Soluzioni Digitali

Dopo la prostatectomia: quando la radioterapia precoce può ridurre il rischio di recidiva

Intervista al Prof. Filippo Alongi, Direttore del Dipartimento di Radio-Oncologia e Radioterapia Avanzata dell’IRCCS Ospedale Sacro Cuore Don Calabria di Negrar di Valpolicella (Verona) 

Intervenire al momento giusto 

Dopo un intervento di prostatectomia radicale per tumore della prostata, nella maggior parte dei pazienti il PSA diventa non dosabile e non sono necessari ulteriori trattamenti. 

In alcuni casi, tuttavia, il PSA persiste o ricomincia ad aumentare. Questo può indicare la presenza di una quantità microscopica di malattia residua, spesso ancora localizzata nella regione in cui si trovava la prostata. 

In questa situazione può essere indicata una radioterapia di salvataggio, con l’obiettivo di eliminare la malattia residua e mantenere una concreta possibilità di guarigione. 

Perché è importante iniziare precocemente? 

La radioterapia di salvataggio è generalmente più efficace quando viene effettuata con valori di PSA ancora molto bassi (<0.10-0.20 ng/mL). 

Non è quindi sempre opportuno aspettare che il PSA raggiunga valori elevati o che la malattia diventi visibile agli esami radiologici. 

Il principio è semplice: intervenire quando l’eventuale recidiva è ancora microscopica aumenta le probabilità di controllarla definitivamente. Per questo oggi si parla sempre più di radioterapia di salvataggio precoce. 

È necessario fare radioterapia a tutti dopo l’intervento? 

No. In passato, in presenza di caratteristiche sfavorevoli all’esame istologico — ad esempio margini chirurgici positivi o estensione del tumore oltre la prostata — poteva essere proposta una radioterapia immediatamente dopo l’intervento. 

Oggi, per molti pazienti, è possibile invece controllare attentamente il PSA e intervenire precocemente solo se compare un segnale di ripresa della malattia. 

In questo modo molti uomini possono evitare una radioterapia non necessaria, senza compromettere la possibilità di effettuare un trattamento efficace qualora il PSA inizi ad aumentare. 

Come viene eseguita la radioterapia? 

La radioterapia viene indirizzata principalmente alla loggia prostatica, cioè alla regione anatomica in cui si trovava la prostata. In pazienti selezionati può essere opportuno trattare anche i linfonodi pelvici. 

Le moderne tecniche di radioterapia, attraverso immagini acquisite durante il trattamento e sistemi di elevata precisione, permettono di conformare la dose alle aree da trattare, riducendo l’esposizione di vescica, retto e intestino. 

In alcuni casi, una PET con PSMA può contribuire a individuare precocemente la sede della recidiva e a personalizzare ulteriormente il trattamento. 

Piano di cura di paziente trattato con moderne tecniche di radioterapia post-operatoria presso il Dipartimento di Radio-Oncologia e Radioterapia Avanzata dell’IRCCS Ospedale Sacro Cuore Don Calabria di Negrar di Valpolicella (Verona), diretto dal Prof. Filippo Alongi 

Come viene tollerata la radioterapia? 

La radioterapia postoperatoria è generalmente ben tollerata e viene effettuata ambulatorialmente. 


Durante il trattamento possono comparire temporaneamente: 

  • aumento della frequenza urinaria; 
  • urgenza o lieve bruciore urinario; 
  • maggiore frequenza delle evacuazioni o feci più morbide; 
  • modesta stanchezza. 


La maggior parte dei pazienti mantiene le proprie normali attività durante il trattamento. Gli effetti collaterali importanti a lungo termine sono poco frequenti con le moderne tecniche, anche se il rischio individuale dipende dalla situazione urinaria e funzionale presente dopo l’intervento. 

Quando può essere associata la terapia ormonale? 

Non tutti i pazienti necessitano di terapia ormonale (ADT). La decisione dipende dal valore e dall’andamento del PSA, dalle caratteristiche istologiche del tumore, dal rischio iniziale e dagli eventuali risultati degli esami di stadiazione. 

Nei pazienti con caratteristiche più aggressive o maggiore rischio di diffusione, l’associazione temporanea della terapia ormonale alla radioterapia può aumentare l’efficacia del trattamento. 

Chi è il candidato ideale? 

La radioterapia di salvataggio precoce viene valutata soprattutto quando: 

✓ il PSA dopo l’intervento rimane dosabile o ricomincia ad aumentare; 

✓ il PSA è ancora a valori molto bassi (<0.10 ng/mL-0.20 ng/mL); 

✓ non sono presenti metastasi a distanza; 

✓ le caratteristiche del tumore suggeriscono una possibile recidiva locale o loco-regionale; 

✓ le condizioni generali e l’aspettativa di vita rendono appropriato un trattamento con intento radicale. 


La decisione deve comunque essere personalizzata sulla base dell’esame istologico definitivo, dell’andamento del PSA e, quando indicato, degli esami di imaging. 

In sintesi 

Un PSA che aumenta dopo la prostatectomia non significa necessariamente che la malattia sia diventata incurabile. Quando indicata, la radioterapia di salvataggio precoce rappresenta una seconda possibilità di trattamento radicale. 

Il concetto fondamentale è intervenire nel paziente giusto e al momento giusto, quando il PSA è ancora basso e la quantità di malattia presumibilmente minima. Per questo, dopo la prostatectomia, un controllo regolare del PSA e una valutazione specialistica tempestiva sono fondamentali per non perdere la migliore finestra terapeutica.

Per approfondimenti clinici e consulenze personalizzate 🩺 Prof. Filippo Alongi