Chirurgia del pavimento pelvico: quando è necessaria?

Autore: Dott. Enzo Magnani
Pubblicato: | Aggiornato: 01/10/2019
Editor: Gloria Conalbi

Il pavimento pelvico è responsabile della contenzione di feci ed urine. Quando si rende necessario un intervento chirurgico? Ce lo spiega il Dott. Enzo Magnani, esperto in Chirurgia Generale a Pavia

Cos’è il pavimento pelvico?

Il pavimento pelvico è una struttura muscolare a forma di losanga che si estende dal pube al coccige in senso antero posteriore e lateralmente si fissa alle ossa del bacino. È sede di 3 aperture: anteriormente l’orifizio urinario, in mezzo la vagina e posteriormente l’ano. Essendo una struttura muscolare ha una funzione da un lato di sospensione degli organi della pelvi (uretra e vescica, utero e vagina, retto), dall’altro permette contraendosi la contenzione delle feci e delle urine, rilasciandosi la loro emissione.

Quali disturbi possono interessare il pavimento pelvico?

Il suo corretto funzionamento dipende da diversi fattori perfettamente integrati tra di loro, e nel caso in cui ciò non si verifichi più compaiono una serie di disturbi anche molto invalidanti. In alcuni casi si può assistere ad uno “stiramento” eccessivo o ipertonia della muscolatura del pavimento pelvico. La paziente avvertirà dolori durante il rapporto sessuale, dolore durante la defecazione che spesso avviene con difficoltà proprio a causa della paura di sentire fastidio. La terapia non è chirurgica ma medica riabilitativa affidata a specialisti della riabilitazione del pavimento pelvico che hanno lo scopo, con tecniche specifiche, di far “rilassare“ la muscolatura eccessivamente contratta. Più frequentemente è invece un eccessivo “rammollimento” o ipotonia della muscolatura del pavimento pelvico a creare disturbi, anche importanti. In questi casi viene meno la funzione di sostegno che il pavimento pelvico svolge e di conseguenza si assiste ad un abbassamento degli organi pelvici, dovuti alla forza di gravità: vescica con perdite di urina sotto sforzo (colpo di tosse o starnuto), prolasso utero vaginale, rettocele o prolasso rettale interno con conseguenti disturbi alla defecazione che avviene solo grazie all’utilizzo di clisteri o con l’aiuto delle dita (sindrome da defecazione ostruita). Si parla in tal caso di “sindrome del pavimento disceso”, una defecografia o una defecorisonanza magnetica permettono di valutare la gravità della malattia (dal I al III grado).

Qual è il trattamento consigliato per le patologie del pavimento pelvico?

Al I grado ed al II grado la terapia è medica con esercizi di fisioterapia e riabilitazione del pavimento pelvico eseguiti sotto la guida di specialisti a cui si associa una alimentazione ricca di fibre e acqua oltre a che a prodotti che hanno lo scopo di ammorbidire le feci. In caso di III grado o in alcuni casi di II grado non rispondenti alla terapia medica conservativa è utile ricorrere alla chirurgia. Questa, eseguita nella maggior parte dei casi per via laparoscopia con tecnica mininvasiva, consiste nell’andare a posizionare una protesi sintetica che ha lo scopo di “sospendere” verso l’alto gli organi della pelvi prolassati andando a annullare i disturbi accusati dalla paziente. La dimissione avviene in 2-3 giorni e la ripresa ad una vita regolare in circa 10 giorni.

Dott. Enzo Magnani
Chirurgia generale

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