La displasia dell'anca

Autore: Prof. Nicola Marcello Portinaro
Pubblicato:
Editor: Top Doctors®

È importante diagnosticare per tempo la displasia dell’anca nei neonati: ciò permette al medico di scegliere il metodo meno invasivo per trattarla. Ne parla il Prof. Nicola Marcello Portinaro, esperto in Ortopedia Pediatrica a Milano

Che cos’è la displasia dell’anca?

L’anca è un’articolazione anatomicamente e biomeccanicamente complessa, fondamentale per la stazione eretta e la deambulazione corretta. Sia durante la gravidanza, che nei primi anni di vita del bambino, l’anca subisce profonde modificazioni, finché non assume le caratteristiche definitive dell’anca dell’adulto.

La displasia dell’anca (altrimenti chiamata DDH, o Developmental Dysplasia of the Hip) è una malattia che colpisce l’anca immatura. Questa patologia comporta una crescita alterata del femore e della zona concava dell’osso iliaco del bacino, chiamata acetabolo. Solitamente, l’anca sinistra è quella più soggetta alla displasia all’anca; la popolazione maggiormente colpita, invece, è quella femminile.

Si può presentare con diversi stadi di gravità, che dipendono dal grado di malformazione dell’acetabolo:

  • Displasia acetabolare: la malformazione riguarda essenzialmente l’acetabolo; può essere lieve o più grave, ma la testa del femore e l’acetabolo rimangono ancora in contatto tra loro;
  • Lussazione: è il caso più grave, in cui la testa del femore è completamente fuori dall’acetabolo.

Quali sono le cause della Displasia dell’Anca?

Sono state avanzate diverse teorie per spiegare la displasia acetabolare e la lussazione, ma nessuna può essere considerata definitiva. Sono stati però identificati alcuni fattori di rischio più importanti:

  • Se si appartiene al genere femminile;
  • Se vi è un’anamnesi familiare positiva per DDH;
  • Nel caso il feto si trovi in posizione podalica.

In ogni caso, il 35% di casi di DDH si verifica senza la presenza di fattori di rischio. La displasia dell’anca in genere si presenta alla nascita, in quanto non diagnosticabile prima del parto, ma può divenire clinicamente evidente anche durante il primo anno di vita.

Quali sono i segni?

La displasia delle anche non causa dolore nei bambini e molto spesso (nell’85% dei casi circa) non presenta segni clinici.

In ogni caso, quando presenti, questi ultimi sono:

  • Asimmetria delle pieghe della pelle delle cosce;
  • Mobilità delle anche limitata, soprattutto da un lato;
  • Instabilità dell’articolazione.

A differenza della displasia, la lussazione presenta segni clinici positivi nel 60% dei casi.

Come vengono diagnosticate la displasia e la lussazione?

L’ecografia è fondamentale per la diagnosi. Permette infatti di osservare il grado di sviluppo dell’anca prima della sua ossificazione, ovvero quando le anche sono ancora formate da sola cartilagine. Si tratta di un esame veloce e assolutamente innocuo per il bambino.
Si consiglia di effettuarlo entro le prime 12 settimane di vita, anche in assenza di segni clinici sospetti; in questo modo è possibile agire immediatamente in caso di patologia. La displasia all’anca, se non diagnosticata e trattata, può infatti progredire in modo molto invalidante, fino alla lussazione.

Se invece si è in presenza di una significativa ossificazione, è necessario eseguire anche una radiografia, dal momento che non è più possibile eseguire l’ecografia.

Come si cura la Displasia dell’anca?

Il trattamento dipende da alcuni fattori:

  • Quando viene scoperta la patologia;
  • L’età del bambino;
  • La gravità della displasia;
  • La presenza della lussazione.

Nei neonati la displasia dell’anca può essere corretta con l’utilizzo di particolari divaricatori che devono essere indossati fino a guarigione avvenuta, per un minimo di 6 settimane. Il follow-up è fondamentale perché permette di seguire l’andamento della malattia e il tempo necessario per la sua guarigione. Le visite di controllo devono essere programmate non prima di 6 settimane dopo aver iniziato il trattamento, in quanto in un tempo minore è difficile valutare miglioramenti ecografici.

Nei casi di lussazione, e solo se l’anca può essere riposizionata all’interno dell’acetabolo, il trattamento avviene con apparecchi gessati per circa 4/6 settimane e successivamente con i divaricatori fino a guarigione.

Qualora invece l’anca non possa essere riposizionata manualmente, è necessario intervenire con una procedura chiamata “riduzione aperta”. Si tratta di un intervento vero e proprio, in cui il chirurgo ispeziona l’articolazione e:

  • Rimuove eventuali tessuti molli anomali che mantengono l’anca al di fuori dell’acetabolo;
  • Tende i legamenti e la capsula che si sono allentati;
  • Allenta muscoli che si sono contratti.

Dopo l’intervento chirurgico è necessario trattare il paziente con un gesso. Nei casi diagnosticati tardivamente potrebbero rendersi necessari interventi di ricostruzione dell’acetabolo e riposizionamento della testa del femore. Questo spiega l’importanza di una diagnosi precoce, che permette un trattamento molto meno invasivo.

 

È da oltre 30 anni che il Professor Portinaro si occupa di questa patologia. Ha studiato l’anatomia dell’anca normale e patologica fin dal suo dottorato di ricerca presso l’Università of Oxford; la ricerca scientifica che ha prodotto in quel periodo viene seguita ancora oggi a livello internazionale. Il Prof. Portinaro ha all’attivo più di 150.000 ecografie su neonati e circa 5.000 interventi chirurgici su pazienti che arrivano da tutta Italia, e padroneggia tutte le diverse tecniche per trattare con successo la displasia all’anca.

Prof. Nicola Marcello Portinaro
Ortopedia pediatrica

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