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Il ruolo della famiglia nei Disturbi del Comportamento Alimentare

I Disturbi del Comportamento Alimentare (DCA) rappresentano una grossa problematica per la prevalenza e la gravità del fenomeno sia per il singolo individuo coinvolto che per la famiglia di appartenenza. Le cause dei DCA sono molteplici e, ovviamente, non è possibile ricondurle tutte ai rapporti familiari, ma non è altrettanto possibile ignorare dinamiche disfunzionali che tendono a ripetersi all’interno di queste famiglie.

Nelle famiglie in cui è presente un disturbo alimentare, si può osservare come ci siano delle relazioni altamente invischianti con bassi livelli di espressione comunicativa e incapacità di incoraggiare la differenziazione e la crescita personale in favore dell’unità familiare.

Come i disturbi alimentari influenzano il nucleo familiare

L’atteggiamento dei genitori fa sì che si stabilisca uno stile familiare indefinito, caratterizzato da comunicazioni contraddittorie, con pochi scontri emotivi e molte critiche e giudizi impliciti. È difficile trovare una manifestazione spontanea di affetto mentre domina la tendenza a nascondere i problemi e le difficoltà. In questo clima gli stati d’animo, le opinioni personali e le emozioni che sfuggono al controllo vengono costantemente ridefiniti in modo da uniformarsi ai pattern familiari.

Nelle famiglie in cui si sviluppa un DCA la figura genitoriale dominante è spesso la madre che è molto centrata sul benessere fisico, sulla correttezza dell’alimentazione, sulla gradevolezza dell’aspetto corporeo, sul successo sociale, scolastico e lavorativo dei figli. Sono, però, madri che tendono a trascurare lo sviluppo emotivo dei figli anche se sono pronte a dargli una lettura dei loro stati interni, mentali, fisiologici ed emozionali. La figura del padre, al contrario, è più marginale, passiva, evanescente. In contrapposizione a una madre tanto presente quanto intrusiva, il padre risulta più affettuoso ma assente nei momenti che contano.

L’emergere del concetto di Sé avviene, quindi, in modo confuso. Figure genitoriali eccessivamente invadenti e invischianti o, al contrario, indefinite, vaghe e presenti in modo altalenante fanno sì che i tentativi di crearsi una nuova, autonoma immagine di Sé e la ricerca di punti di riferimento esterni alla famiglia in cui identificarsi falliscano.

L’importanza dell’atteggiamento genitoriale nella gestione dei DCA

Con questo tipo di dinamiche familiari, i figli sembrano più propensi a un distacco emotivo rappresentato anche dal rifiuto del cibo, nonostante tale distacco sia più idealizzato che realizzato nella realtà. Il disturbo alimentare diventa, quindi, il tentativo estremo di individuarsi e differenziarsi all’interno del nucleo familiare ma, contemporaneamente, obbliga la persona a una dipendenza pratica e concreta, oltre che affettiva, dalla famiglia stessa.

Percorso di guarigione e supporto familiare nei DCA

Un percorso di psicoterapia individuale e di lavoro di equipe è essenziale per la persona con DCA, a questo, però, andrebbe affiancato un lavoro di sostegno psicologico alla famiglia che veda attivato il coinvolgimento di tutto il sistema familiare nel processo dicura e guarigione. È importante, infatti, che tutti i membri del nucleo famigliare non solo conoscano e comprendano la malattia ma, anche, che siano pronti e aperti al cambiamento. Dovranno imparare ad entrare emotivamente in contatto gli uni con gli altri, a comunicare più apertamente usando rinforzi positivi, a rispettare e incentivare i tentativi di autonomia dei singoli membri del nucleo familiare e, soprattutto, ad evitare che il disturbo alimentare diventi il perno attorno cui ruota tutta la famiglia. Una persona con DCA non è il suo disturbo. È una persona con sogni, aspettative, speranze ed emozioni. E sono questi gli aspetti che andrebbero maggiormente valorizzati.


A cura di Dott.ssa Silvia Vianzone psicoterapeuta-sessuologa


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