Come si curano le ernie del disco lombari?

Autore: Dott. Giuseppe Maida
Pubblicato:
Editor: Marta Buonomano

Il Dott. Giuseppe Maida, esperto in Neurochirurgia Ferrara, ci spiega come curare le ernie del disco lombari e quando è necessario ricorrere alla chirurgia

Come si curano le ernie discali lombari?

Prima di scegliere il trattamento più adatto, bisogna sapere che la storia naturale dell’ernia del disco è la guarigione spontanea. Le ernie tendono a guarire senza alcun tipo di terapia, riducendo le proprie dimensioni e facendo smaltire all’organismo le sostanze biochimiche che, originate dal conflitto tra ernia e tessuto nervoso, hanno causato infiammazione e dolore. Inizialmente è possibile ricorrere ad una terapia farmacologica e riabilitativa (eseguita da personale altamente specializzato) per eliminare l’infiammazione e, in caso di scarsi risultati, è possibile rivolgersi ad un medico del dolore, solitamente un anestesista, che somministrerà farmaci in loco e ridurrà l’infiammazione in maniera diretta per permettere al paziente di iniziare la riabilitazione.

Quando è necessaria la chirurgia?

Nonostante le ernie discali guariscano in maniera spontanea è difficile prevenire il loro tempo di guarigione e spesso l’attesa è caratterizzata da un forte dolore ed il rischio di subire un danno meccanico e biochimico a carico della struttura nervosa. È consigliato seguire per 4-6 settimane una terapia farmacologica e riabilitativa per poi, solamente in caso di fallimento, considerare l’intervento chirurgico. L’intervento non verrà eseguito per curare il mal di schiena, bensì per risolvere il conflitto tra l’ernia e le strutture nervose: non migliorerà dunque il dolore a carico della colonna vertebrale, ma quello degli arti inferiori, evitando che si presentino danni secondari a carico dei nervi. In casi estremamente selezionati, quando è presente fin da subito un danno neurologico in evoluzione, si ricorre direttamente alla chirurgia. Alcuni esami neurofisiologici (per esempio la elettromiografia) possono aiutare a diagnosticare un danno precoce.

Che tipo di chirurgia si può effettuare in caso di ernia discale lombare?

L’intervento più comune in caso di ernia del disco lombare è la discectomia. Questa chirurgia, eseguita con tecnica microchirurgica ed in anestesia generale, consiste nell’asportazione dell’ernia e di parte del disco da parte di un neurochirurgo. Questa tecnica offre mininvasività, un taglio ed una perdita di sangue estremamente ridotti, un basso impatto anatomico ed una rapida ripresa delle attività quotidiane e lavorative. In casi selezionati è possibile ricorrere ad altre tecniche in grado di affiancare o sostituire la microchirurgia, ad esempio le tecniche endoscopiche. Nonostante il ricovero previsto sia di un paio di giorni ed il recupero di circa 2/3 settimane, le tecniche endoscopiche presentano dei rischi (come tutti gli interventi chirurgici): per questo è importante che la procedura venga praticata da chirurghi con esperienza, magari in centri specializzati in chirurgia vertebrale. In casi ancora più rari, a seguito di esami preoperatori, si può decidere di posizionare sistemi di stabilizzazione vertebrale (es. barre in titanio e viti peduncolari) al fine di evitare instabilità vertebrale a seguito della chirurgia.

Complicazioni delle ernie discali

Le ernie discali, dopo la chirurgia, possono riformarsi allo stesso livello operato. La percentuale di recidiva, secondo la letteratura, varia dal 3% al 17% dei casi, ma non deve essere vista come conseguenza di un errore medico: quando viene asportata un’ernia del disco lombare, viene lasciata in sede una parte del disco controlaterale che può occupare lo spazio dell’ernia rimossa dando origine ad un’ulteriore ernia. La decisione di non rimuovere l’intero disco viene pressa per evitare instabilità vertebrali che richiederebbero altri interventi più invasivi. Un altro disturbo può essere dato dalla cicatrice dell’intervento: in presenza di una ferita il nostro organismo reagisce con una cicatrice che, nel caso di un’ernia del disco, può arrivare in profondità, entrare in contatto con la radice nervosa e contrarsi originando una trazione sulla radice stessa. Quando queste due complicazioni (recidiva e cicatrice) si presentano, non è sempre necessario asportarle: soprattutto per la cicatrice bisogna essere molto cauti in quanto, essendo un fenomeno parafisiologico, è probabile che si formi nuovamente anche dopo essere stata asportata.

 

 

Editor: Marta Buonomano

 

Dott. Giuseppe Maida
Neurochirurgia

Vedi il profilo

Valutazione generale del paziente


Utilizziamo cookies propri e di terzi per offrire una miglior esperienza e un miglior servizio. Utilizzando questo sito ne accetta l'uso. Continuare Politica dei cookies