Cosa sta cambiando nelle cure del tumore al rene?

Autore: Prof. Giacomo Cartenì
Pubblicato:
Editor: Marta Buonomano

Il Prof. Giacomo Cartenì, esperto in Oncologia a Napoli, ci spiega come stanno evolvendo le terapie per il tumore al rene

Tumore al rene: che cos’è e quali sono le cause?

Il carcinoma renale è una patologia relativamente rara in quanto costituisce circa il 5% di tutte le neoplasie. La sua potenziale origine deriva dalla esposizione a sostanze cancerogene respirate o ingerite ed escrete con le urine così come a stili di vita inadeguati come obesità ed eccesso di alcol. Esiste poi una rara forma familiare con mutazione di geni che condizionano la vascolarizzazione dei tessuti, che merita una particolare attenzione. I componenti di queste famiglie è opportuno che si sottopongano con cadenza annuale ad ecografia delle vie urinarie atte a scoprire precocemente tale patologia in genere a lenta crescita e quindi facilmente intercettabile.

Quali sono le nuove cure?

donnaNegli ultimi 15 anni si è assistito ad una profonda trasformazione del trattamento derivante dalla comprensione delle cause che sottendono la crescita tumorale. Il tumore renale è una neoplasia altamente vascolarizzata ovvero in crescita con un’alta produzione, al suo interno, di vasi. La ricerca scientifica si è quindi focalizzata nel creare molecole capaci di ostacolare la produzione di vasi (farmaci antiangiogenici). Più recentemente un’altra categoria di farmaci ha trovato in questa patologia un ottimo terreno di conquista. Parlo della scoperta dei meccanismi che il nostro organismo mette in gioco quando nasce una neoplasia per riconoscerla come estranea e distruggerla. Nel grembo materno esistono sistemi di protezione del feto in grado di paralizzare le difese immunitarie materne che diversamente lo riconoscerebbero come estraneo sino a distruggerlo. La scoperta di tali meccanismi ha permesso la creazione di farmaci (immunoterapici) che ridanno al nostro sistema immunitario la capacità di riconoscere le neoplasie all’interno del nostro organismo e distruggerle.

Cosa ci si aspetta da queste nuove terapie?

I farmaci antiangiogenici sono in grado non solo di fermare la crescita della malattia ma anche di farla regredire e i farmaci immunologici, in alcuni casi, ne condizionano la scomparsa per molti anni creando di fatto una condizione di guarigione del paziente. L’associazione delle due tipologie di farmaci ancor più recentemente permette strabilianti risultati con un controllo di malattia che si avvicina al 95% lungo sopravvivenza (guarigione) nel 50% dei casi. Purtroppo il costo di queste associazioni è estremamente alto e soprattutto necessitano anche di attento monitoraggio da parte di specialisti esperti in grado di gestirne gli effetti collaterali potenzialmente importanti.

Prof. Giacomo Cartenì
Oncologia

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