Le novità sul trapianto di cellule staminali per la sclerosi multipla

Autore: Prof. Francesco Lanza
Pubblicato:
Editor: Claudia Serra

La sclerosi multipla è una patologia neurodegenerativa che colpisce il sistema nervoso centrale. Il trapianto di cellule staminali si è dimostrato particolarmente utile nei pazienti con sclerosi multipla con un quadro clinico complicato. Ce ne parla il Prof. Francesco Lanza, specialista in Ematologia.  

Che cosa sono le cellule staminali?

Le cellule staminali emopoietiche (CSE) sono cellule immature in grado di produrre le cellule del sangue compresi i linfociti, che nei pazienti con malattie autoimmuni (come ad esempio la sclerosi multipla) sono la causa della malattia e dei danni neurologici. Le CSE si trovano nel midollo osseo ma possono essere anche raccolte dal sangue dopo utilizzo di farmaci specifici. Oggigiorno le CSE prelevate dal sangue sono quelle più utili in terapia.

In che modo possono aiutare i pazienti con sclerosi multipla?

Il trapianto autologo di cellule staminali del sangue è una procedura ampiamente diffusa in ambito ematologico dove è uno standard terapeutico per alcune patologie tumorali quali il Mieloma Multiplo ed i linfomi.  Negli ultimi anni il trapianto di cellule staminali si è dimostrato estremamente attivo anche nei pazienti con sclerosi multipla che mostrano un decorso della malattia particolarmente aggressivo che non viene adeguatamente controllato dalle terapie biologiche convenzionali.

In cosa consiste il trapianto di cellule staminali in pazienti con sclerosi multipla?

Il trapianto CSE si compone di 2 fasi: la raccolta di cellule staminali dopo la somministrazione di farmaci immunosoppressivi e fattori di crescita, e il trapianto vero e proprio in regime di ricovero per un periodo di 2-3 settimane. Il meccanismo di azione è basato sull’azzeramento del sistema immunitario del paziente tramite chemioterapia ad alte dosi e dalla sua ricostituzione ad opera di cellule staminali dello stesso paziente precedentemente prelevate e conservate in azoto liquido. Si induce in questo modo un reset del sistema immunitario che, nella maggior parte dei pazienti, perde i caratteri di aggressività verso il proprio organismo, determinando un rapido e progressivo miglioramento clinico. la malattia.

Che risultati si possono ottenere?

Il trapianto CSE è in grado di arrestare l’evoluzione della malattia per anni e decenni, migliorando la qualità di vita dei soggetti trattati, e impedendo il peggioramento della disabilità correlato ai danni neurologici dei linfociti malati.

Prof. Francesco Lanza
Ematologia

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