

La depressione maggiore, inserita nel vasto spettro dei disturbi dell'umore, rappresenta un problema in costante aumento, causando notevole sofferenza e cronicità se non trattata tempestivamente. Esploriamo quali sono le diverse fasce di popolazione maggiormente a rischio insieme alla Dott.ssa Giulia Francesca Marchese, Psicologa e Psicoterapeuta a Fossò
La depressione colpisce senza distinzione di genere, ma alcune fasce di popolazione risultano più suscettibili. Le donne, soprattutto tra i 25 e i 44 anni, sperimentano il fenomeno in misura doppia rispetto agli uomini. Il periodo della gravidanza rappresenta un momento critico, portando a una maggiore vulnerabilità. La depressione post-partum, con sintomi come umore depresso e autosvalutazione, è una realtà con cui molte donne si trovano (purtroppo) a dover fare i conti. Tuttavia, gli uomini non sono immuni, e la depressione post-partum può colpire entrambi i genitori.

Gli anziani, soprattutto quelli nelle case di riposo, sono particolarmente esposti alla depressione. La vulnerabilità biologica, legata all'invecchiamento, si combina con sfide psicosociali come lutti e perdite. I sintomi possono manifestarsi con irrequietezza, disturbi gastrointestinali e, in alcuni casi, evolvere in forme di demenza. Il supporto familiare e sociale diminuisce, contribuendo al deterioramento dell'autostima.
Mentre negli adulti la depressione si manifesta soprattutto nelle donne, i bambini sembrano soffrirne in modo equiparabile, con il 2-3% dei bambini tra i 6 e i 12 anni che potrebbe sviluppare un disturbo depressivo maggiore.
Riconoscere la depressione nei giovani è complesso poiché si manifesta con sintomi fisici e comportamentali, come irritabilità e scarso interesse per il gioco. La consulenza di un professionista è dunque essenziale per prevenire la cronicizzazione e migliorare la qualità di vita.
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La depressione non colpisce in modo egualitario tra i sessi, presentando variazioni significative già durante l'adolescenza. Uno studio dell'Università di Cambridge suggerisce che le ragazze depresse a 15 anni sono il doppio dei coetanei maschi. La genetica e i livelli ormonali possono contribuire a questa disparità. I ragazzi sperimentano poi conseguenze più gravi, come l'abuso di sostanze o il suicidio.
Ricerche recenti indicano che già nell'adolescenza le terapie dovrebbero differenziarsi tra i sessi per ottenere risultati più efficaci. Uno studio condotto su pazienti depressi adolescenti ha evidenziato differenze nei "movimenti" cerebrali tra maschi e femmine nell'area del circuito delle emozioni. Questo approccio personalizzato potrebbe rappresentare la chiave per alterare la traiettoria del disturbo prima che peggiori.
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