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Degenerazione maculare: quali sono i primi sintomi e quando è possibile trattarla?

La degenerazione maculare legata all’età (DMLE) può iniziare senza sintomi e diventare evidente con visione centrale sfocata o linee deformate. In Oftalmologia, il punto decisivo è collegare sintomi, stadio e tomografia a coerenza ottica: le possibilità di trattamento cambiano molto tra forma iniziale, forma intermedia, forma neovascolare e atrofia geografica.

Quanto è comune la degenerazione maculare e quale parte della vista colpisce?

La DMLE interessa la macula, la zona centrale della retina che permette di distinguere dettagli, leggere e riconoscere i volti. Non comporta necessariamente la perdita dell’intero campo visivo. Secondo una meta-analisi europea, tra le persone con almeno 60 anni la prevalenza stimata è del 25,3% per le forme precoci o intermedie e del 2,4% per le forme avanzate.


La stessa analisi ha stimato circa 67 milioni di persone con DMLE nell’Unione Europea, con una possibile crescita fino a 77 milioni entro il 2050 per effetto dell’invecchiamento della popolazione. L’American Academy of Ophthalmology indica inoltre che circa 8 persone su 10 con DMLE presentano la forma secca, mentre quella umida è meno frequente ma tende a compromettere la visione più rapidamente.

Quali sono i primi sintomi della degenerazione maculare?

Uno degli aspetti più insidiosi della DMLE è che nelle fasi iniziali può non dare alcun disturbo evidente. Il National Eye Institute (NEI, Istituto Nazionale dell’Occhio statunitense) segnala che il rischio aumenta soprattutto dopo i 55 anni; nelle fasi intermedie possono comparire lieve offuscamento centrale e maggiore difficoltà a vedere con poca luce.


Con la progressione possono comparire una zona sfocata al centro del campo visivo, aree mancanti, colori meno brillanti e soprattutto metamorfopsie, cioè la percezione di linee dritte come ondulate o deformate. Questo cambiamento merita particolare attenzione perché può essere associato al passaggio verso una forma avanzata, compresa la DMLE neovascolare o “umida”.

Vedere le linee storte significa avere una degenerazione maculare umida?

Non necessariamente, ma è un segnale che richiede una valutazione oculistica. La griglia di Amsler può aiutare il paziente a riconoscere nuove distorsioni. Non può però sostituire la visita. Una meta-analisi del 2023 su 1.890 occhi ha stimato, nei pazienti già a rischio con DMLE non neovascolare, una sensibilità della griglia di circa 71% e una specificità di circa 63% per identificare una forma neovascolare.



Questo significa che un test domestico apparentemente normale non esclude la malattia. Il National Institute for Health and Care Excellence (NICE) britannico raccomanda che il sospetto di DMLE umida attiva venga inviato a un servizio dedicato alla macula normalmente entro 1 giorno lavorativo. La tempistica è riferita al sistema sanitario britannico, ma sottolinea il valore clinico della rapidità di valutazione.

Come si conferma la degenerazione maculare e a cosa serve l’OCT?

La visita comprende l’esame della retina e, quando indicato, la tomografia a coerenza ottica (OCT). L’OCT produce immagini in sezione della macula e permette di osservare alterazioni degli strati retinici e la presenza di liquido. Il NICE raccomanda l’OCT nelle persone con sospetta DMLE umida attiva e prevede ulteriori esami quando il risultato non consente di escludere una neovascolarizzazione.


Una precedente revisione sistematica, basata soprattutto su tecnologie OCT di generazione meno recente, stimava una sensibilità diagnostica dell’88% e una specificità del 78% rispetto all’angiografia con fluoresceina. Il dato va quindi interpretato con cautela: l’OCT è centrale nel percorso diagnostico moderno, ma diagnosi e decisione terapeutica non dipendono da una singola immagine.

Come cambiano le possibilità di trattamento in base a sintomi, OCT e stadio?

Il punto più importante è che “degenerazione maculare” non identifica una sola situazione clinica. Un paziente senza sintomi con alterazioni iniziali, uno con DMLE intermedia e uno con nuova presenza di liquido all’OCT possono avere percorsi molto diversi. Per questo il passaggio sintomo → visita → imaging → classificazione dello stadio determina cosa è realmente indicato fare.


Cosa si può fare nella degenerazione maculare iniziale o intermedia?

Nella fase precoce l’obiettivo principale è il monitoraggio, perché gli studi Age-Related Eye Disease Study (AREDS) e AREDS2 non hanno mostrato un beneficio della supplementazione nei pazienti con DMLE iniziale. Nelle forme intermedie, invece, specifiche formulazioni nutrizionali studiate negli AREDS possono essere appropriate dopo valutazione oculistica.


Nei pazienti ad alto rischio studiati nell’AREDS, la supplementazione ha ridotto di circa 25% in 5 anni il rischio di progressione verso una DMLE avanzata e di circa 19% il rischio di perdita della visione centrale. Questi dati non significano che qualsiasi integratore per gli occhi abbia lo stesso effetto: l’indicazione dipende dallo stadio documentato della malattia.


Cosa cambia se la degenerazione maculare è umida?

La forma umida è caratterizzata dalla crescita di vasi anomali che possono produrre liquido o sanguinamento nella macula. Quando è confermata e vi è indicazione terapeutica, vengono utilizzati soprattutto farmaci intravitreali diretti contro il fattore di crescita endoteliale vascolare (anti-VEGF). Il NICE raccomanda, nel proprio percorso, di iniziare il trattamento entro 14 giorni dall’invio al servizio maculare.


Le opzioni oggi sono diverse. Una network meta-analysis pubblicata nel 2025 ha confrontato 49 studi randomizzati e 23.257 occhi: nessuno dei regimi anti-VEGF analizzati ha prodotto, a 12 mesi, una risposta dell’acuità visiva superiore al regime mensile utilizzato come riferimento. Alcuni schemi differivano invece per risultati anatomici e numero di iniezioni, motivo per cui frequenza e strategia vengono personalizzate.

Cosa succede nella forma secca avanzata con atrofia geografica?

La situazione europea è diversa rispetto alla forma neovascolare. Nei documenti dell’European Medicines Agency (EMA, Agenzia europea per i medicinali), l’atrofia geografica continua a essere descritta come un’area con importante necessità terapeutica non soddisfatta. Nell’aprile 2026 l’EMA ha dedicato uno specifico workshop ai criteri necessari per dimostrare un beneficio funzionale delle future terapie.


Un esempio chiarisce perché “ridurre una lesione” e “migliorare la funzione visiva” non sono equivalenti. La valutazione europea di pegcetacoplan comprendeva 2 studi, 1.258 adulti e 24 mesi di osservazione: pur mostrando un rallentamento della crescita dell’atrofia, l’EMA non ha ritenuto dimostrato un beneficio clinicamente significativo sulla funzione e nel 2024 ha confermato il parere negativo all’autorizzazione europea.

Quali sono i limiti e i rischi delle iniezioni intravitreali?

Le iniezioni intravitreali hanno cambiato la gestione della DMLE neovascolare, ma richiedono controlli e spesso trattamenti ripetuti. Non eliminano ogni rischio. In un ampio registro relativo a 88.150 iniezioni anti-VEGF, l’endoftalmite infettiva si è verificata in 18 casi, pari allo 0,020% per iniezione, circa un caso ogni 4.900 procedure.


Anche il risultato a lungo termine non è identico per tutti. Una meta-analisi real-world del 2025 ha raccolto 12 studi e 7.509 occhi; 1.274 avevano dati disponibili a 10 anni. Dopo il miglioramento maggiore osservato soprattutto nel primo anno, a 10 anni l’acuità visiva media risultava inferiore al valore iniziale di 8,11 lettere. Il dato mostra perché monitoraggio e aspettative realistiche restano importanti.


La scelta del trattamento dipende dall’occhio interessato, dall’attività della malattia, dall’imaging e dalle condizioni generali del paziente. Rischi e possibili controindicazioni devono quindi essere valutati durante la visita oculistica, senza applicare automaticamente lo stesso schema a tutti.

Cosa posso fare per ridurre il rischio o riconoscere prima un peggioramento?

Il principale fattore modificabile su cui intervenire è il fumo. Una meta-analisi aggiornata nel 2025 ha trovato nei fumatori un’associazione con la DMLE, evidensiando probabilità significativamente maggiori rispetto ai non fumatori. Nella stessa analisi anche ipertensione e diabete risultavano associati a un aumento del rischio.


Anche l’alimentazione può avere un ruolo, ma i dati sono osservazionali. Una meta-analisi del 2025 su 8 studi ha associato una maggiore aderenza alla dieta mediterranea a un rischio di progressione inferiore del 23% nelle coorti prospettiche e a odds inferiori del 34% negli studi caso-controllo. L’associazione non dimostra da sola un rapporto causa-effetto.


Per chi ha già una DMLE iniziale, il NEI indica almeno un esame oculistico con dilatazione ogni anno; frequenze diverse possono essere indicate in base allo stadio. A casa è utile osservare separatamente la visione dei due occhi e riferire rapidamente nuove distorsioni, ma una griglia di Amsler normale non sostituisce i controlli, considerando la sensibilità di circa 71% nei pazienti a rischio.


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