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Ecografia polmonare pediatrica: a cosa serve e quando viene richiesta

L’ecografia polmonare pediatrica aiuta a valutare rapidamente alcune difficoltà respiratorie del neonato e del bambino, senza usare radiazioni ionizzanti. Viene integrata con visita, saturazione e altri esami. Il suo valore specifico è offrire informazioni immediate e ripetibili, senza sostituire automaticamente radiografia, tomografia computerizzata o risonanza magnetica.

Che cos’è l’ecografia polmonare pediatrica e quali informazioni può fornire?

L’ecografia polmonare utilizza una sonda appoggiata in diversi punti del torace. Non mostra tutto il polmone come una radiografia. Valuta soprattutto la linea pleurica, il movimento dei foglietti pleurici, la distribuzione dell’aria e alcuni segnali prodotti dall’interazione tra ultrasuoni, aria e tessuti. Può inoltre rilevare consolidamenti vicini alla superficie, liquido pleurico e alcuni segni di pneumotorace.


Quando viene eseguita direttamente dal medico accanto al paziente si parla di Point-of-Care Ultrasound (POCUS), cioè ecografia eseguita nel luogo di cura per rispondere a una domanda clinica precisa. Le linee guida della European Society of Paediatric and Neonatal Intensive Care hanno raggiunto un accordo su 39 delle 41 raccomandazioni valutate per la POCUS neonatale e pediatrica, anche se 28 delle 39 raccomandazioni si basavano su evidenze di qualità moderata.


L’esame comporta zero esposizione a radiazioni ionizzanti. Per questo può essere ripetuto quando il medico deve osservare l’evoluzione di una condizione respiratoria. La European Society of Paediatric Radiology considera ecografia e radiografia strumenti iniziali nell’imaging polmonare pediatrico, riservando la tomografia computerizzata soprattutto ai casi complessi.

Quando viene richiesta nel neonato con difficoltà respiratoria?

Nel neonato l’esame può essere richiesto quando compaiono respiro molto rapido, rientramenti della parete toracica, dilatazione delle narici o necessità di supporto respiratorio. Serve a integrare la valutazione clinica e può contribuire a distinguere la sindrome da distress respiratorio, la tachipnea transitoria, la polmonite, l’aspirazione di meconio, l’atelettasia e il pneumotorace.

Come aiuta a distinguere il distress respiratorio dalla tachipnea transitoria?

La sindrome da distress respiratorio interessa soprattutto i neonati prematuri e dipende principalmente da una carenza di surfattante, la sostanza che aiuta gli alveoli a restare aperti. Secondo il consenso internazionale pubblicato nel 2025, l’ecografia presenta una sensibilità compresa tra il 92% e il 99% e una specificità tra il 95% e il 97% nel riconoscimento di questa condizione.


La tachipnea transitoria è invece legata alla permanenza temporanea di liquido nei polmoni dopo la nascita. Secondo le raccomandazioni della European Society of Paediatric Radiology, interessa circa 4-6 neonati ogni 1.000 nati a termine e tende a risolversi entro 48-72 ore. I reperti ecografici possono aiutare a distinguerla dal distress respiratorio, ma devono essere letti insieme all’età gestazionale, al tipo di parto e ai sintomi.

Può riconoscere un pneumotorace o un versamento pleurico?

Il pneumotorace si verifica quando l’aria entra nello spazio tra polmone e parete toracica. Nel neonato può determinare un rapido peggioramento respiratorio. Il consenso del 2025 riporta, sulla base delle analisi incluse, una sensibilità del 98% e una specificità del 100% per l’ecografia, rispetto all’82% e al 96% della radiografia toracica. Questi valori non significano che la radiografia sia sempre evitabile.


L’ecografia può anche rilevare un versamento pleurico, cioè una raccolta di liquido intorno al polmone. Le linee guida pediatriche attribuiscono a questa applicazione un livello di evidenza B e la indicano anche come supporto per localizzare il liquido prima di procedure invasive. La decisione di drenare un versamento dipende comunque dalle condizioni cliniche, dalle dimensioni e dalla causa.

Quando può essere utile nel bambino con tosse o respiro affannoso?

L’ecografia polmonare non è necessaria per ogni episodio di tosse, febbre o raffreddore. Può essere richiesta quando la visita fa sospettare una polmonite, un versamento pleurico, un’area di polmone poco ventilata o una complicazione respiratoria. Può inoltre essere impiegata in reparti di emergenza e terapia intensiva per seguire l’aerazione polmonare nel tempo.

L’ecografia polmonare è utile nella polmonite pediatrica?

Nella polmonite può mostrare aree di consolidamento, broncogrammi aerei dinamici, alterazioni della pleura e versamenti. Le linee guida della European Society of Paediatric and Neonatal Intensive Care assegnano a questa indicazione un livello di evidenza B. Precisano però che non esiste una soglia condivisa per le dimensioni del consolidamento né un metodo di misurazione universalmente accettato.


L’esame è particolarmente utile quando la polmonite interessa una parte del polmone vicina alla pleura o quando si sospetta una raccolta di liquido. Lesioni profonde, circondate da polmone normalmente aerato, possono invece non essere visibili. Per questo un’ecografia negativa non esclude da sola ogni forma di polmonite e deve essere interpretata considerando visita e decorso clinico.

Che ruolo ha l’ecografia nella bronchiolite?

Nella bronchiolite virale l’ecografia può descrivere irregolarità della linea pleurica, piccoli consolidamenti subpleurici e aree con ridotta aerazione. Le linee guida assegnano a questa applicazione un’evidenza di livello C. L’esame non permette però di stabilire quale virus abbia causato l’infezione e non consente di distinguere in modo affidabile le diverse infezioni respiratorie virali.


La richiesta deve quindi nascere da una domanda clinica concreta, per esempio valutare un peggioramento, cercare una complicazione o integrare un quadro non chiaro. L’ecografia non sostituisce la valutazione della respirazione, dell’ossigenazione, dell’alimentazione e dello stato generale del bambino. La necessità di ricovero o trattamento non può dipendere da una sola immagine.

Come si svolge l’ecografia polmonare nel neonato e nel bambino?

Il medico appoggia la sonda su più aree anteriori, laterali e, quando possibile, posteriori del torace. Il numero delle scansioni e la posizione del bambino dipendono dall’età, dalle condizioni cliniche e dalla domanda alla quale l’esame deve rispondere. Nei neonati ricoverati può essere svolta direttamente accanto all’incubatrice, evitando il trasferimento in radiologia.


Il consenso neonatale del 2025 indica che, in mani molto esperte, l’acquisizione accurata delle immagini può richiedere circa 3 minuti. Questo dato riguarda contesti neonatali specialistici e non rappresenta una durata garantita per ogni bambino. L’esame può richiedere più tempo se il paziente si muove, piange, non collabora o necessita di numerose scansioni.


Perché l’ecografia bedside aggiunge informazioni senza sostituire gli altri esami?

L’elemento più utile non è scegliere sempre tra ecografia e radiografia, ma capire quale domanda clinica deve essere risolta. L’ecografia fornisce immagini settoriali e dinamiche, può essere ripetuta e non usa radiazioni. La radiografia offre invece una visione anatomica più ampia del torace, utile anche per ossa, mediastino, dispositivi e condizioni non raggiungibili dagli ultrasuoni.


Nel distress respiratorio neonatale, alcune analisi riportate dal consenso del 2025 hanno rilevato una sensibilità del 99% e una specificità del 97% per l’ecografia, rispetto al 91% e all’84% della radiografia. Sono dati riferiti a una condizione e a popolazioni selezionate: non dimostrano che l’ecografia sia superiore in ogni malattia respiratoria pediatrica.

Quando servono ancora tomografia computerizzata o risonanza magnetica?

La tomografia computerizzata resta utile nei casi complessi, nelle malformazioni polmonari, nei traumi importanti e quando è necessaria una visione completa delle strutture toraciche. Nei bambini sotto i 5 anni devono essere usati protocolli rapidi e adattati all’età per ridurre movimento ed esposizione. La risonanza magnetica viene invece eseguita soprattutto in centri pediatrici con competenze specifiche.


Secondo la European Society of Paediatric Radiology, tra i 6 mesi e i 6 anni la risonanza del torace può richiedere sedazione moderata o anestesia nei bambini che non riescono a restare fermi. La scelta tra ecografia, radiografia, tomografia e risonanza dipende quindi dall’età, dal sospetto diagnostico e dal livello di dettaglio necessario.

Perché l’ecografia può essere utile nel monitoraggio?

L’ecografia può essere ripetuta per osservare se l’aerazione migliora o peggiora e per valutare l’evoluzione di consolidamenti, edema, versamenti o pneumotorace. Nel consenso neonatale del 2025, 18 raccomandazioni hanno raggiunto l’accordo finale dopo tre cicli di valutazione da parte di 28 esperti provenienti da 12 Paesi.


L’aggiornamento internazionale pubblicato nel giugno 2026 ha esaminato 1.775 nuove pubblicazioni e ha raggiunto un consenso su 83 affermazioni. Il documento sottolinea però che l’ecografia polmonare deve essere integrata con altre ecografie d’organo e con le modalità diagnostiche complementari, riconoscendone sia i punti di forza sia i limiti come strumento isolato.

Quali sono i limiti dell’ecografia polmonare pediatrica?

L’esame non visualizza bene lesioni profonde quando tra la sonda e la zona malata rimane polmone normalmente aerato. Può essere meno utile nei polmoni molto iperinflati e non offre una panoramica completa di ossa, colonna, mediastino e parete toracica. In queste situazioni la radiografia o altri esami possono fornire informazioni necessarie.


Un altro limite è la dipendenza dall’operatore. L’accuratezza varia in base a formazione, esperienza, protocollo utilizzato e capacità di integrare le immagini con il quadro clinico. Le linee guida pediatriche ricordano inoltre che molte indicazioni si basano ancora su studi di qualità moderata o bassa e che servono programmi strutturati di formazione e controllo della qualità.

Come prepararsi e quali domande fare al pediatra?

Per una valutazione corretta è utile portare eventuali referti, radiografie o ecografie precedenti e riferire quando sono iniziati i sintomi, come è cambiata la respirazione e quali trattamenti sono già stati effettuati. Nel neonato contano anche settimana di nascita, tipo di parto, necessità di ossigeno o ventilazione ed eventuali informazioni raccolte durante la gravidanza.


Prima dell’esame è utile chiedere quale dubbio clinico deve chiarire, se sarà una valutazione POCUS o un’ecografia radiologica completa e se il risultato potrebbe rendere necessari altri approfondimenti. Le decisioni sul singolo bambino richiedono sempre una visita medica: l’ecografia è un supporto alla valutazione, non un esame da interpretare separatamente dai sintomi.


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Riferimenti APA

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