La dieta per combattere l’Ipercolesterolemia

Autore: Prof.ssa Graziella Bruno
Pubblicato:
Editor: Jennifer Verta

Quali sono i rischi dell’Ipercolesterolemia?, come dobbiamo cambiare la nostra dieta per guarire dalla patologia? A queste domande risponde la Prof.ssa Graziella Bruno, esperta in Diabetologia e Medicina Interna a Torino

Che cos’è l’Ipercolesterolemia?

L’ipercolesterolemia è una condizione clinica caratterizzata da elevati valori di colesterolo. Il valore di “normalità” deve però essere definito individualmente, considerando il cosiddetto “rischio cardiovascolare globale”, che tiene conto di variabili quali età, valore della pressione arteriosa, abitudine al fumo, precedenti eventi cardiovascolari, diabete ed insufficienza renale cronica.

Anni di ricerche epidemiologiche hanno infatti mostrato in modo chiaro come non vi sia un valore soglia, cioè un valore al di sotto del quale il valore di colesterolo totale (o meglio, del colesterolo LDL, quello aterogeno o cosiddetto “cattivo”) possa essere considerato “normale”. In altre parole, il rischio di incorrere nell’arco di 10 anni in una malattia cardiovascolare è tanto più basso quanto minore è il livello di colesterolo LDL. Il limite di “normalità” è quindi stato abbassato, in modo da consentire di intervenire precocemente, già per valori di colesterolo totale superiori a 200 mg/dl, un valore considerato accettabile fino a pochi anni fa. Le nuove linee guida suggeriscono infatti che, indipendentemente dal rischio, tutti dovrebbero ottenere una riduzione di almeno il 50% del colesterolo LDL, in modo da raggiungere, anche se a basso rischio, valori intorno ai 115 mg/dl.

Come si valuta il rischio di problemi cardiovascolari?

È importante precisare, tuttavia, che il valore di colesterolo si valuta a livello individuale sulla base della stima del rischio di incorrere in un evento cardiovascolare nei successivi 10 anni. Per esempio, in pazienti ad alto rischio, con precedenti eventi cardiovascolari, il livello di colesterolo LDL deve essere inferiore a 70 mg/dl. Questo obiettivo è raggiungibile con un approccio individualizzato, in modo da correggere eventuali errori alimentari o definire se la dislipidemia (la quantità dei lipidi nel sangue) è familiare, oppure ancora, se vi è un’alterazioni della funzionalità della tiroide. Purtroppo, nella popolazione è però più diffusa la percezione del rischio conferito dall’ipertensione piuttosto che quello della dislipidemia.

Come sono cambiati i valori di colesterolo rispetto al passato?

La dieta dei nostri giorni è molto differente da quella del passato e ciò si riflette anche sui livelli di colesterolo. In trent’anni i valori medi di colesterolo degli italiani si sono innalzati in maniera importante, almeno 10 mg/dl, sia negli uomini che nelle donne. Al contrario, si dovrebbe cercare di ridurre di almeno 40 mg/dl il colesterolo LDL per abbassare del 20-25% la mortalità a 10 anni per patologie cardiovascolari ed infarto miocardico.

Come si riduce il colesterolo?

Il cardine dell’approccio terapeutico iniziale per abbassare i livelli di colesterolo è la corretta alimentazione, quindi privilegiare gli alimenti ricchi di fibre, che rallentando l'assorbimento intestinale del colesterolo (per es. lenticchie, piselli, fagioli, mele, pere, prugne); scegliere l’olio di oliva extravergine rispetto a burro e margarina e prediligere la carne bianca ed il pesce (salmone, trota, tonno, aringa, sarde o sgombro). L’integrazione alimentare con steroli vegetali può contribuire a ridurre i valori di colesterolo-LDL Gli steroli vegetali sono sostanze grasse di origine vegetale presenti principalmente in oli vegetali e frutta secca e in quantità minori in frutta fresca e verdura, particolarmente in broccoli, cavolfiori, nei cavolini di Bruxelles e nelle olive. La loro struttura chimica è simile a quella del colesterolo, per cui nella mucosa intestinale entrano in competizione con il colesterolo, riducendone quindi l’assorbimento. Un sano regime alimentare fornisce, tuttavia, solo una modesta quantità di fitosteroli (circa 300 milligrammi al giorno). Per questa ragione andrebbe associata ad una dieta equilibrata anche l’assunzione di alimenti arricchiti con fitosteroli (circa 2 grammi) per ottenere una effettiva riduzione del colesterolo, diminuendone i livelli nel sangue tra il 10% e il 15%.

Quali alimenti vanno evitati?

Sono invece da evitare o limitare carni che contengono grasso visibile, fegato, latte intero, panna, burro e formaggio, salumi, prodotti industriali ricchi di grassi saturi od olio di palma, alimenti contenenti olio "parzialmente idrogenato", margarina e lardo, cibi fritti e frutti di mare.

Le uova sono invece state riabilitate, infatti i tuorli contengono colesterolo, ma il loro effetto è minimo con dosi medie (2-4 uova a settimana) nella maggior parte delle persone. Il vino rosso in dose moderata (1 bicchiere/giorno nelle donne e due bicchieri/giorno negli uomini) riduce il rischio cardiovascolare e quindi il suo utilizzo va incoraggiato a queste dosi. È controindicato, invece, in caso di ipertrigliceridemia.

Quali patologie associate possono creare complicanze?

Non sempre con la dieta è possibile correggere valori elevati di colesterolo o trigliceridi e questo problema si verifica generalmente nelle forme familiari (ipercolesterolemia e iperlipemia familiare) in cui la componente genetica determina un’alterata sintesi epatica, non più controllabile con la sola dieta. Una ridotta funzionalità della tiroide contribuisce al mantenimento di elevati valori di colesterolemia. Le malattie intestinali o pancreatiche con steatorrea inducono invece valori bassi di colesterolemia, che rappresentano in questo caso, invece, un indice di grave malassorbimento.

Quando si deve ricorrere ai trattamenti farmacologici?

Qualora dopo un approccio iniziale con la dieta (due mesi circa) non si ottenga il risultato auspicato, è indispensabile ricorrere all’approccio farmacologico. Se i valori sono elevati e non vi siano errori marcati nell’alimentazione, è invece suggerito iniziare subito con i farmaci, in considerazione dell’effetto aterogeno (ossia il rischio di sviluppare arteriosclerosi) che tali valori esplicano sulla parete delle arterie. Purtroppo, l’adesione al trattamento con farmaci che inibiscono la sintesi di colesterolo endogeno risulta critica e più del 50% dei pazienti smette di utilizzare in modo appropriato queste terapie dopo 3-6 mesi. Diverse sono le cause di questo fallimento terapeutico, tra esse si possono elencare la molteplicità delle terapie concomitanti, i fattori genetici e le reazioni avverse, da valutare con estrema attenzione con la specialista prima di intraprendere decisioni autonome. Diversi sono i farmaci a nostra disposizione e solo lo specialista può suggerire lo schema più idoneo a raggiungere l’obiettivo desiderato con il minimo di effetti collaterali.

Prof.ssa Graziella Bruno
Medicina interna

Vedi il profilo

Valutazione generale del paziente


Utilizziamo cookies propri e di terzi per offrire una miglior esperienza e un miglior servizio. Utilizzando questo sito ne accetta l'uso. Continuare Politica dei cookies