La mascherina ci protegge dal COVID-19, ma come ne risente la pelle?

Redazione di Top Doctors
L’utilizzo prolungato della mascherina (per chi ad esempio lavora in ospedale) ed il continuo lavaggio delle mani con prodotti disinfettanti possono a lungo andare causare dermatiti irritative. Come possiamo, dunque, prenderci cura della nostra pelle?
I “volti da COVID” del personale sanitario
I medici e gli infermieri, come anche chi svolge un lavoro che lo obbliga ad indossare per molte ore dei dispositivi di protezione, possono presentare delle lesioni sia da pressione che da sfregamento causate dall’utilizzo di mascherine molto aderenti, che devono necessariamente coprire bocca e naso dal virus. Queste lesioni rappresentano un danno collaterale minimo rispetto a quello che potrebbe provocare l’infezione da COVID-19, ma aprono inevitabilmente la porta ad infezioni di altro genere. In questi casi, è necessario mantenere la pelle pulita ed idratata, applicando una crema barriera almeno 30 minuti prima di indossare il dispositivo di protezione. Si consiglia inoltre di rimuovere le maschere particolarmente aderenti ogni 2 ore, in modo da pulire e idratare nuovamente la pelle prima di indossarle di nuovo.
Fase 2: anche i cittadini devono proteggere la propria pelle
Secondo le nuove disposizioni, sarà necessario portare la mascherina anche una volta terminato il periodo di quarantena (Fase 2). Questa indicazione non vale solamente per il personale sanitario, ma anche per i cittadini. Ciò significa che, nonostante si sia seguita una beauty routine durante il lockdown, è necessario continuare a prendersi cura della propria pelle. Non è raro trovarsi di fronte, in questo periodo, a delle dermatiti irritative: questo significa che la nostra pelle ha bisogno di più attenzioni, di un’accurata pulizia ed idratazione sia prima che dopo l’utilizzo di dispositivi di protezione. Stesso discorso vale per le mani, spesso abbondantemente disinfettate con gel igienizzanti con una percentuale di alcol al 70% (altamente irritante).
Altro fattore da non sottovalutare è la carenza di vitamina D, dovuta alla mancata esposizione ai raggi solari per settimane a causa del periodo di quarantena: in questo caso si consiglia di fare passeggiate di 10-20 minuti a braccia scoperte in modo da consentire all’organismo di sintetizzare la vitamina D o, in alternativa, ricorrere ad integratori specifici e favorire una dieta ricca di alimenti contenenti questa vitamina.
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