Fumo: le conseguenze dell’uso del tabacco

Autore: Dott. Claudio Caldarelli
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Editor: Top Doctors®

In Italia, nonostante il numero dei fumatori sia drasticamente diminuito negli ultimi cinque anni, il 21 % della popolazione continua ad essere dipendente dal tabacco. Il Dottor Claudio Caldarelli, esperto in Chirurgia Maxillo-Facciale, ci illustra quali sono le patologie più comuni derivate dall’uso del tabacco

 

 

Cancro Orale

Il fumo è uno dei più importanti fattori di rischio per le malattie del cavo orale, a partire dal carcinoma della mucosa orale.

La ricerca scientifica ha dimostrato che, per i fumatori di sigarette, il rischio relativo di contrarre questo tipo di cancro è da 2 a 5 volte maggiore rispetto ai non fumatori, e aumenta in relazione alla quantità di sigarette fumate e al numero di anni di abitudine al fumo. Inoltre, sebbene il rischio diminuisca con il passare degli anni di astinenza, possono trascorrerne fino a 20 prima che si uniformi a quello dei non fumatori. 

Accanto al fumo, l'abuso di alcolici è l'altro fattore di rischio principale per il cancro orale. Numerosi studi hanno evidenziato come i grandi fumatori che fanno uso di alcolici sviluppano un rischio per questa patologia di molte volte superiore alla somma degli effetti indipendenti di alcol e fumo.

L'elevato aumento del rischio relativo di sviluppare un cancro orale a cui sono esposti i consumatori di tabacco rispetto ai non fumatori è stato osservato anche tra i fumatori di sigaro (da 7 a 10 volte), quelli di pipa (da 2 a 3,5 volte) e tra coloro che fanno uso di tabacco da masticare e da aspirare.

Infine, i fumatori di sigarette affetti da cancro orale (in cui la lesione cancerosa può presentarsi in una forma infiltrante, ulcerata o esofilitica) sono spesso costretti ad affrontare ulteriori patologie fumo-correlate, quali tumori primitivi e malattie cardiovascolari.

 

 

Disordini potenzialmente maligni della mucosa orale

Le lesioni della mucosa orale sono molto comuni nei soggetti che fanno uso di tabacco da masticare e da aspirare e si possono sviluppare anche in seguito ad un utilizzo limitato. La loro prevalenza, inoltre, aumenta in base alla durata dell’abitudine. Le lesioni della mucosa potenzialmente maligne sono di due tipi:

  • Leucoplachia: placche bianche, opache, dure e ispessite. È considerata una lesione di tipo precanceroso che può risolversi con la cessazione dell'abitudine al fumo e possiede un tasso di trasformazione maligna compreso tra il 3,6 e il 17,5 per cento.
  • Eritroplachia: placche rosse dall’aspetto lucente e vellutato. Colpisce maggiormente nella fascia d'età tra i 60 e i 70 anni e presenta un elevato rischio di trasformazione neoplastica (dal 14% al 50%).

Anche il fumo di sigaretta può essere associato alla leucoplachia orale e all'eritroplachia, così come ad altre lesioni della mucosa orale quali: stomatite nicotinica (processo infiammatorio del cavo orale), candidosi orale (infezione micotica del cavo orale), lingua nera villosa (anomalia benigna), glossite losangica mediana (infiammazione della lingua).

 

 

Malattie parodontali

Il fumo di sigaretta è un fattore di rischio significativo per lo sviluppo della malattia parodontale. La parodontite, infatti, è più frequente nei fumatori che nei non fumatori (il rischio di retrazione gengivale, per esempio, è da 2 a 5 volte maggiore) e il numero di sigarette fumate è un'importante determinante del rischio (2 volte maggiore in coloro che fumano fino a 15 sigarette, fino a 6 volte maggiore in coloro che ne fumano più di 30). 

Molti studi hanno evidenziato una correlazione tra la rapidità di progressione della malattia e l'abitudine al fumo, mentre negli ex fumatori è stata osservata una sensibile diminuzione del rischio di parodontite. Inoltre, la risposta alla terapia parondontale è più scarsa nei pazienti fumatori per i quali il rischio di mancata risposta alla terapia chirurgica è di 7 volte maggiore rispetto ai non fumatori.

La malattia parodontale risulta collegata a una complessa e reciproca interazione tra fattori ambientali (il fumo e la flora batterica del cavo orale) e fattori correlati al paziente (il patrimonio genetico, il sistema immunitario, l'età, il diabete). Tuttavia, l'infezione batterica rimane la causa primaria della parodontite e, nei fumatori, si rileva una maggiore presenza di alcune specie di batteri più difficili da eradicare: l'Actinobacillus actinomycetemcomitans, il Bacteroides forsythus e il Porphyromonas gingivalis.

Infine, esiste una forte evidenza scientifica che il fumo determini dei significativi effetti deleteri sulla risposta infiammatoria e immunitaria alla malattia come, ad esempio, la riduzione del flusso sanguigno a livello parodontale e della rivascolarizzazione ossea e dei tessuti molli, che rendono ragione della maggiore incidenza, della maggiore aggressività e della refrattarietà al trattamento della malattia parodontale nei fumatori rispetto ai non fumatori.

Recentemente, alcuni studi hanno inoltre suggerito che il fumo possa influenzare negativamente anche il metabolismo osseo.

 

Carie

È stata individuata una correlazione tra il fumo e lo sviluppo di carie. In particolare, sono i pazienti che masticano tabacco a riportare la media maggiore di carie destruenti o infiltranti a livello coronale e radicolare rispetto ai pazienti non fumatori. Ovviamente, il numero di lesioni è direttamente correlato alla quantità di tabacco consumata per settimana e al tempo complessivo dell’abitudine. Il meccanismo di aumento del rischio sembra essere collegato con i livelli di zucchero fermentabili presenti nel tabacco da masticare, che stimolano la crescita di batteri cariogenici.

 

Lesioni aftose

Le afte affliggono di più i non fumatori rispetto ai fumatori: smettere di fumare aumenta l’incidenza di afte, mentre ricominciare la riduce. Questo fenomeno si spiega con il fatto che i fumatori sviluppano una ipercheratinizzazione della mucosa, che la protegge dalle ulcere. La nicotina, inoltre, può indurre una riduzione della risposta infiammatoria che, nel paziente fumatore, induce una ridotta suscettibiltà alla stomatite aftosa.

 

 

Patologie della salive e delle ghiandole

È stato dimostrato che il fumo passivo determina sostanziali alterazioni della struttura delle ghiandole salivari in situazioni sperimentali, tali da alternarne la funzionalità, mentre il fumo attivo comporta alterazioni sia nella struttura ghiandolare che nella composizione della saliva.

Nei fumatori, infatti, le concentrazioni dei più comuni antiossidanti salivari appaiono significativamente ridotte. Tale riduzione sembra essere correlata all'insorgenza e alla progressione del cancro orale fumo-indotto e saliva-mediato.

 

 

Il tabacco, in tutte le sue forme, rappresenta un fattore di rischio per il cancro e per altre lesioni della mucosa orale, per la malattia parodontale, per la recessione gengivale e per la carie coronale e radicolare. Quanto più si fuma, tanto più il rischio di sviluppare una malattia del cavo orale aumenta. Inoltre, i fumatori che presentano una malattia parodontale rispondono meno alla terapia chirurgica rispetto ai non fumatori, mentre quelli che sviluppano un cancro presentano un rischio maggiore di sviluppare altri tumori a livello delle vie aereo-digestive superiori.

Risulta chiaro, quindi, che smettere di fumare comporta benefici evidenti, sia per quanto riguarda il rischio di carcinoma della mucosa orale e di malattia parodontale, che per quello di sviluppare alcune lesioni del cavo orale.

È dovere dello specialista comunicare al paziente fumatore i rischi a cui si espone e suggerire una terapia di recupero per smettere di fumare. L'intervento dell'odontoiatra può risultare molto efficace in virtù del rapporto continuativo che questi instaura con i pazienti, i quali risultano inclini a seguirne i consigli.

Dott. Claudio Caldarelli
Chirurgia Maxillo-facciale

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