Tumore del retto: quali sono gli esami diagnostici per il paziente?

Autore: Dott. Carmine Antropoli
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Editor: Marta Buonomano

Il Dott. Carmine Antropoli, esperto in Chirurgia Generale a Napoli, ci spiega come riconoscere e curare il tumore del colon-retto

Che cos’è il tumore del retto

Il retto è una porzione dell’intestino che si colloca tra il colon sigmoideo e l’ano. In media, può avere una lunghezza variabile tra 12 e 15 cm. Una crescita incontrollata delle cellule che prendono parte all’architettura della mucosa di rivestimento del viscere è detta neoplasia o cancro del retto. Essendo il colon e il retto in contiguità come parti del sistema digerente, spesso, ci si riferisce al più ampio gruppo con il termine cancro del colon-retto (CCR).

Com’è la situazione in Italia?

ragazza seduta di spalleSecondo stime recenti dell’AIRTum (Associazione Italiana Registri Tumori) pubblicate nel 2019, in Italia sono stati diagnosticati circa 52.000 nuovi casi di cancri del colon-retto di cui 15.000 localizzati esclusivamente al retto. In Italia questo tumore è in assoluto il più frequente, rappresentando la terza neoplasia più comune nel sesso maschile (dopo prostata e polmone) e la seconda in quello femminile (dopo la mammella). Due terzi di tutti i tumori del colon-retto sono detti sporadici poiché, non ascrivibili a ereditarietà o familiarità. Nello specifico per il cancro del retto si possono identificare fattori di rischio:

  • Ambientali/comportamentali: un elevato indice di massa corporea, sedentarietà, fumo;
  • Dietetici: eccessivo consumo di insaccati/carni rosse, alcol e un ridotto introito di verdura e frutta fresca;
  • Patologie predisponenti come il diabete e/o la sindrome metabolica.

Malattie infiammatorie croniche intestinali come la rettocolite ulcerosa e il morbo di Crohn a localizzazione rettale sono fattori di rischio di sviluppo della neoplasia. Un 20-30% dei casi è associato a familiarità, in quanto la presenza di un tumore in parenti di primo grado dei pazienti hanno un maggiore rischio di sviluppare il cancro del retto, anche se ancora con cause genetiche non ben specificate.

Infine, esistono patologie ereditarie con alterazioni genetiche note come la sindrome di Linch e la Poliposi Familiare del Colon, che rappresentano un fattore di rischio di sviluppo della neoplasia.

A quali esami deve sottoporsi il paziente per formulare una corretta diagnosi?

I sintomi di questa neoplasia possono essere aspecifici come: debolezza, affaticamento, mancanza di appetito, perdita di peso, dolenzia addominale con crampi e meteorismo (produzione di eccessive quantità di gas intestinale). Altri sintomi possono essere: alterazioni della frequenza dell’alvo (diarrea o stipsi), sensazione di incompleto svuotamento dopo defecazione, sangue o muco nelle feci, feci nastriformi o anemia cronica. In presenza di questi sintomi o associazione di questi sintomi è sempre utile e consigliato consultare uno specialista, che provvederà a raccogliere la storia del paziente e ad eseguire un esame fisico. Importante è l’esame dell’esplorazione rettale con dito guantato che permette allo specialista di porre diagnosi di presenza di una eventuale lesione sanguinante o meno e di prescrivere ulteriori indagini. La diagnosi si basa su un esame pancolonscopico con raccolta di biopsie e sull’esecuzione di indagini diagnostiche come TC con mezzo di contrasto, Risonanza Magnetica, Eco-endoscopia e PET per completarne la stadiazione e definire al meglio il trattamento.

È possibile prevenire il tumore del retto?

Un appropriato screening colon-rettale volto all’identificazione e alla rimozione di lesioni precancerose è l’unico modo per prevenire questa patologia.

donna seduta su una poltronaIn Italia, lo screening Organizzato per il Cancro Colon-Rettale è un programma di intervento di Salute Pubblica sulla popolazione a rischio medio per età che si avvale della ricerca del sangue occulto nelle feci (RSOF) con test immunochimico ogni 2 anni tra i 50 e i 69 anni oppure con una rettosigmoidoscopia (RSS) una sola volta nella vita tra i 55 e i 64 anni. Tali indagini di provata efficacia sono importanti per ridurre la mortalità per CCR rispettivamente del 14% e 28%. La prevenzione si attua anche con consigli dietetici che incrementino l’apporto di frutta e verdura fresca e diminuiscano quello di carni rosse, cibi molto raffinati e vietino l’abuso di alcol e fumo.

Come viene scelta la terapia più idonea?

A seconda della localizzazione, della grandezza della lesione e della diffusione del tumore, la neoplasia viene stadiata ed in base all’età e alle comorbidità del paziente viene scelto il trattamento più idoneo. Il trattamento chirurgico è il caposaldo della terapia curativa per i tumori localizzati del retto. In aggiunta alla rimozione del tumore, l’asportazione del grasso perirettale e dei linfonodi è necessaria per minimizzare il rischio di lasciare qualche cellula tumorale nel paziente. Nelle condizioni di tumore localmente avanzato con linfonodi positivi per metastasi la chemioterapia e la radioterapia sono incluse nel trattamento per aumentare la possibilità di eliminazione delle cellule neoplastiche. Le strategie chirurgiche sono:

  • Escissione trans-anale: se il tumore è piccolo, localizzato alla sola mucosa e non invade in profondità i tessuti;
  • Chirurgia Mininvasiva: questa procedura chirurgica coinvolge il posizionamento di trocar sulla superficie addominale per permettere il passaggio di strumentazione chirurgica volta a eseguire una attenta dissezione del tumore dal tessuto sano circostante con asportazione del grasso perirettale e dei linfonodi attraverso approccio mininvasivo laparoscopico o robotico;
  • Resezione addomino-perineale: se il tumore è prossimo all’ano (entro 2 cm circa) e localmente avanzato con infiltrazione dei muscoli elevatori dell’ano può essere necessario un approccio più radicale che consiste nell’asportazione del tumore, dei linfondi, dell’ano e confezionamento di una colostomia terminale definitiva.

Dott. Carmine Antropoli
Chirurgia generale

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