Le Neoplasie Neuroendocrine del Pancreas: una guida per il paziente
Le neoplasie neuroendocrine del pancreas (chiamate anche pNEN, dall'inglese pancreatic NeuroEndocrine Neoplasms) sono un gruppo di tumori che si sviluppano da particolari cellule del pancreas, chiamate cellule delle isole di Langerhans. Queste cellule, normalmente, producono ormoni importanti per il nostro organismo, come l'insulina.
Non tutte le neoplasie neuroendocrine si comportano allo stesso modo: alcune crescono molto lentamente e non causano problemi per molti anni, mentre altre possono essere più aggressive e diffondersi ad altri organi. Per questo motivo, è importante che ogni paziente venga valutato individualmente dal proprio team medico
Quanto sono frequenti?
Queste neoplasie sono piuttosto rare: si stima che colpiscano circa 1-2 persone su 100.000 ogni anno. Negli ultimi anni, però, ne vengono diagnosticate sempre di più, soprattutto grazie al miglioramento delle tecniche diagnostiche, come le TAC e le risonanze magnetiche, che permettono di individuare anche piccole lesioni che in passato sarebbero passate inosservate [1,2].
L'età media alla diagnosi si colloca tra i 50 e i 60 anni. In alcuni casi, soprattutto quando la malattia compare in età più giovane, può essere legata a sindromi genetiche familiari, come la sindrome MEN1 (Neoplasia Endocrina Multipla di tipo 1), che è responsabile di circa il 10-15% dei casi.
Esistono forme diverse di questi tumori?
Sì. I medici classificano questi tumori in base a diverse caratteristiche:
In base alla capacità di produrre ormoni:
- Tumori "non funzionanti": non producono ormoni in eccesso e quindi spesso non causano sintomi specifici. Vengono scoperti per caso durante esami eseguiti per altri motivi, oppure quando causano sintomi legati alla loro crescita (per esempio ittero, cioè colorazione giallastra della pelle, o dolore addominale).
- Tumori "funzionanti": producono ormoni in eccesso che causano sintomi specifici, permettendo spesso una diagnosi più precoce. Esistono diversi tipi, a seconda dell'ormone prodotto in eccesso:
- Insulinoma: causa episodi di ipoglicemia (basso livello di zucchero nel sangue), con sintomi come sudorazione, palpitazioni, tremori, confusione mentale.
- Gastrinoma: causa eccesso di acido nello stomaco, con ulcere gastriche ricorrenti, bruciore, reflusso e diarrea [7].
- Glucagonoma: può causare eruzioni cutanee particolari, diabete e perdita di peso [8].
- VIPoma: causa diarrea acquosa importante e alterazioni dei livelli di potassio nel sangue [9].
- Altri tipi più rari possono causare sintomi come vampate di calore, diarrea, o alterazioni del calcio nel sangue.
In base al grado di aggressività:
I medici valutano anche quanto "aggressive" sono le cellule tumorali attraverso un esame chiamato analisi istologica, che permette di attribuire un "grado" (G1, G2 o G3) al tumore. Fortunatamente, la maggior parte di questi tumori (circa il 90%) rientra nelle categorie a basso o medio grado, associate a una prognosi migliore anche in presenza di metastasi [3].
Come vengono diagnosticate?
La diagnosi si basa su diversi strumenti che si completano a vicenda:
Esami del sangue
In presenza di sintomi specifici, il medico può richiedere il dosaggio di particolari ormoni nel sangue (come insulina, gastrina, o altri) per capire se il tumore è "funzionante". Un altro esame utile è la Cromogranina A, una proteina che può aumentare in presenza di questi tumori, anche se non è sempre specifica [13]. Recentemente, si è resa disponibile una nuova metodica di analisi del sangue, chiamata NETest, che sembra fornire informazioni più precise rispetto ai test tradizionali per monitorare la malattia.
Esami di imaging (radiologici)
Ecografia, TAC e risonanza magnetica: permettono di individuare la posizione del tumore, le sue dimensioni e di verificare se ci sono metastasi in altri organi (soprattutto nel fegato). Scintigrafia con recettori della somatostatina (Octreoscan) o PET con Gallio-68: sono esami particolari, "funzionali", che sfruttano una caratteristica specifica di questi tumori per individuarli con grande precisione, anche a distanza.
Ecoendoscopia
È una tecnica che combina l'endoscopia con l'ecografia, permettendo di visualizzare il pancreas da molto vicino e, se necessario, di eseguire un piccolo prelievo di tessuto (biopsia) per confermare la diagnosi.
Come vengono trattate?
Il trattamento viene sempre personalizzato in base alle caratteristiche del tumore, alla sua estensione e alle condizioni generali del paziente. Le opzioni principali sono:
Chirurgia
Rappresenta il trattamento principale quando il tumore è localizzato, cioè non si è diffuso ad altri organi. L'intervento chirurgico può variare a seconda delle dimensioni e della posizione del tumore:
- Per i tumori molto piccoli (inferiori a 1 cm) e senza sintomi, in alcuni casi è possibile semplicemente monitorare la situazione nel tempo con controlli periodici, evitando interventi chirurgici non necessari.
- Per i tumori di dimensioni intermedie (1-2 cm), la decisione viene presa insieme al paziente, valutando età, condizioni generali e caratteristiche del tumore. Quando è indicato l'intervento, si preferiscono tecniche chirurgiche che risparmiano il più possibile il tessuto sano del pancreas, per preservare le sue funzioni digestive e nella produzione di insulina.
- Per i tumori più grandi (superiori a 2 cm), generalmente si raccomanda la rimozione chirurgica completa, che può includere anche i linfonodi vicini.
Anche in presenza di metastasi, l'intervento chirurgico può essere comunque utile per rimuovere il tumore principale e ridurre i sintomi legati alla produzione eccessiva di ormoni.
Terapie farmacologiche
- Analoghi della somatostatina (octreotide, lanreotide): sono farmaci molto utilizzati, sia per controllare i sintomi legati alla produzione eccessiva di ormoni, sia per stabilizzare la crescita del tumore nelle forme più lente.
- Chemioterapia: viene utilizzata soprattutto nei tumori più aggressivi o quando altre terapie non sono più efficaci.
- Terapie mirate (come everolimus o sunitinib): sono farmaci che agiscono su specifici meccanismi di crescita delle cellule tumorali.
- Terapia radiorecettoriale (PRRT): è un trattamento innovativo che utilizza una sostanza radioattiva legata a una molecola in grado di "riconoscere" specificamente le cellule tumorali, colpendole in modo mirato. Ha mostrato risultati promettenti anche in casi avanzati, con effetti collaterali generalmente lievi.
Trattamenti per le metastasi al fegato
Il fegato è l'organo più frequentemente coinvolto quando questi tumori si diffondono. Esistono diverse opzioni terapeutiche mirate specificamente al fegato:
- Ablazione (con radiofrequenza o microonde): utile quando le metastasi sono poche e di piccole dimensioni, permette di distruggere le cellule tumorali con il calore.
- Embolizzazione (TAE/TACE): consiste nell'iniettare, attraverso un piccolo catetere, delle particelle che bloccano l'afflusso di sangue al tumore, associate talvolta a farmaci chemioterapici. Questa tecnica ha ottenuto buoni risultati anche in caso di metastasi multiple, con effetti collaterali generalmente lievi e transitori.
- Trapianto di fegato: in casi molto selezionati, quando la malattia è limitata al fegato e rispetta criteri molto rigorosi (Criteri di Milano), il trapianto può rappresentare un'opzione terapeutica con buoni risultati a lungo termine.
Un messaggio di speranza
È importante sapere che, nella maggior parte dei casi, le neoplasie neuroendocrine pancreatiche hanno una crescita lenta e una prognosi favorevole, anche quando sono presenti metastasi. Le numerose opzioni terapeutiche disponibili oggi permettono di controllare efficacemente la malattia per molti anni, garantendo una buona qualità di vita.
Il percorso di cura richiede spesso la collaborazione di diversi specialisti (chirurghi, oncologi, endocrinologi, radiologi, gastroenterologi) che lavorano insieme per offrire il trattamento più adatto a ogni singola situazione.
Se hai domande o dubbi sul tuo percorso diagnostico-terapeutico, non esitare a parlarne con il tuo medico di riferimento, che potrà fornirti tutte le informazioni specifiche per il tuo caso.
Per approfondire (riferimenti bibliografici)
[1] Liu JX, Chen B, Chen J et al. (2023). The incidence, prevalence, and survival analysis of pancreatic neuroendocrine tumors in the United States. Journal of Endocrinological Investigation, 46, 1373–1384.
[2] Partelli S, Giannone F, Schiavo Lena M et al. (2019). Is the real prevalence of pancreatic neuroendocrine tumors underestimated? Neuroendocrinology, 109, 165–170.
[3] Nagtegaal ID, Odze RD, Klimstra D, et al. (2020). The 2019 WHO classification of tumours of the digestive system. Histopathology, 76, 182–188.
[7] Epelboym I, Mazeh H. (2014). Zollinger-Ellison syndrome: classical considerations and current controversies. The Oncologist, 19, 44–50.
[8] Song X, Zheng S, Yang G et al. (2018). Glucagonoma and the glucagonoma syndrome. Oncology Letters, 15, 2749–2755.
[9] Doherty GM. (2005). Rare endocrine tumours of the GI tract. Best Practice & Research Clinical Gastroenterology, 19, 807–817.
[13] Bevere M, Gkountakos A, Martelli FM, et al. (2023). An insight on functioning pancreatic neuroendocrine neoplasms. Biomedicines.

