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Ablazione transcatetere delle tachicardie nel bambino e nei pazienti con cardiopatia congenita: strategie, indicazioni e nuove tecnologie

Quando un bambino o un paziente con cardiopatia congenita (pediatrico o adulto) presenta episodi di tachicardia, è importante capire da dove nasce l’alterazione del ritmo e se necessita di un trattamento.

L’ablazione transcatetere consente di trattare le aritmie attraverso una procedura non chirurgica e mini-invasiva mirata

Che cos’è la tachicardia e quando può essere necessario trattarla? 

La tachicardia è un’accelerazione del battito cardiaco. Può comparire improvvisamente e durare pochi minuti oppure più a lungo. Alcuni bambini avvertono palpitazioni, debolezza, capogiri, difficoltà respiratoria o dolore toracico; nei bambini più piccoli i sintomi possono essere meno evidenti. 

Non tutte le tachicardie richiedono un’ablazione. La scelta dipende dal tipo di aritmia, dalla frequenza degli episodi, dai sintomi, dall’età e peso del bambino e dalla tipologia di cardiopatia sottostante.

Quando gli episodi sono ricorrenti o particolarmente problematici, il cardiologo può valutare se l’ablazione transcatetere sia la soluzione più appropriata.


Le raccomandazioni internazionali prevedono infatti l’ablazione in bambini selezionati con tachicardie ricorrenti o persistenti, soprattutto quando la terapia farmacologica non è efficace o non è ben tollerata. 

Come si svolge l’ablazione transcatetere? 

L’ablazione è una procedura mini-invasiva. Attraverso la puntura di un vaso sanguigno, generalmente la vena femorale all’inguine, vengono introdotti sottili cateteri che raggiungono il cuore. 


I cateteri permettono di studiare l’attività elettrica del cuore e individuare il punto responsabile della tachicardia. Una volta identificato, il medico può trattarlo utilizzando una fonte di energia, come la radiofrequenza, o, in alcuni casi, la crioablazione o l’elettroporazione. 


L’obiettivo è interrompere il meccanismo che provoca la tachicardia e permettere al cuore di tornare a mantenere un ritmo normale. La procedura viene pianificata tenendo conto dell’età, delle dimensioni del bambino e del tipo di aritmia. 

Perché la cardiopatia congenita richiede un approccio personalizzato? 

In presenza di una cardiopatia congenita, il cuore può avere un’anatomia particolare. Inoltre, alcuni pazienti hanno già affrontato uno o più interventi chirurgici. Queste caratteristiche possono modificare il percorso dell’impulso elettrico e favorire la comparsa di aritmie. 


La Dott.ssa Maria Elisabetta Mariucci ha approfondito direttamente questo tema nella pubblicazione Tachiaritmie nel paziente con cardiopatia congenita: diagnosi, presentazione clinica e trattamento, pubblicata nel 2023 sul Giornale Italiano di Cardiologia. Il lavoro affronta proprio la diagnosi e il trattamento delle tachiaritmie nei pazienti con cardiopatia congenita. 

Per questo, prima di procedere con un’ablazione, è importante conoscere non solo il tipo di tachicardia, ma anche la struttura del cuore, gli eventuali interventi già eseguiti e la storia clinica del paziente. 

Quali nuove tecnologie vengono utilizzate? 

Una delle tecnologie più importanti è il mappaggio elettroanatomico 3D. In parole semplici, mediante l’applicazione di adesivi sul torace del paziente, è possibile creare una mappa tridimensionale del cuore e di seguire l’attività elettrica al suo interno. 


Questa tecnologia può essere particolarmente utile quando il cuore presenta un’anatomia complessa. Permette infatti al cardiologo di avere una visione più precisa della zona da trattare e di pianificare l’ablazione in modo personalizzato. 


Anche le tecniche di ablazione stanno evolvendo. Tra le tecnologie più recenti c’è la pulsed field ablation (PFA), che utilizza impulsi elettrici per modificare il tessuto responsabile dell’aritmia. Viene utilizzata per l’ablazione della fibrillazione atriale, per il trattamento di aritmie vicino a strutture delicate (come le terminazioni nervose e l’esofago) e di aritmie più profonde e vicine alla superficie esterna del cuore.

Cosa devono sapere i genitori? 

Se un bambino presenta palpitazioni improvvise, battito molto rapido, capogiri, difficoltà respiratoria o perdita di coscienza, è importante parlarne con il pediatra o con il cardiologo, soprattutto quando è già presente una cardiopatia congenita. 


Il primo passo è capire quale tipo di tachicardia sia presente. Per questo possono essere necessari un elettrocardiogramma, un monitoraggio del ritmo cardiaco e, quando indicato, ulteriori esami cardiologici. 


L’ablazione non è automaticamente necessaria in presenza di una tachicardia. Quando viene presa in considerazione, la decisione viene valutata caso per caso, considerando età del bambino, tipo di aritmia, anatomia cardiaca, eventuali interventi precedenti e condizioni generali. 


Nel bambino e nei soggetti adulti con cardiopatia congenita, è importante rivolgersi a un’équipe con esperienza in cardiologia pediatrica ed elettrofisiologia per affrontare la procedura nel modo più sicuro ed efficace. 

Per approfondimenti clinici e consulenze personalizzate 🩺 Dott.ssa Elisabetta Mariucci