

Le fratture da compressione vertebrale sono frequenti soprattutto nei pazienti anziani affetti da osteoporosi. Possono provocare dolore intenso, limitazione funzionale e riduzione significativa della qualità di vita.
Quando la terapia conservativa con farmaci analgesici, busti ortopedici e riposo non risulta efficace, la vertebroplastica rappresenta una valida alternativa.
La procedura è indicata anche in presenza di lesioni vertebrali secondarie a tumori o metastasi, con l’obiettivo di stabilizzare la struttura ossea e prevenire ulteriori cedimenti.
La vertebroplastica viene eseguita in anestesia locale o sedazione. Attraverso un ago inserito per via percutanea sotto guida radiologica, viene iniettato all’interno della vertebra un cemento osseo speciale, generalmente polimetilmetacrilato, che si solidifica rapidamente stabilizzando la frattura.
L’intervento dura circa 30-60 minuti per vertebra e il paziente può spesso alzarsi già poche ore dopo la procedura. Il principale beneficio è la riduzione del dolore, che può essere significativa già nelle prime 24-48 ore. Inoltre, la stabilizzazione vertebrale aiuta a prevenire il peggioramento della deformità e favorisce un recupero più rapido della mobilità.
Come ogni procedura medica, anche la vertebroplastica comporta alcuni rischi, sebbene siano relativamente rari. Tra questi vi sono la fuoriuscita di cemento, infezioni o complicanze neurologiche. Una corretta selezione del paziente e l’esperienza dello specialista riducono sensibilmente tali evenienze.
Nel complesso, la vertebroplastica rappresenta oggi una soluzione sicura ed efficace per il trattamento del dolore vertebrale refrattario, consentendo un miglioramento significativo della qualità di vita, soprattutto nei pazienti fragili o con patologie oncologiche.