Alzheimer: l’importanza della diagnosi precoce per giocare d’anticipo

Autore: Prof. Maurizio Balestrino
Pubblicato:
Editor: Jennifer Verta

Anche se sempre più diffusa, la malattia di Alzheimer può però essere rallentata se diagnosticata per tempo. Ci parla di questa di questa insidiosa patologia il Dott. Maurizio Balestrino, esperto in Neurologia a Genova

Che cos’è la Malattia di Alzheimer?

La Malattia di Alzheimer è una malattia degenerativa del cervello. È rara prima dei 65 anni, in seguito la sua frequenza aumenta col progredire dell’età. Si ritiene che sia causata dall’accumulo nel cervello delle proteine beta-amiloide e tau, ma anche altri fattori causali sono stati ipotizzati. Di solito non è ereditaria, ma data la sua grande prevalenza non è raro avere in famiglia parenti che ne sono affetti.

Quali sono i sintomi del Morbo di Alzheimer?

I sintomi sono inizialmente insidiosi e consistono nella difficoltà di ricordare eventi recenti. A poco a poco il malato inizia a dimenticare appuntamenti, impegni presi, cose dette o udite. Si associano poi difficoltà a trovare le parole, facilità a perdere l’orientamento, incapacità a gestire operazioni quali fare la spesa, pagare le bollette e così via. A poco a poco iniziano a essere impediti i comuni compiti della vita quotidiana, tanto che il malato diventa incapace di curare la casa, la cucina o le finanze domestiche, così come prendere autobus o allontanarsi in luoghi poco familiari. Spesso compaiono anche sintomi cosiddetti “non cognitivi”, cioè turbe dell’affettività e del comportamento quali depressione, ostinate convinzioni irrazionali, aggressività immotivata e simili.

Quanto è importante il momento della diagnosi?

La diagnosi è molto importante in fase precoce, quando maggiori sono le possibilità di intervenire terapeuticamente, ed è legata da un lato all’osservazione dei sintomi da parte dei familiari e del neurologo, dall’altro ai test neuropsicologici che dimostrano una compromissione intellettiva eccessiva rispetto all’età. È importante distinguere la malattia di Alzheimer da cause curabili di demenza, quali l’idrocefalo normoteso.

In cosa consiste il trattamento della malattia di Alzheimer?

Non esistono a tutt’oggi terapie risolutive che curino definitivamente la malattia, tuttavia esistono farmaci e interventi di stimolazione cognitiva che sono in grado di rallentare l’evoluzione dei sintomi, allungando il periodo di tempo nel quale il soggetto può mantenersi autosufficiente e, ad esempio, continuare a vivere nel suo ambiente domestico. Oltre a ciò bisogna curare adeguatamente i sintomi “non cognitivi”, che degradano fortemente la qualità della vita sia del malato, sia dei conviventi. Ciò può avvenire sia diminuendo i fattori di ansia o confusione (minimizzando gli spostamenti, mantenendo il malato il più possibile nel suo ambiente, semplificando l’ambiente stesso, fornendo aiuti mnemonici quali calendari, note per ricordare gli impegni), sia usando con giudizio gli psicofarmaci appropriati (antidepressivi, neurolettici atipici, ecc.). È poco noto, ma importante che alcuni farmaci come gli anticolinergici possono peggiorare il quadro, e vanno quindi evitati. Infine, si devono curare eventuali malattie concomitanti (ad esempio il diabete), si deve garantire una dieta sana e adeguata (eventualmente usando anche integratori alimentari), e per quanto possibile si deve mantenere un buon livello di attività fisica (passeggiate, semplici esercizi ginnici, etc.). In questo modo si rallenterà l’evoluzione della malattia e si migliorerà la qualità di vita sia del malato che dei suoi conviventi.

Prof. Maurizio Balestrino
Neurologia

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