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Oggi oltre 9 aneurismi cerebrali su 10 si trattano senza aprire il cranio

ILa neurochirurgia a cielo aperto, che fino a qualche decennio fa rappresentava la strada quasi obbligata per curare un aneurisma cerebrale, oggi costituisce un'eccezione: la grande maggioranza dei casi — comprese le forme più complesse, come gli aneurismi di grandi dimensioni, fusiformi o con colletto molto largo — viene trattata per via endovascolare, attraverso un catetere inserito in un'arteria periferica, senza ricorrere alla craniotomia.

Il principio è semplice: lo stent viene posizionato lungo il tratto sano dell'arteria, davanti al colletto della sacca aneurismatica. La sua trama fitta rallenta progressivamente il flusso sanguigno che entra nell'aneurisma, favorendo la formazione di un coagulo stabile al suo interno, mentre il sangue continua a scorrere normalmente lungo il vaso principale, che nel tempo si ricostruisce.


Immagine: Il flow-diverter esclude l'aneurisma dal flusso sanguigno diretto senza aprire il cranio.

Dai dati della letteratura scientifica sulla carotide interna: lo studio multicentrico PREMIER

Lo studio multicentrico PREMIER, condotto su aneurismi di piccole e medie dimensioni della carotide interna, ha documentato a tre anni un esito angiografico favorevole nel 97,1% dei casi (occlusione completa o in fase avanzata di chiusura), con un tasso di eventi avversi maggiori del 2,8%.¹

Risultati coerenti emergono dallo studio PUFS su aneurismi complessi della carotide interna: a tre anni di follow-up, è stata osservata un'occlusione completa nel 93,4% dei casi, con un tasso di complicanze maggiori tardive del 2,6%.²

Non tutti gli aneurismi sono candidati a questo trattamento: la scelta tra flow-diverter, embolizzazione tradizionale o chirurgia dipende dalla forma, dalla sede e dal rapporto con i vasi collaterali e deve essere stabilita caso per caso, dopo un'attenta valutazione angiografica.

Un aspetto che spesso sorprende i pazienti riguarda il decorso post-procedurale: a differenza di interventi come le protesi articolari, che richiedono settimane di fisioterapia, il trattamento endovascolare dell'aneurisma della carotide interna prevede un'ospedalizzazione contenuta, generalmente di 3-4 giorni, e non richiede alcun percorso riabilitativo successivo. Il paziente può quindi riprendere progressivamente le normali attività quotidiane già dai primi giorni dopo la dimissione.

Quando consultare uno specialista: il Dott. Iacopo Valente - Neuroradiologo Interventista

Il Dott. Iacopo Valente opera presso il Policlinico Gemelli di Roma, ed esegue questi trattamenti con angiografo biplano di ultima generazione, che consente una visualizzazione tridimensionale del vaso con dosi di radiazioni ridotte rispetto ai sistemi tradizionali, un aspetto rilevante per procedure che richiedono una precisione millimetrica.

Come si svolge il trattamento endovascolare

La procedura viene eseguita in sala angiografica, generalmente in anestesia generale o sedazione, attraverso l'inserimento di un sottile catetere in un'arteria periferica, solitamente a livello dell'inguine o del polso. Il catetere viene guidato fino ai vasi cerebrali sotto controllo radiologico, permettendo di raggiungere con precisione l'aneurisma. Una volta posizionato il flow-diverter, il dispositivo rimane all'interno dell'arteria e modifica il flusso sanguigno, riducendo progressivamente quello diretto verso la sacca aneurismatica e favorendone l'esclusione dalla circolazione. La procedura non richiede quindi l'apertura del cranio e, nei mesi successivi, vengono effettuati controlli angiografici per verificare la progressiva chiusura dell'aneurisma.


Fonti

1. Hanel RA, Kallmes DF, Lopes DK, et al. Prospective study on embolization of intracranial aneurysms with the pipeline device (PREMIER study): 3-year results with the application of a flow diverter specific occlusion classification. J Neurointerv Surg. 2023;15(3):248-254. doi:10.1136/neurintsurg-2021-018501.

2. Becske T, Potts MB, Shapiro M, et al. Pipeline for uncoilable or failed aneurysms: 3-year follow-up results. J Neurosurg. 2017;127(1):81-88. doi:10.3171/2015.6.JNS15311.



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