Tumore della testa del pancreas: quali sono i vantaggi della chirurgia robotica?

Autore: Dott. Giovanni Butturini
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Editor: Marta Buonomano

La chirurgia del pancreas è considerata uno degli interventi addominali più complicati. Il Dott. Butturini, esperto in Chirurgia Generale a Verona e Responsabile della Chirurgia Pancreatica dell’Ospedale Pederzoli di Peschiera del Garda, ci parla della sua esperienza nella rimozione di un tumore della testa del pancreas mediante chirurgia robotica

 

La chirurgia del pancreas viene a ragione considerata la più difficile in ambito addominale per la natura stessa di questo delicato organo, una ghiandola soffice che raggruppa due componenti: la porzione esocrina che produce gli enzimi digestivi e la porzione endocrina che produce l’insulina ed altri ormoni. Quando viene asportata una parte dell’organo per la presenza di un tumore, il residuo frequentemente reagisce con un’infiammazione temibile detta pancreatite, che può causare la fistola pancreatica, emorragie e ascessi infetti. 

In cosa consiste l’intervento?

Nelle scorse settimane, abbiamo portato a termine due interventi di duodenocefalopancreasectomia con il Sistema Da Vinci, un robot chirurgico che si sta diffondendo anche nel nostro paese dopo il successo ottenuto negli Stati Uniti d’America. Questa operazione necessita altrimenti di un’apertura importante dell’addome per raggiungere il pancreas. Con il Da Vinci si riesce ad operare attraverso 5 piccole incisioni e bracci robotici che portano all’interno dell’addome gli strumenti chirurgici, la forbice, il porta-aghi e i coagulatori, per riprodurre in modo esatto i gesti della chirurgia aperta.

Quali vantaggi offrite ai pazienti?

I vantaggi sono gli stessi della chirurgia mini-invasiva: una ripresa più rapida delle proprie funzioni generali, come l’alimentarsi, l’attività intestinale e il benessere complessivo; una mobilizzazione più rapida e soprattutto un minor dolore post-operatorio. Inoltre si abbatte drasticamente la problematica delle ernie su incisione chirurgica, a volte sottostimata ma che rappresenta una realtà significativa, con un’incidenza del 20% dopo chirurgia addominale maggiore: si forma il noto laparocele che deve essere successivamente riparato con una nuova operazione, che non sempre è cosa semplice e rapida e che a volte può portare a gravi complicanze. Infine, la chirurgia robotica presenta vantaggi anche estetici e funzionali, date le ridotte dimensioni delle cicatrici e l’integrità della parete addominale.

In quali centri viene effettuata questo tipo di chirurgia robotica?

In Veneto siamo l’unico Centro ad offrire la duodenocefalopancreasectomia con tecnica robotica. Questo intervento è stato definito dagli Americani la “cadillac” della chirurgia addominale e la sua complessità sta nel fatto che da un lato la fase demolitiva raggiunge il “cuore” dell’addome, a contatto con le vene e le arterie che nutrono tutto l’intestino, il fegato e la milza; dall’altro, la fase ricostruttiva necessita di confezionare tre anastomosi con diversi organi, cuciture delicate che possono causare temibili complicanze nei giorni successivi all’intervento. Nel nostro centro si è formata un’equipe affiatata composta dai miei collaboratori e dallo staff della sala operatoria che ci ha sostenuto con entusiasmo e grande competenza professionale e che colgo qui l’occasione di ringraziare immensamente!

Attualmente operate tutti i pazienti con questa tecnica innovativa?

In realtà, secondo la mia esperienza, i casi che si prestano alla tecnica robotica sono intorno al 20% del totale. Bisogna selezionare con attenzione il paziente, perché altrimenti si rischia di operare senza la necessaria sicurezza, esponendolo ad un elevato rischio operatorio. Viceversa, per quanto riguarda la rimozione dei tumori della coda del pancreas, la tecnica robotica può essere la scelta migliore nell’80% dei casi. L’intervento si chiama spleno-pancreatectomia sinistra, ha una durata inferiore e certamente è meno complesso della “cadillac”!

Quali possono essere gli sviluppi futuri di questa tecnica?

Dobbiamo considerare che il robot è in sostanza un computer avanzato con un braccio operativo. Le innovazioni tecnologiche sono quindi continue, l’ultimo sistema operativo ad esempio mostra avanzamenti fondamentali rispetto a quello precedente di appena 5 anni fa. Si può immaginare per il futuro un ulteriore miglioramento degli strumenti chirurgici e la possibilità di ottenere il cosiddetto “feedback tattile” che attualmente non abbiamo. Significa che non riusciamo a percepire le forze che i bracci robotici applicano agli organi e questo è un limite che determina la particolare delicatezza dell’intervento robotico.

Esistono anche sistemi di navigazione per rendere più sicure le operazioni?

In senso lato diciamo di sì, ma è proprio questo uno dei settori più affascinanti per futuri sviluppi. Il robot può infatti essere considerato la migliore modalità di integrare con vari software le capacità dell’uomo-chirurgo, sempre a vantaggio di interventi più precisi e sicuri per il paziente. Mi piace dire che la tecnologia rende più umano il chirurgo! Non è un paradosso, se ci si pensa: il chirurgo tecnologico fa soffrire meno il suo paziente, rende più facile e rapido il decorso post-operatorio, rende migliore la vita successiva da molti punti di vista, compresa la soddisfazione personale. Una nostra paziente che è stata sottoposta a duodenocefalopancreasectomia alla fine di giugno mi ha detto con gli occhi pieni di gratitudine che lei era orgogliosa e onorata di essere stata operata con il robot.

Dott. Giovanni Butturini
Chirurgia generale

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