Soluzioni Digitali

Long Covid: perché stanchezza, dolore e fiato corto possono durare mesi?

Il Long Covid è una condizione che può comparire dopo l’infezione da SARS-CoV-2 e causare sintomi persistenti, come stanchezza, fiato corto, dolore, disturbi cognitivi e alterazioni del sonno. Fare una valutaziona approfondita vuol dire tenere in considerazione anche infiammazione cronica, stress ossidativo e recupero funzionale personalizzato.

Che cos’è il Long Covid e quando si può parlare davvero di questa sindrome?

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, la condizione post-COVID-19 compare di solito a 3 mesi dall’infezione, con sintomi che durano almeno 2 mesi e non sono spiegati da un’altra diagnosi. I sintomi possono persistere dopo la fase acuta, comparire dopo un apparente recupero oppure avere un andamento fluttuante.


NICE (National Institute for Health and Care Excellence) usa una soglia più ampia per la presa in carico clinica: considera i sintomi nuovi o persistenti presenti da 4 settimane o più dopo l’inizio dell’infezione acuta. Questa distinzione è importante: non serve aspettare mesi se i sintomi interferiscono con lavoro, vita sociale, sonno o autonomia quotidiana.


Il Long Covid non è una singola malattia uguale per tutti. Può coinvolgere più sistemi dell’organismo: respiratorio, muscolare, neurologico, cardiovascolare, gastrointestinale e psicologico. Per questo la diagnosi richiede una valutazione clinica completa, non solo un elenco di sintomi.

Quali sono i sintomi più comuni del Long Covid?

I 10 sintomi più frequenti sono:


  • affaticamento
  • fiato corto
  • dolori muscolari
  • dolori articolari
  • mal di testa
  • tosse
  • dolore toracico
  • alterazioni dell’olfatto
  • alterazioni del gusto
  • alterazioni dell’alvo, come diarrea o stitichezza.


Questi sintomi sono coerenti con la revisione di Aiyegbusi et al. del 2021, che descrive il Long Covid come una condizione multisintomatica, con fatigue, dispnea, dolore, tosse, disturbi cognitivi, ansia, alterazioni del sonno e sintomi gastrointestinali tra le manifestazioni riportate più spesso.


Secondo il CDC (Centers for Disease Control and Prevention), sono stati identificati più di 200 sintomi associati al Long Covid. Tra quelli più segnalati ci sono fatigue, brain fog e peggioramento dopo sforzo fisico o mentale. Altri sintomi comuni includono tosse, dolore toracico, palpitazioni, mal di testa, disturbi del sonno, ansia, depressione, diarrea e stitichezza.


Perché la stanchezza del Long Covid non è una semplice “mancanza di energia”?

La stanchezza del Long Covid può essere diversa dalla normale stanchezza. Può limitare attività semplici, come camminare, lavorare, concentrarsi o svolgere compiti domestici. In alcuni pazienti compare anche il peggioramento post-sforzo, chiamato post-exertional malaise, cioè un aumento dei sintomi dopo attività fisiche o mentali anche leggere.


Secondo il CDC, nel post-exertional malaise i sintomi possono peggiorare 12-48 ore dopo lo sforzo e durare giorni o settimane. Questo dato è importante perché non tutti i pazienti migliorano aumentando subito l’attività fisica. In alcuni casi serve un recupero graduale, controllato e adattato alla soglia individuale.


Qui il ruolo dello specialista in Terapia del dolore può essere utile. Dolore muscolare, dolore articolare, fatigue, sonno disturbato e ridotta tolleranza allo sforzo possono alimentarsi a vicenda. Se il paziente dorme male, si muove meno e sente più dolore, il recupero diventa più difficile.

Come si diagnostica il Long Covid?

La diagnosi è soprattutto clinica. Significa che parte dall’ascolto dei sintomi, dalla storia dell’infezione, dall’impatto sulla vita quotidiana e dall’esclusione di altre possibili cause. Non esiste, secondo il CDC, un test di laboratorio unico e approvato che confermi da solo il Long Covid.


Gli esami possono però essere utili. Analisi del sangue, valutazione cardiologica, esami respiratori, imaging o altri test strumentali possono servire a escludere anemia, patologie tiroidee, malattie cardiache, respiratorie, autoimmuni o altre condizioni che possono dare sintomi simili.


NICE raccomanda una valutazione proporzionata ai sintomi, alla loro gravità e al rischio individuale. Questo vuol dire evitare sia la banalizzazione del problema sia l’eccesso di esami non necessari. La visita serve a costruire un quadro coerente e a decidere quali approfondimenti abbiano davvero senso.

Che ruolo possono avere infiammazione cronica e stress ossidativo nel Long Covid?

Uno dei punti centrali è il possibile legame tra Long Covid, infiammazione cronica e stress ossidativo. Lo stress ossidativo indica uno squilibrio tra la produzione di molecole ossidanti e la capacità dei sistemi antiossidanti dell’organismo di neutralizzarle.


Questa prospettiva non deve essere letta come spiegazione unica del Long Covid. La sindrome è complessa e può avere più meccanismi. Tuttavia, la ricerca scientifica sta studiando il ruolo di infiammazione persistente, alterazioni immunitarie, danno endoteliale, disfunzione mitocondriale e squilibrio ossidativo nei sintomi post-COVID.


Perché lo stress ossidativo può incidere su energia, dolore e recupero?

Le cellule producono energia anche attraverso processi molto sensibili all’equilibrio ossidativo. Quando questo equilibrio è alterato, alcuni pazienti possono percepire minore resistenza allo sforzo, recupero più lento, dolori diffusi o senso di esaurimento. Questo non significa che ogni caso di Long Covid dipenda dallo stress ossidativo, ma che può essere una parte del quadro.


Studi recenti su marcatori di stress ossidativo nei pazienti con Long Covid stanno cercando di capire se questi parametri possano aiutare a descrivere meglio alcuni profili clinici. Sono dati utili per la ricerca e per una valutazione personalizzata, ma non sostituiscono diagnosi clinica, esami standard e giudizio medico.


Ha senso misurare stress ossidativo e potenziale antiossidante?

Nel testo della dottoressa viene proposta una valutazione che consideri lo stress ossidativo e il potenziale antiossidante individuale. Questo approccio può avere senso come parte di un percorso medico più ampio, soprattutto se il paziente presenta fatigue persistente, dolore, ridotta tolleranza allo sforzo e difficoltà di recupero.


Va però chiarito un limite: questi test non sono, da soli, diagnostici per Long Covid. Possono fornire informazioni sullo stato biologico del paziente, ma devono essere interpretati insieme a sintomi, anamnesi, stile di vita, esami clinici e presenza di altre patologie.


Il piano terapeutico può essere personalizzato?

Sì, ma senza promettere risultati certi. Secondo il CDC, la gestione del Long Covid mira a migliorare funzione e qualità di vita, concentrandosi sui sintomi più limitanti per il paziente. Questo può includere gestione del dolore, sonno, attività fisica adattata, supporto nutrizionale, controllo delle condizioni preesistenti e riabilitazione quando indicata.


Nel caso di fatigue importante, dolore cronico o peggioramento dopo sforzo, il percorso dovrebbe essere graduale. L’obiettivo non è “forzare” il corpo, ma capire quanto tollera, ridurre i fattori che mantengono i sintomi e recuperare autonomia in modo progressivo.


Potrebbe interessarti anche --> Ozonoterapia: cos’è, benefici, indicazioni e controindicazioni


Riferimenti APA

  1. Aiyegbusi, O. L., Hughes, S. E., Turner, G., Rivera, S. C., McMullan, C., Chandan, J. S., Haroon, S., Price, G., Davies, E. H., Nirantharakumar, K., Sapey, E., & Calvert, M. J. (2021). Symptoms, complications and management of long COVID: A review. Journal of the Royal Society of Medicine, 114(9), 428–442. https://doi.org/10.1177/01410768211032850
  2. Centers for Disease Control and Prevention. (2026, March 9). Long COVID signs and symptoms. https://www.cdc.gov/long-covid/signs-symptoms/index.html
  3. Centers for Disease Control and Prevention. (2026, May 6). Long COVID basics. https://www.cdc.gov/long-covid/about/index.html
  4. Centers for Disease Control and Prevention. (2026, March 9). Long COVID clinical guidance. https://www.cdc.gov/long-covid/hcp/clinical-guidance/index.html
  5. National Institute for Health and Care Excellence. (2024). COVID-19 rapid guideline: Managing the long-term effects of COVID-19. NICE guideline NG188. https://www.nice.org.uk/guidance/ng188
  6. Soriano, J. B., Murthy, S., Marshall, J. C., Relan, P., Diaz, J. V., & WHO Clinical Case Definition Working Group on Post-COVID-19 Condition. (2022). A clinical case definition of post-COVID-19 condition by a Delphi consensus. The Lancet Infectious Diseases, 22(4), e102–e107. https://doi.org/10.1016/S1473-3099(21)00703-9
  7. Tirelli, U., Franzini, M., Valdenassi, L., Pisconti, S., Taibi, R., Torrisi, C., & Pandolfi, S. (2021). Fatigue in post-acute sequelae of SARS-CoV-2 treated with oxygen-ozone autohemotherapy: Preliminary results on 100 patients. European Review for Medical and Pharmacological Sciences, 25(18), 5871–5875. https://doi.org/10.26355/eurrev_202109_26809
  8. World Health Organization. (2021). A clinical case definition of post COVID-19 condition by a Delphi consensus. https://www.who.int/publications/i/item/WHO-2019-nCoV-Post_COVID-19_condition-Clinical_case_definition-2021.1
  9. Mese, O., et al. (2025). Clinical evaluation of oxidative stress markers in patients with long COVID. [Articolo indicizzato su PubMed/PubMed Central]. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/41008975/