Amnesia: che cos’è e come la possiamo riconoscere? | Top Doctors

L’Amnesia

Autore: Prof. Dario Grossi
Pubblicato: | Aggiornato: 13/08/2018
Editor: Top Doctors®

Arrivare a dimenticare i nomi delle persone o anche gli eventi più recenti è un disturbo da non sottovalutare. Parliamo di amnesia con il Prof. Dario Grossi, esperto in Neurologia a Napoli 

Come si riconosce un’Amnesia?

Circa l’Amnesia autobiografica la diagnosi si basa soprattutto sulla dichiarazione del paziente e dei suoi familiari che si rendono conto immediatamente del problema, sia esso anterogrado o retrogrado, in quanto il paziente non mostra di ricordare eventi di rilievo a cui anche i parenti o amici hanno partecipato in passato, o eventi tanto recenti per cui risulta sorprendente che siano stati dimenticati dal paziente. Per accertare il problema si allestiscono questionari ad hoc preparati anche in collaborazione dei familiari; esistono poi dei questionari formalizzati e tarati su popolazioni di soggetti normali che possono aiutare in tal senso.
La valutazione dell’Amnesia semantica è più difficile; tuttavia esistono anche in questo caso test formalizzati che possono garantire un’adeguata valutazione e una diagnosi appropriata. In entrambi i casi i pazienti devono essere sottoposti ad una batteria di test formalizzati, ovvero prove in cui si misura la prestazione mnesica di un paziente confrontata con dati noti ottenuti da medie di popolazioni uguali alla persona in esame per età, sesso e scolarità. Queste prove validate hanno molti limiti naturalmente, ma offrono un quadro abbastanza realistico della situazione cognitiva e mnesica in particolare.

L’Amnesia autobiografica e l’Amnesia semantica sono le uniche forme di disturbi che si possono definire?

Queste di cui si è sopra parlato, sono disturbi di quella che si definisce memoria dichiarativa o esplicita, cioè una memoria dei cui contenuti il soggetto è consapevole di possedere, sia pur con diversi gradi di approssimazione. Esiste poi un’altra memoria che è definita “procedurale o implicita” che riguarda le procedure motorie che abbiamo acquisito, come guidare l’automobile, nuotare, andare in bicicletta o le abitudini acquisite da una persona, operazioni che si possono attuare automaticamente e che non prevedono attivazione attenzionale rilevante, come ad esempio seguire un percorso consueto. In realtà, i pazienti con grave amnesia anterograda, ovvero non in grado di imparare o di acquisire nuove informazioni, sono in grado di acquisire nuove procedure motorie anche se dimenticano di averlo fatto. Questa dissociazione tra memoria esplicita ed implicita può generare delle condizioni singolari.
È bene sottolineare che questa memoria procedurale è poco erosa dall’oblio, sia da quello naturale che da quello indotto da una malattia; nessun amnesico ha mai dimenticato come si nuota o come si usa una bicicletta o come si guida un’automobile. Esistono tuttavia rare forme di Amnesia, spesso legate a processi neurodegenerativi, caratterizzate da perdita selettiva delle procedure che fanno parte del patrimonio di competenza di una persona che dimostra di aver dimenticato “come si fa”.

I pazienti amnesici come vivono il loro stato?

Questa domanda non ha una risposta univoca. Molti pazienti sanno di avere delle difficoltà nella rievocazione dei ricordi ma, come dice un gioco di parole, “l’amnesico non ricorda quello che dimentica”, per cui ha una coscienza di malattia generica di cui egli stesso non conosce la portata. Altri pazienti, invece, non hanno affatto una coscienza di malattia e sono, come si dice con termine tecnico, anosognosici e negano il loro stato di malattia. Spesso le persone non mostrano vere e proprie amnesie, bensì dimenticanze nella vita quotidiana che spesso tuttavia allarmano.  

Oltre alle amnesie, che altri tipi di disturbi di memoria ci sono?

Oltre le amnesie vere e proprie, i disturbi di memoria più comuni sono quelli legati a problemi di attenzione, che spesso sono connessi a particolari condizioni psicologiche della persona; la causa più frequente è il sovraccarico di informazioni da gestire o di decisioni da prendere, quando si verificano condizioni di stress o quando si instaurano veri e propri quadri depressivi. Sono per loro natura forme transitorie di disturbo di memoria per lo più fluttuanti, ossia ad andamento benigno.
Esiste una speciale memoria che chiamiamo memoria on-going che registra tutte le nostre azioni al di là della nostra intenzione; è quella memoria che registra dove abbiamo messo anche distrattamente un ombrello, un oggetto o dove abbiamo parcheggiato l’automobile. È una memoria che subisce facilmente l’effetto dell’interferenza per cui dimentichiamo oggetti anche a cui teniamo o il luogo dove li abbiamo riposti. Un famoso studioso della memoria diceva che tra le funzioni cognitive la memoria è quella più imperfetta; ed è vero, d’altro canto è esperienza comune “dimenticare”.

Quando dobbiamo cominciare a preoccuparci?

Bisogna iniziare a preoccuparsi quando la frequenza di questi piccoli fallimenti nella vita quotidiana diventa progressivamente maggiore invece di estinguersi con la variazione dello stato psicologico. Se, invece, la frequenza di questi fallimenti aumenta fino al punto da limitare la nostra vita di relazione, se provoca un impatto ambientale rilevante o molto evidente, allora è il momento di ricorrere all’esperto per una valutazione.

Non ricordare i nomi delle persone, anche familiari: quanto è preoccupante questo disturbo?

Questo è un difetto che compare normalmente nelle persone anche dopo i 40-50 anni e diventa progressivo negli anni; questo sorprende ed allarma tutti ma è naturale, non è di per sé un indice di patologia, anche se nelle fasi prodromiche della malattia di Alzheimer il recupero dei nomi di persona è particolarmente disturbato. Bisogna preoccuparsi se anche i nomi di oggetti comuni non sono immediatamente recuperati: si parla in questo caso di anomie e occorre rivolgersi ad un esperto per approfondire.

Prof. Dario Grossi
Neurologia

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