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Video del Prof. Alessandro Stefani

Prof. Stefani: "Cervelli da buttare" - Viaggio nelle malattie neurodegenerative


Descrizione:

<p>http://www.medicinaeinformazione.com/ https://www.facebook.com/MedicinaEInformazione Le malattie neurodegenerative come alcune forme di parkinsonismo o la Malattia di Alzheimer o altre demenze, che prevedono anche un progressivo declino cognitivo di chi ne &egrave; colpito, coinvolgono non solo il paziente ma anche tutta la sua famiglia che col passare del tempo deve imparare una nuova modalit&agrave; di espressione emotiva nei confronti di chi sta perdendo tutte le sue certezze. Le dinamiche familiari cambiano, i bisogni aumentano e il rapporto con il medico non pu&ograve; limitarsi alla valutazione attraverso test della funzione cognitiva residua o di altri parametri biologici ma deve estendersi alla cura del disagio psicologico, della crescente difficolt&agrave; di gestire i deficit cognitivi (stimolare o adeguarsi ai limiti?) per far s&igrave; che nel lungo percorso di malattia ci sia comunque spazio per la socialit&agrave; e per l&#39;affettivit&agrave;. E proprio di questi temi si occupa il Prof. Alessandro Stefani nel suo libro &quot;Cervelli da buttare - Un viaggio nelle malattie neurodegenrative&quot; attraverso quattro storie esemplari di famiglie colpite dalla malattia, famiglie che hanno creato con il loro medico (il Prof. Stefani &egrave; Responsabile del Centro Parkinson del Policlinico Tor Vergata di Roma) un rapporto di fiducia che li ha accompagnato nel progredire della malattia ma anche nella quotidianit&agrave; perch&egrave;, anche se ancora oggi non sono disponibili farmaci in grado di guarire dalle malattie neurodegenerative, esistono per&ograve; terapie in grado di rallentare l&#39;evoluzione della malattia e di controllare i sintomi come ci spiega il Professor Stefani nel nostro incontro e soprattutto esistono tutte quelle tecniche alternative che possono andare dall&#39;attivit&agrave; fisica all&#39;input sensoriale alla terapia occupazionale che messe tutte insieme realizzano un training per aiutare la plasticit&agrave; cerebrale residua. Senza mai dimenticare l&#39;importanza di evitare l&#39;isolamento in cui spesso un paziente tende a chiudersi perch&egrave; il contatto con gli altri, la socialit&agrave; e l&#39;affettivit&agrave; sono la rete emotiva indispensabile per affrontare ogni giorno malattie del genere.</p> :

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