Apnea notturna nei bambini e negli adulti: ecco perché non bisogna sottovalutarla!

Autore: Prof. Vincenzo Vincenti
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Editor: Marta Buonomano

Il nostro esperto in Otorinolaringoiatria a Parma, il Prof. Vincenzo Vincenti, ci spiega in che modo le apnee notturne possono influenzare la vita di chi ne soffre

Che cosa s’intende per apnea notturna?

uomo che dormeUn’apnea notturna è praticamente l’interruzione del respiro durante il sonno per svariati secondi, almeno 10 nell’adulto (durante il sonno c’è un meccanismo neuromuscolare che mantiene pervie le vie respiratorie e ci permette quindi respirare). L’apnea viene definita centrale quando è dovuta ad una instabilità del centro del respiro che non invia i messaggi adeguati ai muscoli respiratori. La forma più frequente è però l’apnea ostruttiva, legata invece ad un restringimento più o meno importante delle vie aeree superiori.

L’apnea fa parte di una serie di eventi respiratori che possono avvenire durante il sonno, che vanno dal semplice russamento passando per l’ipopnea e finire quindi all’apnea.

Nel momento in cui questi eventi respiratori si ripetono in maniera importante durante il sonno abbiamo la cosiddetta “Sindrome delle Apnee Ostruttive nel Sonno” (OSAS), patologia cronica con un’elevata prevalenza e importanti implicazioni sanitarie, economiche e sociali, ancora oggi sotto-diagnosticata e sotto trattata.

Sono molte le persone colpite da OSAS?

L’OSAS colpisce sia gli adulti che i bambini. L’incidenza negli adulti per quanto riguarda la popolazione italiana varia dal 4% nei normopesi al 40% nei soggetti in sovrappeso. Si calcola inoltre che due terzi dei soggetti con più di 65 anni abbiano più di 10 apnee per ora di sonno. Negli adulti colpisce più gli uomini delle donne.

Per quanto riguarda i bambini, non vi sono invece differenze di sesso: l’età più colpita è quella tra i 2 e i 6 anni e l’incidenza va dall’1 al 3%.

Quali sono le principali cause di apnea notturna nell’infanzia e nell’età adulta?

Iniziamo dai fattori di rischio. Fattori di rischio, per lo sviluppo dell’OSAS, sia nel bambino che nell’adulto sono: il sovrappeso, il reflusso gastro-esofageo o faringo-laringeo, alcune anomalie dello scheletro cranio-facciale, il fumo ed il sesso maschile.

Nei bambini la causa più frequente è l’ipertrofia, cioè un aumento di volume, delle adenoidi e delle tonsille. Le adenoidi si trovano nel rinofaringe, cioè nella parte più profonda del naso, mentre le tonsille palatine si trovano nel cavo orale ai lati della lingua. Pertanto, vista la loro posizione, quando queste strutture si ingrossano in maniera importante portano ad un restringimento delle vie aeree con conseguente sviluppo del russamento e possibili apnee.

D’altra parte, negli adulti l’ostruzione è spesso multilivello: vi può essere un’ostruzione a livello del naso, (es. una deviazione del setto o un’ipertrofia dei turbinati), il palato molle può essere basso, la base della lingua ipertrofica, ecc. È difficile che l’OSAS nell’adulto sia legata ad un’ostruzione in un solo punto.

 

 

Come influisce l’apnea notturna sulla vita di chi ne soffre e perché non bisogna sottovalutare questa condizione?

L’OSAS può avere molteplici ed importanti conseguenze sulla salute di chi ne soffre. In pratica, il soggetto affetto da OSAS è come se avesse dei continui risvegli e quindi interruzioni del sonno, il quale non svolge più la sua funzione di ristoro psico-fisico. L’apparato cardio-respiratorio si affatica, vi è uno stato di infiammazione continuo e si altera la produzione di tutta una serie di sostanze importanti per l’equilibrio metabolico del nostro organismo. Ne deriva che il soggetto con OSAS ha più possibilità di andare incontro a infarti e ictus, di sviluppare il diabete e di andare incontro ad incidenti stradali, soprattutto se per lavoro si viaggia spesso.

Per quanto riguarda i bambini, invece, le conseguenze sono: scarso accrescimento (perché mangiano poco), ridotta percezione di odori e sapori, alterata produzione dell’ormone della crescita, malocclusione, frequenti episodi di infiammazione delle vie aeree superiori e dell’orecchio medio, deficit dell’attenzione.

Come possiamo renderci conto di soffrire di apnea notturna e a quali campanelli d’allarme dobbiamo prestare attenzione?

bambina che dormeL’OSAS ha come campanelli d’allarme la sonnolenza diurna, stanchezza e mal di testa nell’adulto e nei bambini più grandi. Paradossalmente nei bambini più piccoli c’è invece l’iperattività, insieme a deficit dell’attenzione, scarso rendimento a scuola, irritabilità. Il bimbo di solito respira solo con la bocca (respiro orale) ed ha spesso una faccia particolare, la cosiddetta “facies adenoidea” (lunga e stretta). Può essere presente sudorazione notturna e enuresi.

L’adulto può riferire gasping o choking, risvegli improvvisi con la sensazione di fame d’aria o di soffocamento, bocca secca o mal di gola al risveglio.

Quali esami devono essere eseguiti per formulare la diagnosi?

Nell’adulto il gold standard per la diagnosi è la polisonnografia. In pratica, consiste nella registrazione di tutta una serie di parametri durante il sonno. È un esame che può essere fatto sia nella propria abitazione che in ospedale; è lo specialista che decide sulla base della storia clinica. Una volta stabilita la diagnosi di OSAS, solitamente vengono poi eseguite le consultazioni specialistiche per capire dove è l’ostruzione e quindi si parte della vista ORL per poi passare al maxillo-facciale o all’ortodonzista, il nutrizionista dove necessario e via dicendo.

Negli ultimi anni si è sviluppata inoltre l’endoscopia delle vie aeree durante il sonno indotto farmacologicamente.

Per quanto riguarda il bambino, di solito sono sufficienti la vista ORL e la pulsossimetria o la polisonnografia, se le prime due non sono dirimenti.

Dal punto di vista terapeutico, invece, quali sono i possibili trattamenti per l’apnea notturna?

Abbiamo a disposizione diverse armi per combattere l’OSAS, come l’utilizzo di dispostivi quali la CPAP, che altro non è che un apparecchio che manda l’ossigeno a pressione nelle vie aeree. Purtroppo, pur risolvendo la situazione nel 100% dei casi, è molto poco tollerata dai pazienti. Un’altra opzione è l’utilizzo dei cosiddetti “device orali”, applicati dagli ortodonzisti e che hanno in compito di allargare le vie respiratorie agendo sul contenitore.

Inoltre, esiste naturalmente una terapia farmacologica basata su anti-infiammatori e farmaci contro il reflusso e di fondamentale importanza sono la dieta, l’esercizio fisico e l’igiene orale.

Infine, c’è la chirurgia: esistono molteplici tipologie di interventi chirurgici a livello del naso, del palato, della lingua, delle tonsille, della mandibola che alla fine hanno come obiettivo quello di aumentare lo spazio per il passaggio dell’aria.

Prof. Vincenzo Vincenti
Otorinolaringoiatria

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