Malattia renale cronica: perché riconoscerla presto cambia il percorso

La malattia renale cronica (CKD) indica un’alterazione persistente della funzione o della struttura del rene. Spesso esordisce ed evolve in modo asintomatico, talvolta anche sino alle fasi più avanzate di malattia.
Pertanto, una diagnosi precoce si basa soprattutto su due esami semplici e complementari, il dosaggio della creatinina sierica ( sul cui valore si basa il calcolo del eGFR, una misura del livello della filtrazione ) e dell’albumina nelle urine (più precisamente valutato dal rapporto albumina/creatinina, ACR, su urine).
Riconoscerla precocemente è importante perché permette di poter mettere in atto molte strategie di intervento, come il controllo della pressione arteriosa, del peso corporeo, della dieta e di altre caratteristiche dello stile di vita (fumo, attività fisica, etc) oltre al riconoscimento di alcune malattie che possono essere la causa della CKD (p.es., diabete, malattie immunologiche, malattie renali genetiche o acquisite), permettendo un intervento terapuetico specifico ed efficace, che può in alcuni casi anche guarire la malattia renale o quantomeno rallentare la progressione e ridurre il rischio cardiovascolare associato alla CKD.
Che cos’è la CKD e come si “misura”
Le linee guida internazionali raccomandano di testare le persone a rischio (p.es, pazienti diabetici o ipertesi o che hanno famigliari con malattie renai), utilizzando in due esami sopra citati (valutazione dell’ eGFR e di ACR). Se un valore è alterato, va ripetuto per confermare la presenza di CKD.
Stadi: non conta solo l’eGFR
La CKD viene spesso descritta con stadi di eGFR (G1–G5). Ad esempio, eGFR:
- G1 ≥90 (con altri segni di danno renale)
- G2 60–89 (con altri segni di danno renale)
- G3a 45–59, G3b 30–44
- G4 15–29
- G5 <15 (insufficienza renale avanzata)
L’aggiunta del grado di albuminuria (stratificata in 3 gradi: A1–A3) e contribuisce a definire il rischio di progressione della CKD, dando indicazioni per il follow-up.
Sintomi: perché spesso “non si sente”
Come già ricordato, la CKD esordisce e si mantiene a lungo asintomatica e solo negli stadi più avanzati, possono comparire sintomi spesso, peraltro aspecifci, stanchezza, gonfiore alle caviglie, crampi, prurito, variazioni della diuresi o aumento della pressione arteriosa o un suo più difficile controllo.
Per questo, i controlli nei soggetti a rischio sono fondamentali.
Cause e fattori di rischio principali
Le cause più frequenti nell’adulto includono diabete e ipertensione. Altri fattori di rischio rilevanti sono obesità, malattie cardiovascolari e familiarità.
In Italia, la Società Italiana di Nefrologia (SIN) richiama l’importanza di identificazione e gestione della malattia renale cronica nell’adulto.
Perché è importante una diagnosi corretta (e cosa si rischia se si sottovaluta)
Sottovalutare una CKD non riconosciuta può portare a:
- peggioramento silenzioso della funzione renale;
- aumento del rischio di complicanze (anche cardiovascolari);
- arrivo tardivo allo specialista, quando le opzioni per rallentare la progressione sono più limitate.
Dall’altro lato, interpretare correttamente eGFR e ACR evita allarmi inutili e permette follow-up proporzionati al rischio.
Quali esami si usano (in pratica)
Di solito il percorso include:
- creatinina (per calcolare eGFR) e altri esami ematici di base;
- ACR su urine (albuminuria e creatininuria) e, se indicato, esame urine completo;
- misurazione della pressione e valutazione dei fattori di rischio.
In base al caso, lo specialista può aggiungere ecografia renale e accertamenti mirati per identificare la causa.
Cosa si può fare per rallentare la progressione
Le misure più importanti (da personalizzare con il medico) includono:
- controllo di pressione arteriosa e glicemia (se diabete);
- riduzione del sale, gestione del peso e attività fisica regolare;
- evitare l’uso frequente e prolungato di farmaci potenzialmente nefrotossici senza indicazione (es. alcuni antinfiammatori, uso di antibiotici senza motivazioni cliniche, assunzione non controllata di supplementazioni o preparati di varia natura).
Le linee guida KDIGO sottolineano l’importanza di un approccio strutturato alla valutazione e gestione della CKD lungo tutto il percorso di cura.
Quando rivolgersi al nefrologo
È consigliabile una valutazione nefrologica se:
- eGFR risulta ridotto in modo persistente o in calo;
- ACR elevata o in aumento nel tempo;
- Alterazioni dell’esame urine
- pressione o diabete sono difficili da controllare;
- comparsa di edemi (gonfiori) alle gambe o al volto.
Una presa in carico precoce aiuta a definire causa, rischio, frequenza dei controlli e terapie più adatte.
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