Iperparatiroidismo: come si riconosce e quando serve la chirurgia
L’iperparatiroidismo è una condizione in cui una o più ghiandole paratiroidi producono una quantità eccessiva di paratormone (PTH). Questo ormone regola i livelli di calcio nel sangue. Quando il PTH è alto, si può sviluppare ipercalcemia, cioè un aumento del calcio circolante.
In Italia la diagnosi avviene spesso in modo occasionale, durante esami del sangue di routine. Non sempre sono presenti sintomi evidenti nelle fasi iniziali. Per questo motivo è importante riconoscere i segnali indiretti e capire quando è indicato un trattamento chirurgico.
Come si riconosce l’iperparatiroidismo
I sintomi dell’iperparatiroidismo possono essere sfumati. Tra i più frequenti:
- stanchezza persistente
- dolori ossei o articolari
- fragilità ossea o osteoporosi
- calcoli renali ricorrenti
- disturbi gastrointestinali (nausea, stipsi)
- difficoltà di concentrazione
La diagnosi si basa su:
- calcio sierico aumentato
- paratormone alto
- vitamina D bassa o normale
- valutazione della funzione renale
- densitometria ossea
Nella maggior parte dei casi la causa è un adenoma paratiroideo, cioè una lesione benigna di una ghiandola. Più raramente possono essere coinvolte più paratiroidi.
Iperparatiroidismo primario e altre forme
La forma più comune è l’iperparatiroidismo primario. Esistono però anche forme secondarie, spesso legate a insufficiente vitamina D, e forme terziarie, che si sviluppano dopo una stimolazione prolungata delle ghiandole paratiroidee in insufficienza renale cronica..
Distinguere tra queste forme è importante perché il trattamento cambia. Nel primario, la chirurgia rappresenta l’unica terapia risolutiva.
Quando serve la chirurgia
Non tutte le persone con iperparatiroidismo devono essere operate subito. Le linee guida attuali considerano alcuni criteri:
- calcio nel sangue significativamente elevato
- riduzione della funzione renale
- presenza di calcoli renali
- osteoporosi documentata
- età inferiore ai 50 anni
- peggioramento progressivo dei valori nel tempo
Anche in assenza di sintomi marcati, la chirurgia può essere indicata per prevenire complicanze future. In Italia l’intervento di paratiroidectomia viene eseguito in centri specializzati di chirurgia endocrina, con tecniche mirate e incisioni limitate quando possibile.
In cosa consiste la paratiroidectomia
L’intervento prevede l’asportazione della ghiandola responsabile dell’eccesso di PTH. Prima dell’operazione si eseguono esami di localizzazione, come ecografia del collo e scintigrafia, per identificare l’adenoma.
La chirurgia è generalmente ben tollerata. Nella maggior parte dei casi il calcio si normalizza già nelle prime 24–48 ore. Il ricovero è breve e il ritorno alle attività quotidiane avviene in tempi rapidi.
Le complicanze sono rare ma possono includere alterazioni temporanee della voce o ipocalcemia transitoria, che viene monitorata e trattata se necessario.
Cosa succede se non si interviene
Un iperparatiroidismo non trattato può portare nel tempo a:
- peggioramento dell’osteoporosi
- fratture
- danno renale
- aumento del rischio cardiovascolare
Per questo motivo è importante una valutazione specialistica anche quando i sintomi sono lievi.
Monitoraggio e decisione condivisa
La scelta tra osservazione e chirurgia deve essere personalizzata. Il monitoraggio periodico include esami del sangue, controllo della densità ossea e valutazione della funzione renale.
Comprendere la propria condizione aiuta a partecipare in modo attivo alle decisioni terapeutiche. L’iperparatiroidismo, se riconosciuto e trattato correttamente, ha nella maggior parte dei casi una prognosi favorevole.
Un inquadramento accurato consente di prevenire complicanze e migliorare la qualità di vita nel lungo periodo.
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