Tumore alla prostata: curalo con la chirurgia robotica

Autore: Dott. Paolo Fedelini
Pubblicato:
Editor: Marta Buonomano

Il nostro esperto in Urologia a Napoli, il Dott. Paolo Fedelini, ci parla dell’intervento in chirurgia robotica per curare il tumore alla prostata, la neoplasia più frequente in termini di incidenza

Tumore alla prostata: com’è la situazione in Italia?

Il tumore alla prostata in Italia è la neoplasia più frequente come incidenza, non come mortalità: si stimano infatti circa 35.000 nuove diagnosi ogni anno (Fonte Aiom-Airtum). Si tratta di un tumore particolare, con gravità ed impatto clinico diverso sulla vita del paziente a seconda del tipo istologico. L’età rappresenta il maggiore fattore di rischio, essendo la maggior parte dei casi diagnosticati oltre i 60 anni. Altri fattori di rischio sono rappresentati da:

  • uomoAnamnesi familiare (padre, fratelli);
  • Etnia (maggiore negli afroamericani, bassa negli asiatici);
  • Dieta ricca di grassi animali o di carne;
  • Fattori genetici (mutazioni BRCA1 e BRCA2);
  • Fattori ormonali (elevati livelli di testosterone).

È possibile prevenirlo?

L’unico tipo di prevenzione è quella alimentare, con dieta ricca di frutta e verdura. Le indagini per un diagnosi precoce o screening (PSA) sono ancora oggetto di disputa sull’efficacia fra i vari gruppi di urologi.

Come si manifesta?

Nella maggior parte dei casi, oggi la diagnosi nasce dalla determinazione del PSA che induce l’effettuazione di esami più complessi che portano alla diagnosi, nell’ordine:

  • Visita urologica
  • Ecografia
  • RM multiparametrica
  • Biopsia prostatica

La stadiazione della malattia viene completata con l’uso della TAC, della Scintigrafia Ossea e, in alcuni casi, della PET.

Curare il tumore alla prostata con la chirurgia robotica

uomo in visita da un dottoreI vantaggi della chirurgia mini-invasiva-laparoscopia e robotica, in particolare, sono quelli di poter realizzare un intervento più preciso (grazie alla magnificazione delle immagini e alla precisione dei movimenti del chirurgo urologo) con minori perdite di sangue e, laddove possibile, risparmiando i nervi dell’erezione al fine di conservare l’attività sessuale. L’intervento viene praticato in anestesia generale, dura un tempo variabile da 1 ora e mezza a 3 ore (se deve essere associata anche la linfadenectomia e se si incontrano difficoltà imprevedibili). I risultati sono buoni, il paziente ha un più rapido recupero alla vita sociale e lavorativa. I rischi restano, anche se minimizzati (disfunzione erettile e un po’ meno l’incontinenza urinaria), soprattutto in quei casi in cui si deve praticare per motivi oncologici una chirurgia più estesa.

Dott. Paolo Fedelini
Urologia

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