Tumore all’esofago: quando rivolgersi ad uno specialista?

Autore: Dott. Vittorio Albino
Pubblicato:
Editor: Marta Buonomano

Hai mai sentito parlare di tumore all’esofago? Il nostro esperto in Chirurgia Generale a Napoli, il Dott. Vittorio Albino, ci spiega a quali campanelli d’allarme dobbiamo prestare attenzione per individuare tempestivamente questa neoplasia

Che cos’è l’esofago?

ragazza che guarda il fotografoL’esofago è l’organo che trasporta gli alimenti e i liquidi che assumiamo dal cavo orale fino allo stomaco. L’esofago ha inizio quindi nel collo, dove si unisce alla faringe, e percorre l’intero torace fino poco sotto il diaframma, unendosi poi allo stomaco e formando la cosiddetta “regione del cardias”. Le pareti di quest’organo hanno uno spessore di circa 2-3 mm e sono composte da diversi strati, conosciuti con il nome di “mucosa” (strato più interno a contatto con i cibi ingeriti), “sottomucosa” e “strato muscolare” (strato più esterno). Quest’ultimo ha la funzione di spingere il cibo assunto verso lo stomaco attraverso contrazioni coordinate.

Tumore all’esofago: di cosa si tratta?

Il cancro all’esofago è una neoplasia che colpisce i tessuti di quest’organo, nella maggior parte dei casi la mucosa. I due principali tipi di tumore all’esofago sono l’adenocarcinoma ed il carcinoma a cellule squamose e tra i fattori di rischio che influiscono sull’insorgenza di questa patologia ricordiamo:

  • Fumo
  • Alcol (soprattutto in caso di carcinoma di tipo squamoso),
  • Obesità
  • Reflusso gastro-esofageo con conseguente esofago di Barrett (in caso di adenocarcinoma)

Quando bisogna rivolgersi ad uno specialista?

È fondamentale richiedere una visita con un medico di famiglia che, in caso, indirizzerà il paziente presso lo specialista più adatto in presenza di uno o più dei seguenti sintomi:

  • Problemi a deglutire, il campanello d’allarme più comune di questa malattia;
  • Feci nere, che stanno ad indicare un sanguinamento pregresso o in atto nelle alte vie digestive;
  • Senso di dolore durante il passaggio del cibo attraverso l’esofago;
  • Fastidio, sensazione di presenza di un corpo estraneo, e/o bruciore persistente dietro lo sterno;
  • Perdita di peso, inappetenza, senso di stanchezza;
  • Cambiamento del tono di voce.

Come si formula la diagnosi? 

Il primo esame a cui il paziente deve sottoporsi è generalmente l’esofagoscopia o esofagogastroduodenoscopia. La procedura, spesso eseguita in sedazione e in regime ambulatoriale, prevede l’inserimento di una piccola sonda flessibile attraverso il cavo orale fino al raggiungimento dell’esofago. Se viene riscontrato del tessuto anomalo, lo specialista ne asporterà un frammento in modo da poterlo esaminare in laboratorio (biopsia con esame istologico). Una volta confermato il sospetto di tumore all’esofago, il medico può prescrivere i seguenti esami:

  • uomo in giacca e cravattaRX del tubo digerente con mezzo di contrasto: in modo da localizzare il tumore e verificare in che modo questo ostacoli il passaggio del cibo;
  • TC di collo, torace e addome: per valutare l’estensione della neoplasia e la presenza di eventuali metastasi;
  • PET: la tomografia a emissione di positroni consente di localizzare con maggiore sicurezza la sede del tumore in caso di dubbi a seguito della TC;
  • Ecoendoscopia: utilizzata per analizzare la profondità della neoplasia all’interno delle pareti dell’esofago e l’eventuale espansione nei linfonodi locali e in strutture adiacenti come il pericardio, l’aorta o le pleure
  • Broncoscopia: eseguito al fine di individuare l’eventuale coinvolgimento della trachea o la presenza di altre neoplasie
  • Marcatori tumorali: analizzati a partire da degli esami del sangue, si tratta di parametri non sempre specifici e che possono non essere alterati anche in presenza della malattia.

Dott. Vittorio Albino
Chirurgia generale

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