Ictus: qual è il rischio nei pazienti Covid-19?

Redazione di Top Doctors
Durante l’emergenza sanitaria da Covid-19 si è verificata una diminuzione degli accessi al Pronto Soccorso per i casi di infarti e di ictus. Infatti, la paura di essere contagiati dal nuovo virus ha modificato significativamente la propria percezione dei problemi sanitari. Quali sono le conseguenze neurologiche del Coronavirus?
Ictus ai tempi della pandemia
Il timore di presentarsi in Pronto Soccorso e le indicazioni di uscire di casa solo per commissioni strettamente necessarie, ha portato molte persone a rinunciare ai controlli da effettuare, trascurando i sintomi di un ictus in momento di aumentata sedentarietà (pericolo più elevato per le categorie a rischio come i soggetti diabetici che hanno visto un graduale peggioramento del compenso glicemico).

Il monitoraggio di questi pazienti è venuto a mancare anche a causa della parziale disponibilità dei servizi sanitari.
Conseguenze neurologiche del Coronavirus
Medici e personale sanitario hanno avuto modo di conoscere strada facendo le caratteristiche del Covid-19. Durante il cammino, è stato possibile, fortunatamente, capire che l’infezione può causare alterazioni dell’endotelio cerebrale e della coagulazione del sangue, condizioni che possono avere conseguenze anche a livello neurologico. Inoltre, a causa del danno cardiaco non si esclude la possibilità di una cardio-embolia, complicanza rischiosa per un ictus.
Qual è il rischio di ictus nella fase acuta della patologia?
Attualmente, i casi disponibili hanno evidenziato nei soggetti Covid-19 un rischio maggiore di ictus (più alto rischio di disabilità grave e di mortalità) a causa dell’occlusione di una grossa arteria del cervello. Si tratta di pazienti che possono essere maggiormente soggetti ad eventi emorragici, generati da una diminuzione di piastrine. Inoltre, si sono verificati episodi emorragici anche su quei pazienti con storia clinica di trauma cranico recente. Questi dati riguardano sia gli uomini che le donne, anche se vi è una maggiore incidenza sui primi, con età dai 50 ai 65 anni, per i quali è stato necessario un pronto ricovero in rianimazione e un trattamento intensivo.
A seguito della guarigione dall’infezione si riduce il rischio di ictus?
Questo quadro include un enorme stress funzionale a carico dell’apparato cardiocircolatorio (scompenso) che i soggetti Covid-19 hanno dovuto sostenere. In una prospettiva a lungo termine, questa condizione potrebbe portare ad un aumento di complicanze vascolari acute (di origine cardiaca) del sistema nervoso centrale.
Quindi, di conseguenza sarà necessario monitorare anche la fase successiva al Covid-19 attraverso tempestivi controlli clinici-strumentali: servirà per poter valutare l’evoluzione di questa “nuova fragilità”.
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