Fuoco di Sant’Antonio: il trattamento dell’Herpes Zoster

Autore: Prof. Giuseppe De Benedittis
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Editor: Top Doctors®

L’Herpes zoster, più comunemente conosciuto come fuoco di Sant’Antonio, è una patologia virale che colpisce la pelle e i nervi. Il Prof. Giuseppe De Benedittis, esperto in Terapia del Dolore a Milano, ci spiega come viene trattata questa dolorosa patologia

 

 

Che cos’è il fuoco di Sant’Antonio?

L’Herpes Zoster è caratterizzato da dolore molto intenso, associato ad eruzioni cutanee distribuite in corrispondenza delle terminazioni nervose. Il virus dell’herpes zoster (VZV) appartiene alla famiglia degli Alpha-Herpesviridae, la stessa del virus della varicella.

Il virus rimane annidato nell’organismo, per poi risvegliarsi quando le difese immunitarie sono più vulnerabili: età avanzata, malattie intercorrenti, sindromi da immunodeficienza acquisita, xenotrapianti, patologie che richiedano trattamenti immunosoppressori, stress, etc..

Ad essere più colpiti sono gli anziani tra i 70 e gli 80 anni, con prevalenza nel sesso femminile. Negli ultimi anni, però, si è assistito ad un incremento dell’incidenza anche tra la popolazione più giovane, soprattutto in pazienti immunodepressi e come campanello d’allarme di gravi patologie, come linfomi o altri tumori.

Il rischio di contrarre l’herpes zoster è molto basso in fase acuta e nullo in fase cronica. Il contagio avviene attraverso il contatto diretto con il liquido contenuto nelle vescicole, presente solo durante i primi giorni della malattia

 

I sintomi del fuoco di Sant’Antonio

Il primo sintomo dell’Herpes Zoster è il dolore nell’area cutanea interessata, dolore simile ad un bruciore continuo e di intensità medio-elevata. Le vescicole, invece, possono comparire insieme al dolore o alcuni giorni dopo. Le sedi più colpite sono il torace e il volto.

La pelle può diventare particolarmente sensibile e percepire come doloroso qualsiasi stimolo tattile, ad esempio il contatto con gli indumenti o un lieve cambiamento di temperatura. Altri sintomi possono essere il prurito ed una fastidiosa sensazione di intorpidimento. Nei casi più gravi, possono presentarsi gravi complicanze (ad esempio, meningoencefalite ed herpes disseminato) e le funzioni motorie possono essere compromesse.

 

Le complicanze dell’herpes Zoster: la Nevralgia Post-Erpetica

Il decorso della malattia è generalmente autolimitante: le eruzioni cutanee e il dolore regrediscono spontaneamente nel giro di 4-6 settimane.

Se il dolore persiste oltre 3 mesi dall’esordio, è probabile che la malattia abbia evoluto in una Nevralgia Post-Erpetica (NPE). Si tratta di una malattia invalidante, accompagnata frequentemente da depressione, insonnia e perdita di peso, dovuta ad una lesione nervosa permanente e stabilizzata.

 

Il trattamento dell’herpes Zoster

L’utilizzo dei farmaci antivirali nelle prime 72 ore dall’esordio della malattia, nonostante non abbia conseguenze rilevanti sulla risposta terapeutica, aiuta a ridurre l’esantema e il dolore, oltre che la durata della malattia ed eventuali complicazioni.

Il dolore neuropatico causato dall’Herpes Zoster rappresenta una vera e propria sfida terapeutica. Ancora oggi non si dispone di una terapia ideale, anche se alcuni presidi terapeutici si sono rivelati piuttosto efficaci:

  • Trattamenti Sistemici con farmaci antidepressivi triciclici (e.g. amitriptilina) ed antiepilettici (e.g., gapapentinoidi).
  • Trattamenti topici (locali). Il trattamento consiste in una solu-sospensione di acido acetilsalicilico (aspirina) ed etere etilico da applicare sulla zona interessata. L’ aspirina liquida, la cui efficacia è veicolata dal solvente cutaneo etere etilico, permette di desensibilizzare le terminazioni nervose interessate dal processo infiammatorio. Altri rimedi topici includono la capsaicina (estratta dal peperoncino rosso) a basso o elevato dosaggio ed i cerotti con anestetici locali.

Purtroppo, ad oggi non esiste un trattamento in grado di prevenire la Nevralgia Post-Erpetica (NPE). Essa dipende dalla gravità dell’infezione, dalla compromissione delle difese immunitarie, dalla sede (il volto è la sede più a rischio di cronicità), da ritardi ed errori nel trattamento.

Naturalmente, agire il più tempestivamente possibile aiuta a contrastare più efficacemente l’infezione virale, a controllare il dolore e a ridurre i rischi di Nevralgia Post-Erpetica.

 

Editor Karin Mosca

Prof. Giuseppe De Benedittis
Terapia del dolore

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