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EMDR: cos’è, come funziona e quando può essere utile

L’EMDR è una procedura di psicoterapia usata soprattutto per elaborare ricordi traumatici e stress post-traumatico. In psicologia clinica può aiutare quando un’esperienza resta “attiva” nel presente, con ansia, evitamento, immagini intrusive o forte disagio emotivo. In questo articolo viene spiegata con uno sguardo prudente, sistemico-relazionale e centrato sulla storia personale.

Che cos’è l’EMDR e perché viene usato in psicoterapia?

L’EMDR, Eye Movement Desensitization and Reprocessing, è un trattamento psicoterapeutico centrato sull’elaborazione di esperienze traumatiche o molto stressanti. Non cancella il ricordo. Mira piuttosto a ridurre il peso emotivo che quel ricordo continua ad avere nella vita quotidiana.


Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, circa il 70% delle persone nel mondo vive almeno un evento potenzialmente traumatico nella vita. Solo una parte sviluppa un disturbo post-traumatico da stress: l’OMS stima il PTSD nel 5,6% delle persone esposte a trauma e nel 3,9% della popolazione mondiale nel corso della vita.


L’EMDR viene studiato soprattutto nel trattamento del disturbo post-traumatico da stress, o PTSD. Può essere preso in considerazione quando sintomi come ricordi intrusivi, evitamento, ipervigilanza, ansia, insonnia o difficoltà di concentrazione restano presenti dopo un evento traumatico e interferiscono con la vita personale, familiare o lavorativa.


Come funziona l’EMDR durante una seduta?

Durante una seduta EMDR, il terapeuta guida la persona a richiamare alcuni aspetti del ricordo traumatico, come immagini, emozioni, sensazioni corporee e pensieri collegati. In parallelo può usare una stimolazione bilaterale, spesso tramite movimenti oculari, suoni alternati o tocchi alternati.


Il punto non è rivivere il trauma in modo incontrollato. Il lavoro viene svolto dentro una relazione terapeutica sicura, con tempi graduali. La persona resta nel presente, mentre il ricordo viene rielaborato in modo meno disturbante. Per questo la preparazione prima del lavoro sul trauma è una parte importante del percorso.


Secondo il VA National Center for PTSD, l’EMDR è una psicoterapia focalizzata sul trauma ed è tra i trattamenti più studiati per il PTSD. La stessa fonte indica che molti studi ne mostrano l’efficacia quando viene somministrato per circa 3 mesi, anche se la durata concreta dipende dalla situazione clinica.

Quando l’EMDR può essere utile dopo un trauma o un forte stress?

L’EMDR può essere utile quando una persona continua a reagire come se l’evento traumatico fosse ancora presente. Può succedere dopo incidenti, aggressioni, lutti traumatici, diagnosi mediche difficili, separazioni molto conflittuali, esperienze di violenza, eventi improvvisi o situazioni vissute come minacciose.


Secondo NICE (National Institute for Health and Care Excellence), la guideline NG116 riguarda il riconoscimento, la valutazione e il trattamento del PTSD in bambini, giovani e adulti. NICE indica interventi psicologici focalizzati sul trauma, tra cui EMDR, per persone con PTSD, con raccomandazioni differenziate in base all’età, al tipo di sintomi e alla storia clinica.


È importante però non confondere un momento di sofferenza con un disturbo post-traumatico. Dopo un evento difficile, ansia, tristezza, insonnia o agitazione possono essere reazioni iniziali. Diventa più opportuno chiedere una valutazione quando i sintomi persistono, peggiorano o impediscono di lavorare, dormire, avere relazioni o prendersi cura di sé.

L’angolo clinico più utile: il trauma non è solo un ricordo individuale

Il valore dell’EMDR, in una prospettiva sistemico-relazionale, non sta solo nel lavorare sul ricordo traumatico. Sta anche nel capire come quell’esperienza ha modificato il modo in cui la persona si sente nelle relazioni, nel corpo, nella famiglia e nelle scelte quotidiane.


Perché il contesto relazionale conta nel trattamento del trauma?

Un trauma può cambiare il senso di sicurezza. Alcune persone iniziano a evitare situazioni, luoghi o rapporti. Altre diventano più irritabili, controllanti o distaccate. In una coppia o in una famiglia, questi cambiamenti possono creare incomprensioni: chi soffre sembra “esagerare”, mentre in realtà sta cercando di proteggersi.


Per questo l’EMDR può essere inserito in una valutazione più ampia. Non basta chiedere “che cosa è successo?”. Serve capire anche “che cosa è cambiato dopo?”: nella fiducia, nell’autostima, nella genitorialità, nel lavoro, nella gestione del corpo e nella relazione con chi sta vicino.


Cosa cambia se il trauma è legato a malattia cronica, lutto o caregiving?

Quando il trauma o lo stress sono legati a malattia cronica, lutto, terapie invasive o caregiving, il problema non riguarda solo un evento passato. Spesso riguarda una condizione che continua nel tempo. In questi casi il lavoro psicologico deve tenere conto della fatica, dell’incertezza e del carico emotivo quotidiano.


Secondo l’OMS, il supporto da parte di familiari, amici o altre persone dopo un evento traumatico può ridurre il rischio di sviluppare PTSD. Questo dato è importante perché conferma che il contesto relazionale non è un dettaglio: può diventare un fattore protettivo oppure, se fragile, un elemento che mantiene la sofferenza.


Perché non bisogna presentare l’EMDR come una tecnica valida per tutto?

L’EMDR ha evidenze solide soprattutto nel PTSD, ma non va presentato come soluzione universale. Cochrane ha incluso 70 studi su 4.761 partecipanti nella revisione sulle terapie psicologiche per PTSD cronico negli adulti. La revisione ha trovato che EMDR e CBT focalizzata sul trauma erano più efficaci di lista d’attesa o cure usuali, ma la qualità dell’evidenza era molto bassa.


Una meta-analisi del 2024 pubblicata su Psychological Medicine ha analizzato 15 studi randomizzati e ha incluso 8 studi, per 346 pazienti, nella meta-analisi con dati individuali. Non ha trovato differenze significative tra EMDR e altre psicoterapie nel ridurre la gravità del PTSD, ottenere risposta, remissione o ridurre gli abbandoni. Questo invita a scegliere il trattamento in base alla persona, non alla moda del momento.

Cosa aspettarsi da un percorso EMDR?

Un percorso EMDR inizia con una valutazione. Il terapeuta raccoglie la storia della persona, i sintomi, le risorse disponibili e gli obiettivi. Prima di lavorare sui ricordi traumatici, può essere necessario costruire strumenti di stabilizzazione emotiva, soprattutto se la persona vive ansia intensa, dissociazione, forte instabilità o molte difficoltà familiari.


La seduta non è uguale per tutti. Alcune persone lavorano su un evento singolo. Altre hanno esperienze ripetute o complesse, e il percorso può richiedere più tempo. Secondo il VA National Center for PTSD, molti studi mostrano efficacia dell’EMDR su un arco di circa 3 mesi, ma questo non significa che ogni percorso abbia la stessa durata.


Dopo alcune sedute, il ricordo può risultare meno disturbante. Possono cambiare anche pensieri legati a colpa, vergogna, paura o impotenza. Tuttavia non si devono promettere risultati assoluti. La risposta dipende da gravità dei sintomi, storia personale, presenza di altri disturbi, contesto familiare e continuità del percorso.

Quali sono limiti, rischi e cautele dell’EMDR?

L’EMDR può far emergere emozioni intense. Durante o dopo alcune sedute possono comparire stanchezza, sogni vividi, tristezza, agitazione o ricordi collegati. Queste reazioni non indicano per forza un peggioramento, ma vanno monitorate con il terapeuta.


L’EMDR richiede particolare cautela quando sono presenti dissociazione importante, forte instabilità emotiva, rischio suicidario, abuso di sostanze attivo, psicosi o quadri clinici complessi. In questi casi non va escluso automaticamente, ma deve essere valutato da un professionista formato, eventualmente dopo una fase di stabilizzazione o in collaborazione con altri specialisti.


La cautela è particolarmente importante nella dissociazione. Un articolo del Journal of EMDR Practice and Research segnala che l’uso del protocollo EMDR standard in persone con disturbo dissociativo non riconosciuto è stato riportato come rischio di danno significativo. Per questo lo screening clinico non è un passaggio formale, ma parte della sicurezza del trattamento.


Per altre condizioni, come abuso di sostanze, psicosi o grave instabilità, è più corretto parlare di valutazione specialistica e adattamento del percorso, non di controindicazione assoluta. Il VA National Center for PTSD segnala che gli studi su EMDR e comorbidità sono ancora limitati, ma cita anche dati su pazienti con PTSD e psicosi trattati con EMDR o esposizione prolungata con risultati migliori rispetto alla lista d’attesa.


Secondo l’OMS, per gli adulti con PTSD possono essere considerati CBT focalizzata sul trauma, EMDR o gestione dello stress, ma solo quando i professionisti sono competenti, formati e supervisionati. Questo punto è essenziale: non conta solo la tecnica, ma anche la valutazione clinica e la preparazione di chi la applica.


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Riferimenti APA

  1. National Institute for Health and Care Excellence. (2018, reviewed 2025). Post-traumatic stress disorder: NICE guideline NG116. https://www.nice.org.uk/guidance/ng116
  2. National Institute for Health and Care Excellence. (2025). April 2025 surveillance of post-traumatic stress disorder: NICE guideline NG116. https://www.nice.org.uk/guidance/ng116/resources/april-2025-surveillance-of-posttraumatic-stress-disorder-nice-guideline-ng116-pdf-19845732910021
  3. World Health Organization. (2024). Post-traumatic stress disorder. https://www.who.int/news-room/fact-sheets/detail/post-traumatic-stress-disorder
  4. World Health Organization. (2013). Guidelines for the management of conditions specifically related to stress. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/books/NBK159721/
  5. Bisson, J. I., Roberts, N. P., Andrew, M., Cooper, R., & Lewis, C. (2013). Psychological therapies for chronic post-traumatic stress disorder (PTSD) in adults. Cochrane Database of Systematic Reviews. https://www.cochrane.org/evidence/CD003388_psychological-therapies-chronic-post-traumatic-stress-disorder-ptsd-adults
  6. Wright, S. L., Karyotaki, E., Cuijpers, P., et al. (2024). EMDR v. other psychological therapies for PTSD: A systematic review and individual participant data meta-analysis. Psychological Medicine, 54(8), 1580-1588. https://doi.org/10.1017/S0033291723003446
  7. VA National Center for PTSD. (s.d.). Eye Movement Desensitization and Reprocessing for PTSD. https://www.ptsd.va.gov/professional/treat/txessentials/emdr_pro.asp
  8. International Society for the Study of Trauma and Dissociation / Journal of EMDR Practice and Research. Beyond the DES-II: Screening for dissociative disorders in EMDR therapy. https://www.emdria.org/resource/beyond-the-des-ii-screening-for-dissociative-disorders-in-emdr-therapy/