I segreti della chirurgia robotica

Autore: Dott. Giovanni Butturini
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Editor: Marta Buonomano

La chirurgia robotica: la rivoluzione dell'ultimo ventennio. Il Dott. Giovanni Butturini, esperto in Chirurgia Generale a Verona, ci descrive in dettaglio questa tecnica, in particolar modo nel trattamento del cancro al pancreas

La chirurgia robotica dei tumori pancreatici

Il pancreas è un organo profondo nell’addome, che si trova dietro lo stomaco e davanti alla colonna vertebrale, che sovraintende a funzioni di metabolismo degli zuccheri con la produzione dell’insulina e di digestione degli alimenti attraverso gli enzimi che elaborano i nutrimenti che noi produciamo con il cibo. Come tutti gli organi del nostro organismo, si ammala di patologie infiammatorie (pancreatiti) e di patologie tumorali. Le neoplasie del pancreas si dividono sostanzialmente in esocrine ed endocrine a seconda che originino dalla componente esocrina, quella che produce gli enzimi digestivi, o da quella endocrina, quella che produce gli ormoni del pancreas. Inoltre, le neoplasie possono essere solide o cistiche. Attraverso la chirurgia robotica si possono curare sia le neoplasie benigne che le neoplasie maligne, tra queste ultime, il più frequente è l’adenocarcinoma duttale, che ha un’incidenza di 15 nuovi casi ogni 100.000 abitanti per anno. Le cause sicure del carcinoma sono il fumo di sigaretta, l’obesità e la familiarità. Un caso su 10 infatti, si verifica in ambiti di familiarità. I sintomi di esordio del carcinoma pancreatico sono per lo più subdoli e giustificano la diagnosi spesso tardiva del tumore, infatti il 70-80% dei pazienti che si vede alla prima diagnosi, non è più passibile di chirurgia con intento radicale. Nonostante ciò può capitare che la neoplasia, seppur piccola, blocchi lo sbocco del coledoco con il duodeno e che quindi il paziente diventi giallo (itterizia). In questo caso si può eseguire una diagnosi anche in fase abbastanza precoce e sono questi i casi in cui, la maggior parte delle volte, è possibile ricorrere alla chirurgia radicale.

La tecnica mini-invasiva

Dalla metà degli anni ‘90 si è cominciato ad operare il pancreas con la tecnica mini-invasiva: chirurgia vera e propria che viene svolta senza aprire in modo completo la parete addominale. Vengono infatti effettuate delle incisioni ed introdotti strumenti di trocar che permettono a loro volta all’operatore di introdurre pinze, forbici e coagulatori dall’esterno, guardando in un video la situazione anatomica del paziente. A questa tecnica, intorno agli anni 2000, si è implementata la tecnologia robotica. Il robot pertanto non opera da solo, ma è uno strumento tecnologico nelle mani del chirurgo che ha aiutato ed incrementato le possibilità della chirurgia laparoscopica mini-invasiva. I vantaggi di questa tecnica sono: il fatto che il paziente non subisca grandi laparotomie per l’accesso all’organo pancreatico (ci si può giungere con incisioni intorno al centimetro, o di 5-7 millimetri) e la possibilità di creare una camera operatoria all’interno dell’addome del paziente con quello che si chiama tecnicamente il pneumoperitoneo, cioè l’insufflazione di aria in modo che l’operatore possa lavorarci all’interno. I vantaggi per il paziente non sono solo estetici, ma anche funzionali, quindi avremo una ripresa più rapida nel post-operatorio delle proprie funzioni vitali, funzioni digestive ed alimentazione, minor dolore post-operatorio con un conseguente minor utilizzo di farmaci analgesici, che velocizza a sua volta le funzioni dell’intestino. Riduce inoltre le infezioni respiratorie e le dimissioni sono più precoci, permettendo al paziente di riprendere rapidamente le proprie attività abituali.

Quali tumori si possono operare con la tecnica mini-invasiva?

Questa tecnica è adeguata per tutti i tipi di tumori, anche l’adenocarcinoma, e viene svolta in anestesia generale. I dati dimostrano che la sicurezza oncologica di questo approccio tecnico al cancro del pancreas è adeguata e paragonabile a quella che si ottiene con l’intervento in tecnica aperta. Dal punto di vista oncologico si possono quindi garantire al paziente gli stessi risultati che si hanno con la tecnica aperta. Sono interventi ovviamente complessi, che vanno fatti in centri con esperienza e che possano dare il vantaggio al paziente di iniziare la terapia oncologica necessaria dopo l’asportazione del tumore in tempi rapidi: più rapida è la ripresa, più veloce sarà la possibilità di iniziare le chemioterapie post-operatorie.

Che vantaggi ha la tecnica mini-invasiva?

Questo tipo di approccio con robot permette ai casi di tumori meno aggressivi, come i tumori endocrini ad esempio l’insulinoma (piccoli tumori funzionanti), il vantaggio della mini-invasività: incisioni più piccole, ripresa più veloce e convalescenza più rapida. Inoltre, i tumori possono essere rimossi risparmiando il parenchima sano circostante o gli organi vicino al pancreas come la milza che, a meno che non sia necessaria la rimozione per motivi oncologici, è un grande vantaggio per il paziente, non solo in giovane età, ma per tutti i pazienti ai quali venga lasciata in sede. Con la tecnica mini-invasiva robotica, la preservazione della milza è più facile, è più agevole ed avviene in una percentuale maggiore di pazienti. In conclusione, si può affermare che l’approccio robotico al pancreas è un’evoluzione positiva che ha portato grossi vantaggi per il paziente. È in larga diffusione in Italia e in tutto il mondo ed ogni giorno ci permette di eseguire interventi in sicurezza con la soddisfazione dei nostri pazienti.

Dott. Giovanni Butturini
Chirurgia generale

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