Melanoma: cosa succede dopo la diagnosi e come si sceglie la terapia?
Il melanoma cutaneo richiede un percorso diverso a seconda dello stadio e delle caratteristiche biologiche della malattia. Nel 2024 in Italia sono state stimate 12.941 nuove diagnosi. In Oncologia Medica oggi non conta soltanto sapere se un melanoma è presente: spessore, linfonodi, mutazioni e possibilità di trattamento prima o dopo la chirurgia possono cambiare concretamente la strategia.
Quanto è frequente il melanoma e perché lo stadio è così importante?
Secondo I numeri del cancro in Italia 2025, nel 2024 sono state stimate 12.941 nuove diagnosi di melanoma cutaneo, 7.069 negli uomini e 5.872 nelle donne. In Italia vivono inoltre circa 221.000 persone dopo una diagnosi di melanoma. La sopravvivenza netta a 5 anni riportata nel volume è dell'88% negli uomini e del 91% nelle donne.
Questi dati descrivono una popolazione e non permettono di prevedere l'evoluzione del singolo caso. La prognosi dipende infatti in modo importante dallo stadio in cui la malattia viene diagnosticata. Il melanoma è inoltre il terzo tumore più frequente in Italia, in entrambi i sessi, tra le persone con meno di 50 anni.
Cosa succede dopo che l'esame istologico conferma un melanoma?
Dopo la conferma istologica, uno dei dati fondamentali è lo spessore secondo Breslow, insieme ad altre caratteristiche come l'ulcerazione. Sono elementi che contribuiscono a definire lo stadio e a stabilire quali approfondimenti siano realmente necessari.
Le linee guida europee EADO aggiornate nel 2024 indicano che per melanomi sottili fino a 0,8 mm non sono generalmente necessari ulteriori esami di imaging. Dal grado IIB/C, invece, possono essere indicati esami di stadiazione dell'intero organismo mediante TC o PET-TC associati a risonanza magnetica cerebrale.
Anche il linfonodo sentinella non viene eseguito indistintamente in tutti i pazienti. Le raccomandazioni europee indicano di proporlo nei melanomi con spessore pari o superiore a 1 mm, oppure da 0,8 mm quando sono presenti ulteriori fattori istologici di rischio. La sua funzione principale è contribuire alla corretta stadiazione e alle successive decisioni terapeutiche.
Quando è sufficiente la chirurgia e quando entra in gioco l'Oncologo?
Negli stadi iniziali la chirurgia rappresenta il trattamento fondamentale. Le linee guida europee indicano margini chirurgici compresi indicativamente tra 1 e 2 cm, scelti in relazione alle caratteristiche del melanoma.
Dopo l'intervento, però, alcuni pazienti presentano un rischio di recidiva tale da rendere opportuno discutere una terapia adiuvante, cioè effettuata dopo la chirurgia. Le raccomandazioni EADO aggiornate prevedono la possibilità di trattamento adiuvante nei melanomi completamente resecati dagli stadi IIB fino al IV, con strategie differenti in funzione dello stadio e delle caratteristiche molecolari.
Questo non significa che ogni paziente con uno stesso stadio debba ricevere automaticamente lo stesso trattamento. Età, condizioni generali, rischio di recidiva, caratteristiche biologiche della neoplasia ed effetti indesiderati attesi devono essere discussi individualmente. Le linee guida raccomandano infatti che le decisioni più complesse siano affrontate da un team oncologico multidisciplinare.
Perché il test BRAF può cambiare la scelta della terapia?
La caratterizzazione molecolare è diventata parte importante dell'Oncologia del melanoma. Secondo AIOM, circa il 40-50% dei melanomi cutanei presenta una mutazione V600 del gene BRAF.
La presenza della mutazione può aprire la possibilità di utilizzare farmaci diretti contro la via BRAF/MEK, mentre l'immunoterapia può essere impiegata indipendentemente dalla presenza di questa mutazione in diversi contesti clinici.
Le linee guida europee raccomandano il test mutazionale a partire dagli stadi IIB/C, con particolare attenzione proprio alla mutazione BRAF V600. Nei pazienti con melanoma in stadio III completamente resecato e mutazione BRAF V600, tra le possibilità terapeutiche possono essere discusse sia l'immunoterapia anti-PD-1 sia una terapia mirata BRAF/MEK.
Il risultato del test non indica quindi semplicemente “quanto è aggressivo” il melanoma: serve soprattutto a capire quali opzioni terapeutiche possono essere disponibili in determinati stadi della malattia.
Cosa sta cambiando con la terapia prima dell'intervento?
Una delle novità più importanti riguarda alcuni melanomi in stadio III resecabile con malattia macroscopicamente evidente. In passato il percorso iniziava generalmente dalla chirurgia, seguita eventualmente dalla terapia adiuvante. Oggi, in pazienti selezionati, può essere discussa una strategia neoadiuvante, cioè somministrata prima dell'intervento.
Lo studio internazionale NADINA ha coinvolto 423 pazienti con melanoma macroscopico in stadio III resecabile. A 12 mesi, la sopravvivenza libera da eventi stimata è stata dell'83,7% nel gruppo trattato con immunoterapia neoadiuvante seguita dalla chirurgia, rispetto al 57,2% nel gruppo sottoposto prima alla chirurgia e successivamente alla terapia adiuvante.
Il vantaggio va però valutato insieme ai rischi: nello stesso studio, eventi avversi correlati al trattamento di grado 3 o superiore sono stati osservati nel 29,7% dei pazienti sottoposti alla strategia neoadiuvante, rispetto al 14,7% del gruppo trattato con terapia adiuvante.
Per questo la terapia prima dell'intervento non è automaticamente indicata per ogni melanoma. È una strategia da valutare in pazienti selezionati, all'interno di un percorso multidisciplinare che coinvolga Oncologo, Chirurgo, Dermatologo, Anatomopatologo e gli altri specialisti necessari.
Cosa cambia quando il melanoma è avanzato o metastatico?
Nel melanoma non resecabile in stadio III o in stadio IV, le linee guida europee indicano la necessità di un trattamento sistemico. Le principali strategie comprendono immunoterapia con inibitori dei checkpoint immunitari e, nei pazienti con mutazione BRAF V600, terapie mirate contro BRAF e MEK.
L'evoluzione rispetto al passato è stata significativa. Il volume AIOM 2025 riporta che, grazie a immunoterapia e terapie target, circa il 50% dei pazienti con melanoma metastatico può ottenere un beneficio a lungo termine. Nello studio CheckMate 067, citato nello stesso documento, la combinazione di due farmaci immunoterapici ha mostrato una sopravvivenza melanoma-specifica a 10 anni del 52% nella popolazione studiata.
Questa percentuale non deve essere interpretata come una previsione valida per ogni paziente: risultati e tollerabilità dipendono da numerosi fattori, tra cui estensione della malattia, sedi metastatiche, condizioni generali, precedenti terapie e caratteristiche molecolari.
Come viene organizzato il follow-up dopo un melanoma?
Il follow-up ha due obiettivi principali: individuare eventuali recidive e riconoscere precocemente eventuali nuovi melanomi primitivi. Le linee guida europee raccomandano un programma strutturato basato sullo stadio, ma sottolineano che intensità e tipologia degli esami devono essere personalizzate.
Il tema riguarda una popolazione numerosa: AIOM stima che in Italia siano circa 221.000 le persone viventi dopo una diagnosi di melanoma cutaneo.
Per alcuni pazienti il follow-up sarà prevalentemente clinico e dermatologico; negli stadi a rischio più elevato possono entrare nel programma anche esami radiologici. Il calendario non dovrebbe quindi essere copiato da quello di un'altra persona con melanoma: deve riflettere lo stadio iniziale, i trattamenti ricevuti e il rischio individuale.
Come ridurre il rischio e quando rivolgersi allo specialista?
L'esposizione ai raggi ultravioletti rappresenta il principale fattore di rischio ambientale riconosciuto per il melanoma cutaneo. Il volume AIOM segnala inoltre che circa l'85% dei melanomi cutanei diagnosticati nel mondo interessa le popolazioni di Nord America, Europa e Oceania e sottolinea il rischio legato alle esposizioni UV intense, soprattutto durante infanzia e adolescenza e all'uso di lettini abbronzanti.
Proteggere la pelle dal sole, evitare le lampade abbronzanti e sottoporsi ai controlli dermatologici indicati in base al proprio rischio rimangono quindi misure fondamentali.
Se compare una lesione nuova o un neo cambia rapidamente aspetto, il primo riferimento è il Dermatologo. Se l'esame istologico conferma un melanoma, il passaggio successivo non consiste semplicemente nel “togliere il neo”: stadio, spessore, linfonodi e caratteristiche molecolari devono essere integrati per costruire un percorso oncologico personalizzato.
Riferimenti (APA)
- Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM), AIRTUM, Fondazione AIOM, Osservatorio Nazionale Screening, PASSI, PASSI d'Argento, & SIAPeC-IAP. (2025). I numeri del cancro in Italia 2025. AIOM. Link: https://www.aiom.it/wp-content/uploads/2025/12/2025_NDC_web.pdf
- Amaral, T., Ottaviano, M., Arance, A., Blank, C., Chiarion-Sileni, V., Donia, M., et al. (2025). Cutaneous melanoma: ESMO Clinical Practice Guideline for diagnosis, treatment and follow-up. Annals of Oncology, 36(1), 10–30. Link: https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/39550033/
- Garbe, C., Amaral, T., Peris, K., Hauschild, A., Arenberger, P., Basset-Seguin, N., et al. (2025). European consensus-based interdisciplinary guideline for melanoma. Part 1: Diagnostics – Update 2024. European Journal of Cancer, 215, 115152. Link: https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/39700658/
- Garbe, C., Amaral, T., Peris, K., Hauschild, A., Arenberger, P., Basset-Seguin, N., et al. (2025). European consensus-based interdisciplinary guideline for melanoma. Part 2: Treatment – Update 2024. European Journal of Cancer, 215, 115153. Link: https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/39709737/


