Cosa dire della Professoressa Gremese? Alle volte è complicato dare giudizi scevri da condizionamenti legati alle vicende personali. Proverò a descrivere i fatti, prima di lasciare un’opinione personale, a mio avviso necessaria.
Mio padre, 73enne, ha iniziato ad avere dei dolori molto forti a livello di spalle e bacino nel mese di Giugno del 2023. Inizialmente si è rivolto ad un reumatologo vicino casa ma, sospettando una malattia reumatologica autoimmune, il nostro ortopedico di riferimento ci ha consigliato di rivolgerci ad un polo universitario che fosse anche un centro di ricerca.
Premetto che la mia famiglia risiede in provincia di Napoli.
Ad ogni modo ci è stato consigliato il policlinico universitario Gemelli, a Roma.
Pur essendo un po’ lontano da casa, i miei genitori hanno preferito rivolgersi al Gemelli ed hanno fissato appuntamento con la professoressa Elisa Gremese. Parliamo del mese di Ottobre del 2023.
Al termine della visita la professoressa ha, nella sostanza, confermato la diagnosi di polimialgia già riscontrata dal reumatologo vicino casa. Il costo della visita è stato 250 euro, mentre tra treni e taxi i miei genitori hanno speso circa mille euro (andando e tornando da Roma nella stessa giornata).
Al termine della visita ha dato una cura a mio padre e gli ha riferito di potersi rivolgere a Lei tramite mail. Era stata richiesta la possibilità di un comunicare tramite telefono o whatsapp ma era stata esclusa per, comprensibili, ragioni professionali.
Poche settimane dopo l’inizio della cura, che prevedeva una progressiva riduzione del cortisone, mio padre ha iniziato ad avere dolori evidentemente connessi alla sua polimialgia.
Mio padre ha quindi iniziato a scrivere mail all’indirizzo indicatogli dalla professoressa
[email protected] per chiedere come e se correggere la cura, senza purtroppo mai ricevere risposta.
Preoccupato dallo stato di salute di mio padre, il 24/11/2023 (a seguito di numerose mail inevase scritte da mio padre alla professoressa) io stesso ho provveduto a scrivere una mail alla professoressa, temendo qualche malfunzionamento nella mail di mio padre.
Dal 24/11/2023, ad oggi, 12/08/2024, non abbiamo mai ricevuto risposta.
Per quanto ovvio, nel frattempo, mio padre si è rivolto ad altri professionisti.
Nel frattempo ha avuto diversi effetti collaterali connessi ai farmaci che siamo riusciti a gestire e superare grazie all’intervento, pronto e solerte, di altri professionisti.
Ora, io credo che nessun medico dovrebbe rendersi irreperibile per un suo paziente.
Tuttavia nel caso di una professoressa specialista in Reumatologia ritengo assolutamente vergognoso rendersi completamente irreperibile dopo aver dato una cura che evidentemente necessita di correttivi in base alle risposte del paziente. Questo al di là del costo della visita che non sta a me giudicare. Quello che mi sento di giudicare è l’assoluta irreperibilità della professoressa. Il giudizio, ovviamente, è impietoso e consiglio vivamente a chiunque legga questo commento di non rivolgersi alla professoressa verso la quale preferisco tenere per me giudizi professionali, personali ed umani. L’unica cosa che mi sento di dire è che tutti siamo figli di padri e madri. Se mai dovesse leggere questo commento al suo “operato”, Lei, professoressa, come si sentirebbe se qualcuno si comportasse così, come si è comportata Lei, con un suo genitore?