gradi di aggressività, originano da diversi tessuti, hanno differenti localizzazioni all’interno del cranio. Si dividono in tumori propri del cervello, detti “primitivi” cerebrali, e tumori “secondari” ovvero metastatici tumori che partono in altri organi per poi disseminarsi a livello cerebrale. Tra i “primitivi” il più frequentemente riscontrato purtroppo è una neoplasia altamente aggressiva, il glioblastoma, nel trattamento del quale abbiamo fatto enormi progressi negli ultimi decenni. Altri tumori primitivi cerebrali sono i gliomi “di basso grado”, ovvero tumori che, a fronte di un carattere aggressivo, infiltrativo rispetto al cervello sano, hanno un ritmo di crescita decisamente più lento rispetto a quello del glioblastoma, ed una procedura chirurgica ben eseguita, con un asportazione completa in alcuni casi può determinare la guarigione, mentre in altri può ritardare notevolmente il tempo dell’eventuale recidiva. 
Tutt’altro è il discorso per quanto riguarda i tumori delle meningi, il rivestimento del cervello: questi tumori, detti “meningiomi”, infatti sono nell’assoluta maggior parte dei casi tumori benigni che riconoscono come unica terapia l’intervento chirurgico; per quanto a volte possono coinvolgere strutture nervose e vascolari vitali, e quindi comportare un intervento chirurgico durevole e complesso, la chirurgia costituisce la soluzione oncologica della patologia.
I tumori cerebrali “secondari”, le metastasi, risultano una complicanza della patologia neoplastica di base, del tumore primario, appunto. L’encefalo è una tipica sede di metastasi per i tumori del polmone, della mammella e del rene.

 

Qual è il valore della chirurgia nei tumori al cervello?

Per rispondere è necessaria una breve premessa. I tumori cerebrali danno segno della loro presenza essenzialmente attraverso i sintomi che causano, in tre diversi modi: attraverso i deficit neurologici, come i disturbi del movimento, i disturbi della parola o della funzione visiva causati dalla compressione o dall’infiltrazione delle strutture nervose circostanti al tumore stesso; attraverso crisi epilettiche causate dall’irritazione che il tumore crea sul cervello sano circostante, attraverso il sanguinamento (l’emorragia cerebrale) e, nei casi più avanzati, attraverso l’aumento della pressione nella scatola cranica causato dalla presenza del tumore stesso: in questo caso il paziente manifesterà un disturbo di vigilanza, ovvero il paziente svilupperà uno stato di “coma”. 
In questo senso la chirurgia ha un impatto enorme sulla qualità di vita dei pazienti affetti da tumore cerebrale, per il fatto che, l’asportazione del tumore determina, nella assoluta maggioranza dei casi, una decompressione delle strutture nervose dislocate dal tumore e la risoluzione della sintomatologia neurologica. Nel caso di tumori aggressivi, come già dimostrato ampiamente dalla letteratura specifica, la chirurgia offre un indiscutibile vantaggio prognostico per quanto riguarda la sopravvivenza, aumentando quello che viene definito “intervallo libero dalla malattia”.

 

Tumore al cervello: quando è necessario intervenire per via chirurgica?

Il tumore cerebrale va rimosso quando causa sintomi neurologici invalidanti o quando le immagini degli studi radiologici preoperatori indicano che il tumore è aggressivo, e causerà, nella sua rapida crescita, la morte o la grave invalidità del paziente. In Neurochirurgia dividiamo le strutture anatomiche cerebrali in “eloquenti” e “silenti”: negli ultimi decenni sono stati fatti enormi progressi nella conoscenza dell’anatomia e della fisiologia cerebrale e nella conoscenza degli approcci chirurgici alle aree del cervello e della base cranica che un tempo erano ritenute inaccessibili. Sono state aperte una notevole quantità di prospettive scientifiche e chirurgiche ed un numero molto più ampio di pazienti possono, al giorno d’oggi, giovarsi di interventi chirurgici in grado di risolvere il loro problema.

 

Quali passi avanti sono stati fatti nella strumentazione?

L’armamentario del Neurochirurgo negli ultimi decessi è andato incontro a dei miglioramenti notevoli a causa della continua evoluzione della tecnologia informatica e alla sua applicazione biomedica. Per esempio, al giorno d’oggi, abbiamo a disposizione per qualsiasi tumore cerebrale il neuronavigatore, uno strumento estremamente sofisticato che funziona in maniera simile al navigatore GPS per le autovetture: abbina le immagini degli studi radiologici preoperatori (la Risonanza Magnetica) a dei riferimenti che vengono “fissati” al cranio. Il neuronavigatore consente al chirurgo di avere un idea millimetricamente precisa della vicinanza di strutture nobili che devono essere rispettate. L’introduzione di questo strumento ha consentito di migliorare nettamente i risultati neurologici e l’impatto della chirurgia sulla qualità della vita postoperatoria dei pazienti che vanno incontro ad interventi di chirurgia cerebrale. L’introduzione dei moderni endoscopi ha favorito lo sviluppo di tecniche mini-invasive per l’approccio ad alcuni tumori della base cranica, tra i quali gli adenomi ipofisari; questi pazienti escono dalla sala operatoria senza bendaggi né ferite chirurgiche perché l’approccio chirurgico sfrutta l’anatomia delle cavità nasali. Il monitoraggio neurofisiologico intraoperatorio, che si realizza mediante la misurazione della conduzione nervosa dei fasci al livello periferico e centrale consente di avere un’idea precisa della funzione dei fasci nervosi “nobili” da preservare. Da ultimo, vorrei menzionare che, per quanto riguarda la Neurochirurgia oncologica, il fiore all’occhiello della tecnologia al livello mondiale è la Risonanza Magnetica Intraoperatoria, disponibile solo in pochi centri in tutto il pianeta. In Italia, l’unico centro che ne dispone è l’unità di Neurochirurgia da me diretta, all’Ospedale Universitario Sant’Andrea di Roma affiliato all’Università “La Sapienza”. La nostra sala operatoria, la BrainSuite è munita di un magnete ad alta definizione che consente di ripetere, durante l’intervento, una Risonanza Magnetica per escludere la presenza di residui di patologia. Il magnete attraverso il computer è connesso ad un neuronavigatore dedicato che consente di navigare delle immagini aggiornate in tempo reale. Qualora venga riscontrato alla Risonanza un residuo, la procedura di asportazione viene ripetuta fino al tumore completamente rimosso. 

 

Quanto vale l’esperienza del chirurgo nel trattamento dei tumori al cervello?

L’esperienza del chirurgo è fondamentale: una lunga e variegata esperienza permette infatti di assistere ad un costante ripetersi di problemi chirurgici e clinici e soluzioni che consolidano l’apprendimento e favoriscono il costante miglioramento dei risultati della chirurgia, tanto i risultati oncologici quanto i risultati neurologici e funzionali (e quindi sulla qualità di vita post-operatoria). L’esperienza del chirurgo non è tuttavia tutto: un direttore lungimirante sa infatti che un’equipe opportunamente formata e preparata in cui l’esperienza viene costantemente trasmessa consente di rilevare ogni problema di ordine clinico o chirurgico e attuare tutta la serie di condotte che portano alla pronta risoluzione del problema stesso. Nell’economia di una unità operativa chirurgica, questo, in molte circostanze, fa la differenza. 

 

Editor: Valerio Bellio

Prof. Antonino Raco
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