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Calcoli renali nei bambini: sintomi, cause, diagnosi e prevenzione

Cosa s’intende per calcolosi urinaria e quanto è diffusa nel bambino?

Per calcolosi urinaria s’intende la presenza di formazioni solide derivate dalla cristallizzazione di soluti nelle vie urinarie, cioè nelle cavità escretrici renali, ureteri, vescica o uretra, ma nel bambino più frequentemente nel rene (European Association of Urology [EAU], 2026).


In età pediatrica è una condizione meno frequente dell’adulto. Negli ultimi anni si è assistito a un aumento della diagnosi di casi di calcolosi, sia per una maggiore accuratezza diagnostica radiologica, sia per un aumento di condizioni metaboliche predisponenti o di obesità (EAU, 2026; Hu et al., 2025). La frequenza varia in base all’area geografica: alcune stime riportano una prevalenza della calcolosi urinaria in Europa intorno al 5-9% nella popolazione generale, mentre nel bambino la condizione resta più rara rispetto all’adulto (Zhang et al., 2025).

Quali sono le principali cause della formazione di calcoli renali ed esistono fattori di rischio predisponenti?

Le malformazioni delle vie urinarie e le infezioni urinarie favoriscono la formazione di calcoli, ma questi fattori sono meno frequenti nei Paesi occidentali. Altri fattori di rischio sono la nascita pretermine, malattie croniche intestinali, farmaci, alterazioni metaboliche, la più frequente rappresentata dall’ipercalciuria, cioè eccessiva eliminazione urinaria di calcio (EAU, 2026).


La disidratazione è una condizione che conduce a un aumento di concentrazione dei soluti urinari e favorisce la formazione dei calcoli, così come le abitudini alimentari per un aumento di apporto di sodio o di proteine nella dieta possono causare la precipitazione di calcio o acido urico nelle urine, determinando l’aggregazione di cristalli (EAU, 2026).

Quali sintomi possono far sospettare la presenza di calcoli nelle vie urinarie nel bambino?

I sintomi clinici sono spesso diversi da quelli dell’adulto e, in particolare nei primi anni di vita, il sintomo più comune è il dolore addominale in genere poco localizzato, associato a vomito o costipazione. Nel neonato o lattante gli unici sintomi possono essere il pianto inconsolabile e l’irritabilità oppure sintomi d’infezione delle vie urinarie come segno indiretto di calcolosi (EAU, 2026).


A tutte le età la macroematuria, cioè presenza di sangue visibile nelle urine, o microematuria, sangue evidenziabile solo all’esame urine di laboratorio, sono altre manifestazioni possibili. Nei bambini più grandi è più frequente la classica colica renale, caratterizzata da dolore al fianco, spesso associato a disturbi urinari, quali minzioni frequenti e difficoltose (EAU, 2026; NICE, 2019).

Come viene diagnosticata la calcolosi urinaria in età pediatrica e quali esami sono necessari?

In ogni caso di primo episodio di calcolosi urinaria nel bambino è fondamentale un’anamnesi completa, in particolare valutare la presenza di familiarità per calcoli, esami di laboratorio su sangue e urine per uno studio metabolico di eventuali anomalie predisponenti (EAU, 2026).


L’indagine radiologica di primo livello è rappresentata dall’ecografia renale e delle vie urinarie, che permette di valutare la presenza, dimensione e localizzazione del calcolo, oltre al grado di dilatazione delle vie urinarie, talvolta associata alla radiografia (EAU, 2026; NICE, 2020).


La TAC senza mezzo di contrasto ha indicazioni limitate rispetto all’adulto a casi in cui l’ecografia sia dubbia o non dirimente oppure necessaria per una definizione anatomica per l’approccio chirurgico (EAU, 2026; NICE, 2019).


Quali sono le opzioni di trattamento e quando è necessario un intervento specialistico?

Il trattamento medico principale è costituito dall’idratazione che deve essere aumentata rispetto al fabbisogno di base per favorire l’espulsione del calcolo (EAU, 2026).

In presenza di un’alterazione metabolica identificata si utilizzano farmaci o sostanze che permettono di “sciogliere” il calcolo e impedire che si formi nuovamente. Per esempio un’anomalia piuttosto frequente come l’ipocitraturia può essere trattata con integrazione orale di citrato di potassio che, eliminato per via urinaria, tende a inibire la formazione di calcoli (Tekin et al., 2002; Leslie et al., 2024).


Un calcolo può essere espulso spontaneamente, in particolare se di dimensioni inferiori a 5 mm, in assenza di malformazioni delle vie urinarie o segni di ostruzione delle stesse. La probabilità di espulsione dipende però da sede, dimensione del calcolo e condizioni cliniche del bambino (EAU, 2026).


In altri casi, in presenza di calcoli di maggiori dimensioni, calcoli multipli, presenza di ostruzione o infezione delle vie urinarie è indicato un trattamento chirurgico, generalmente mini-invasivo con l’introduzione di uno strumento per via endoscopica o percutanea con lo scopo di frammentare il calcolo. Un’altra opzione minimamente invasiva è la litotrissia extracorporea a onde d’urto, ESWL, che utilizza onde ad alta energia per “bombardare” il calcolo e frammentarlo. L’intervento chirurgico a cielo aperto è limitato a casi selezionati, in genere in presenza di anomalie anatomiche delle vie urinarie (EAU, 2026).


Lo specialista nefrologo pediatra ha un ruolo fondamentale nella calcolosi urinaria del bambino, non solo nella fase acuta di comparsa dei sintomi che possono porre il sospetto clinico, ma anche nella fase successiva all’espulsione del calcolo, per lo studio delle cause, spesso di tipo metabolico, che possono averne determinato la formazione. Inoltre è importante il follow-up dopo il primo episodio poiché nei bambini più frequentemente che nell’adulto è alto il rischio di recidive (EAU, 2026).


È possibile prevenire la formazione dei calcoli nei bambini? Quali accorgimenti possono aiutare a ridurre il rischio?

La prevenzione primaria si basa su un’idratazione costante che garantisca la produzione di urine diluite dove sia ostacolata l’aggregazione di soluti in cristalli, precursori dei calcoli (EAU, 2026).

Inoltre la riduzione del sodio nella dieta è importante per ridurre l’escrezione urinaria di calcio, favorente la formazione di calcoli. Anche un eccessivo apporto di proteine con la dieta può contribuire alla litogenesi aumentando l’escrezione urinaria di acido urico e l’acidificazione delle urine e quindi favorendo la precipitazione di ossalato di calcio (EAU, 2026).


In presenza di alterazioni metaboliche accertate possono anche essere effettuate terapie mirate che permettono di modificare l’eliminazione urinaria di certe sostanze responsabili della calcolosi (EAU, 2026; Tekin et al., 2002).


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