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Le epatiti: quali sono e come riconoscerle

L’epatite è una condizione clinica che ha nell’infiammazione del fegato la sua manifestazione, ma che si può declinare in diverse tipologie. Si può classificare in acuta e cronica secondo un criterio temporale e istologico. Il primo prevede in almeno 6 mesi il periodo entro cui una forma acuta possa virare verso la guarigione spontanea o indotta da farmaci oppure evolvere in un’epatite cronica, che può a sua volta provocare cirrosi epatica o tumore del fegato. Il secondo si basa sul riscontro di cellule infiammatorie nel tessuto epatico

Qual è l’epatite più grave?

Delle epatiti la forma clinica più temuta è quella cronica per la sua possibilità, come detto, di evolvere in cirrosi o in tumore del fegato.
Per quanto riguarda l’epidemiologia delle epatiti acute, quelle poste sotto stretto monitoraggio annuale sono quelle virali. Di queste, in Italia su 15.872 casi registrati il 14% è da attribuire a persone straniere.

Tra le cause più frequenti che possono determinare un’epatite acuta vi sono le seguenti:

  1. Infettive (es: virus delle epatiti A, B, C, D, E, batteriche, parassitarie);
  2. Autoimmunitarie;
  3. Tossiche (da alcol, farmaci, droghe, erbe, ecc.);
  4. Cause ancora sconosciute.

L’incidenza dell’epatite A in Italia

Nel 2021 l’incidenza di epatite A nel nostro Paese è stata di 0,25 casi su 100.000 abitanti. La caratteristica dell’epatite A, determinata da un virus a RNA (Picornavirus), è che per definizione non cronicizza mai e guarisce sempre spontaneamente. Fa eccezione una piccola percentuale di casi che va dallo 0,1 allo 0,3%, che in breve tempo può evolvere in forma fulminante e richiedere il trapianto di fegato per salvare la vita del paziente. Per questo è utile eseguire la prevenzione sottoponendosi alla vaccinazione specifica, soprattutto per quelle persone che viaggiano in Paesi ritenuti a rischio di contrarre l’infezione per condizioni igieniche e alimentari non idonee, in quanto la trasmissione avviene per via oro-fecale.

L’epatite B: causa, trasmissione, diagnosi e terapia

L’epatite B è causata da un virus a DNA (Hepadnavirus). Esso è uno dei virus più infettivi ed è presente in 6 sottotipi (chiamati genotipi). Nel mondo sono più di 257.000.000 di persone sono contagiate e circa il 10% (350.000) sono persone infette senza saperlo, ma in grado di trasmettere l’infezione e di conseguenza anche la malattia. La trasmissione avviene per via parenterale o parenterale inapparente, cioè tramite contatto con sangue, fluidi o materiali infetti (ad esempio aghi), che vengono iniettati o posti a contatto con ferite cutanee o lacerazioni di mucose. È pure presente la trasmissione sessuale.

Negli adulti circa il 95% delle epatiti acute B guarisce spontaneamente, mentre nei bambini la cronicizzazione avviene nel 90% dei casi. Fortunatamente in Italia esiste dal 1991 una vaccinazione obbligatoria. Si calcola che nel nostro Paese negli ultimi 20 anni con la vaccinazione anti epatite B si siano evitati circa 20.000 casi di tale infezione. Delle persone infette il 5/10% diviene portatore cronico e tra questi il 20/25% può evolvere in cirrosi epatica arrivando nell’80/90% dei casi anche al tumore del fegato.

La diagnosi di epatite B sia acuta che cronica avviene attraverso la determinazione nel sangue dei marcatori specifici; inoltre, oggi è anche possibile rilevare e quantizzare sempre nel sangue il DNA virale, che scompare quando la forma guarisce. Anche l’epatite acuta B nello 0,1% dei casi può evolvere in epatite fulminante e richiedere il trapianto di fegato. La terapia della forma acuta si basa sul riposo, idratazione, farmaci sintomatici (ad esempio antinausea) e antivirali specifici, sino alla guarigione che avviene con l’annullamento costante della replica del virus. Nel caso di un’epatite cronica con replica virale attiva, i farmaci antivirali specifici vanno assunti per sempre, in quanto la loro sospensione potrebbe permettere la riattivazione del virus stesso.

L’epatite C: incidenza, trasmissione, sintomi, diagnosi, evoluzione e trattamento

L’epatite C, a differenza dell’epatite B, è dovuta a un virus a RNA (famiglia delle Flaviridae). Anche per questa infezione esistono 6 genotipi. Attualmente nel mondo sono circa 80.000.000 le persone affette da tale infezione, pari circa all’1,1% della popolazione. La stessa percentuale d’infezione è presente nella popolazione italiana, mentre in Lombardia si attesta a 150.000 il numero degli infetti.

La trasmissione dell’infezione avviene attraverso il contatto con il sangue o scambio di materiale (come siringhe e aghi), entrambi infetti; mentre più rara è la trasmissione sessuale da madre a figlio durante la gravidanza o il parto. Tatuaggi e piercing possono, in ambienti scarsamente igienici, determinare la trasmissione del virus.

I sintomi dell’epatite acuta C possono andare da nulla, soprattutto all’inizio della patologia, a stanchezza, febbre, inappetenza, nausea, dolori muscolari e articolari nella fase più conclamata della forma.

 La diagnosi avviene attraverso la determinazione nel sangue dell’anticorpo specifico (Anti HCV), la cui positività indica il pregresso contatto con il virus o un’infezione in atto, che in questo caso va confermata attraverso il dosaggio, sempre nel sangue, dello HCVRNA quantitativo. La sua positività indica un’infezione in atto e l’infettività del soggetto studiato. Fortunatamente oggi possediamo dei farmaci antivirali specifici che in 8 o 12 settimane di trattamento guariscono la malattia nella quasi totalità dei pazienti anche con cirrosi.

L’evoluzione di un’epatite C acuta consiste in una guarigione spontanea nel 15% dei casi e in una cronicizzazione nell’85% se non viene instaurata una terapia antivirale. Il 20% delle forme croniche evolve in cirrosi e il 4/6% in tumore del fegato.

Come detto, la terapia dell’epatite C in questi ultimi anni ha fatto notevoli progressi, mettendo a disposizione degli epatologi e degli infettivologi nuovi farmaci antivirali in grado di guarire la forma nel 99% dei casi, anche i più gravi, in un tempo compreso tra le 8 e le 12 settimane. Questo ha permesso di avviare un programma di ricerca finalizzato all’estinzione del virus dell’epatite C entro il 2030. Nelle forme di cirrosi particolarmente avanzate, nonostante la negativizzazione del virus, il trapianto di fegato, se indicato, è la terapia d’elezione. Non esiste ad oggi un vaccino.

Altre tipologie di epatiti

Altri 2 tipi di epatite sono le seguenti:

  1. Delta (D): è provocata da un virus a RNA (3 genotipi) e colpisce solo persone infette cronicamente dal virus dell’epatite B. Si calcola che nel mondo circa 20.000.000 di persone ne siano affette. Nella sovra infezione Delta, la cronicizzazione avviene nel 90% dei casi totali ma in non più del 2% delle persone adulte. Quando presente, rappresenta la forma più aggressiva di tutte le epatiti croniche. La terapia oggi si basa sulla somministrazione di un nuovo farmaco antivirale e sul trapianto di fegato quando indicato. È poi importante sapere che la vaccinazione contro l’epatite B protegge anche contro l’epatite D.
  2. Epatite E: è una malattia endemica anche nei Paesi industrializzati, determinata da un virus a RNA della famiglia delle Calciviridee. Ad oggi sono stati determinati 4 genotipi. Si trasmette attraverso consumo di alimenti (carne di maiale o di cinghiale) e acqua contaminata da feci di persone o di animali infetti (trasmissione oro-fecale). Spesso è una forma autolimitante senza complicanze, però nelle donne al terzo trimestre di gravidanza nel 20% dei casi si può avere un’evoluzione in forma fulminante e in pazienti immunodepressi o sottoposti a trapianto la forma può cronicizzare ed evolvere in cirrosi. La diagnosi si effettua dosando nel sangue gli anticorpi specifici e l’RNA virale, mentre la terapia si basa su riposo in attesa della guarigione spontanea. Nei casi più gravi si impiegano farmaci antivirali.