Tumore del pancreas: l’esperto risponde ai dubbi dei pazienti

Autore: Dott. Roberto Girelli
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Editor: Marta Buonomano

Il Dott. Roberto Girelli, esperto in Chirurgia Generale a Verona, ci parla del tumore al pancreas e risponde ai dubbi più comuni dei pazienti su questa patologia

Che cos’è il tumore al pancreas?

Il tumore al pancreas è una neoplasia che, nel 2016, è stata riscontrata in circa 13.500 pazienti. Generalmente questo tumore insorge in soggetti tra i 60 e gli 80 anni ma, ultimamente, sta colpendo fasce sempre più giovani, privilegiando il sesso femminile. In Italia, il tasso di sopravvivenza complessiva a 5 anni è del 7% (contro il 4% europeo) ma, in caso di operazione, questa percentuale raggiunge il 25%. 

Quali sono i fattori di rischio?

I principali fattori di rischio di neoplasia pancreatica sono:

  • Familiarità, nel 10% dei casi;
  • Pancreatite cronica: i soggetti che soffrono di pancreatite cronica corrono un rischio 16 volte maggiore di contrarre un tumore al pancreas;
  • Diabete: oltre che fattore di rischio il diabete può essere un sintomo precoce di tumore. È stato infatti evidenziato che i pazienti che sviluppano un diabete improvviso al di sopra dei 50 anni senza avere familiarità, essere in sovrappeso o obesi, possiedono un rischio 8 volte maggiore di sviluppare entro i primi 6 mesi dall’inizio del diabete una neoplasia al pancreas rispetto al resto della popolazione;
  • Fumo: forse l’unico fattore di rischio ben documentato, che non è però esclusivo di questa neoplasia;
  • Fattori ambientati: secondo uno studio americano eseguito sulla popolazione giapponese, si è notato che chi è emigrato in America ha un rischio d’incidenza 4 volte più alto rispetto a chi che ha continuato a vivere in Giappone. Quindi, anche se non conosciamo con certezza la loro entità, risulta evidente che i fattori ambientali svolgano un ruolo fondamentale e con molta probabilità sono proprio i fattori ambientali che stanno aumentando l’incidenza di questa neoplasia nel corso degli anni

Cos’è il pancreas e a cosa serve?

Il pancreas è un organo situato dietro allo stomaco di una lunghezza variabile (15-20 cm a seconda del sesso e della costituzione del soggetto) e molto sottile (circa 1-2 cm di spessore). La sua funzione è duplice:

  • Esocrina: vale a dire di produrre sostanze (enzimi pancreatici che servono a frammentare i cibi in modo da renderli assorbibili) che vengono poi riversate all’interno del lume dell’intestino. Si può dire quindi che la funzione esocrina del pancreas è quella di favorire l’assorbimento dei cibi che assumiamo;
  • Endocrina: cioè di produrre ormoni, in particolare l’insulina (che regola la glicemia all’interno del sangue mantenendola più bassa) ed il glucagone (antagonista dell’insulina che serve invece ad aumentare il valore della glicemia). L’equilibrio di questi due ormoni consente di mantenere il valore della glicemia della normalità. Proprio per questo motivo il diabete può essere considerato una manifestazione clinica di tumore al pancreas, in quanto la presenza di questa neoplasia non altera solamente la funzione endocrina del pancreas provocando pancreatite ostruttiva, ma favorisce l’insulino-resistenza di quest’organo.

Anatomicamente, il pancreas può essere diviso in 3 parti: la testa, il corpo e la coda del pancreas. La testa è collegata con la prima parte dell’intestino (duodeno) ed al suo interno è situato il coledoco (via biliare), cioè quel canale che trasporta la bile dal fegato all’intestino. La testa del pancreas è l’area che viene più frequentemente colpita da neoplasia (70-75% dei casi).

Si può vivere senza pancreas?

Fino a 10 anni fa questa opzione era considerata incompatibile con la vita del paziente, non veniva infatti nemmeno presa in considerazione la possibilità di eseguire un’asportazione completa del pancreas. Oggi invece, questo intervento viene eseguito con relativa frequenza, vale a dire circa 20 casi l’anno di chirurgia pancreatica sono di resezione completa. Questo tipo di intervento però viene effettuato solamente in caso di tumore mucinoso intraduttale, mentre non è indicato per il “classico” carcinoma duttale pancreatico.

Perché il tumore al pancreas viene chiamato “killer silenzioso”?

La sintomatologia del tumore al pancreas è estremamente aspecifica. Vale a dire che presenta sintomi vaghi, spesso attribuibili ad altre patologie come dolore di stomaco, mal di schiena e calo ingiustificato di peso. Proprio a causa di questi sintomi così vaghi, molti pazienti (circa l’80%) giungono alla diagnosi tardivamente, quando ormai il tumore non è più operabile e la prognosi non è favorevole. Secondo i dati ISTAT del 2013, il tumore al pancreas rappresenta la quarta causa di morte per neoplasia in Italia, dopo il tumore al polmone, del colon ed il cancro mammario, con un numero di casi superiore agli 11.000. Inoltre, secondo degli studi internazionali, nel 2030 il tumore al pancreas sarà la seconda causa di morte dopo il tumore al polmone e questo è legato sia alla crescente incidenza del tumore, sia all’elevata mortalità di questa di neoplasia (ad un aumento d’incidenza corrisponde conseguentemente un aumento di mortalità).

Tumore borderline resectable e localmente avanzato: qual è la differenza?

Il tumore al pancreas può essere classificato in 4 stadi:

  • Stadio I: tumore resecabile che coinvolge i grossi vasi locoregionali (arteria e vena mesenterica, tripode celiaco);
  • Stadio II: tumore resecabile o borderline per coinvolgimento della vena mesenterica superiore o della porta, tecnicamente asportabile in modo radicale ma non è possibile sapere con certezza se si potrà eseguire un intervento radicale (è necessario ottenere il cosiddetto R0, vale a dire non lasciare nessun residuo di malattia, altrimenti la prognosi del paziente viene pesantemente influenzata);
  • Stadio III: tumore non resecabile per esteso coinvolgimento vascolare venoso o per coinvolgimento arterioso (tumore localmente avanzato);
  • Stadio IV: tumore non resecabile per presenza di metastasi. L’unica terapia possibile è la chemioterapia.

Il cosiddetto “borderline resectable” (che corrisponde a circa il 20-30% dei casi), si distingue dal tumore localmente avanzato in base all’estensione dell’interessamento della vena mesenterica: il coinvolgimento vascolare di un borderline resectable è infatti minore (meno esteso) rispetto a quello di un tumore localmente avanzato. Dal punto di vista clinico, il borderline resectable ha molte probabilità di diventare resecabile a seguito della chemioterapia, mentre in un tumore localmente avanzato questa probabilità è nettamente inferiore.

Dott. Roberto Girelli
Chirurgia generale

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