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Ozonoterapia per ernia discale: quando può evitare l’intervento chirurgico?

L’ozonoterapia per ernia discale può essere valutata, in pazienti selezionati, quando il dolore da sciatalgia persiste ma non ci sono deficit neurologici urgenti. L'aspetto più utile è capire quando la tecnica paraforaminale ecoguidata può avvicinare il trattamento alla zona irritata, senza sostituire la valutazione chirurgica.

Quando l’ozonoterapia per ernia discale può essere considerata prima della chirurgia?

L’ossigeno-ozono terapia (O2-O3) non è una soluzione valida per ogni ernia discale. Può essere presa in considerazione quando il dolore lombare irradiato alla gamba è coerente con l’immagine radiologica, i sintomi non migliorano abbastanza con il trattamento conservativo e non sono presenti segnali di urgenza neurologica.


Secondo l’Istituto Superiore di Sanità (ISS), la chirurgia può essere valutata quando i disturbi persistono per più di 6 settimane, il dolore non diminuisce nonostante diversi trattamenti, compaiono difficoltà di movimento sempre più gravi o si sospetta una sindrome della cauda equina.


La North American Spine Society (Società Nordamericana della Colonna Vertebrale, NASS) indica che l’intervento chirurgico prima dei 6 mesi può essere suggerito nei pazienti con ernia lombare sintomatica e sintomi abbastanza severi da giustificarlo; la chirurgia entro 6-12 mesi è associata a recupero più rapido e migliori esiti a lungo termine nei casi selezionati.

Che cos’è l’ernia discale e perché può causare sciatalgia?

L’ernia discale si verifica quando una parte del disco intervertebrale fuoriesce dalla sua sede. Secondo l’ISS, il nucleo polposo del disco è composto per circa l’88% da acqua ed è circondato da un anello fibroso; quando questo anello si rompe, il materiale interno può uscire e irritare le radici nervose.


I sintomi dipendono dalla sede dell’ernia. Nel tratto lombare, il dolore può irradiarsi a gluteo, coscia, gamba o piede. La linea guida della Società Italiana di Ortopedia e Traumatologia (SIOT) e della Società Italiana di Chirurgia Vertebrale e Gruppo Italiano Scoliosi (SICV&GIS) segnala che la prevalenza della radicolopatia sciatalgica varia molto negli studi, da circa 1,2% a 25% della popolazione.


Il punto importante è che non basta “vedere un’ernia” alla risonanza magnetica. Serve collegare immagine, sintomi, visita neurologica e limitazione funzionale. Alcune ernie sono molto evidenti ma poco sintomatiche; altre, anche più piccole, possono irritare molto una radice nervosa.

Quando l’ernia discale può migliorare senza intervento?

Molte ernie discali migliorano nel tempo. La NASS riporta che le ernie discali spesso si riducono o regrediscono e che molti studi mostrano miglioramento clinico associato alla riduzione della dimensione dell’ernia, anche se non accade in tutti i pazienti.


Per questo, quando non ci sono segni di urgenza, il primo approccio può includere terapia farmacologica prescritta dal medico, fisioterapia, educazione al movimento e controllo dei fattori che peggiorano il dolore. L’ozonoterapia si inserisce come opzione mini-invasiva intermedia quando il quadro resta doloroso ma non richiede subito un intervento.


La risonanza magnetica resta centrale. La NASS indica la risonanza magnetica (RM) come test non invasivo più appropriato per confermare l’ernia discale lombare con radicolopatia; tomografia computerizzata (TC) o mielo-TC sono alternative se la RM è controindicata o non conclusiva.

Come funziona l’ossigeno-ozono terapia per l’ernia discale?

L’ossigeno-ozono terapia usa una miscela di ossigeno medicale e ozono. Secondo il documento dell’Organismo Toscano per il Governo Clinico (OTGC) del 2020, l’ozono medicale deve essere generato da ossigeno medicale con apparecchiatura idonea, materiali compatibili e misurazioni accurate della concentrazione.


Il razionale è doppio: ridurre l’infiammazione locale e modulare il dolore. Il documento OTGC riporta che, nelle patologie ortopediche, l’ozono è usato soprattutto per dolori lombari e può agire sui nocicettori locali; il testo parla di risposta antidolorifica in circa due terzi dei pazienti, dato da considerare come riferimento del documento e non come garanzia individuale.


La revisione sistematica di Sconza et al. del 2021 ha incluso 15 studi randomizzati, per un totale di 2.597 pazienti con lombalgia, in larga parte legata a ernia discale valutata con TC o RM. Gli autori descrivono risultati promettenti, ma segnalano anche limiti metodologici: solo 1 studio su 15 era registrato in un registro pubblico di trial clinici.

Quali dati suggeriscono che l’ozonoterapia può ridurre il ricorso all’intervento?

Alcuni dati clinici sono favorevoli, ma vanno presentati senza promesse assolute. La NASS cita uno studio in cui l’associazione di infiltrazioni intraforaminali e intradiscali con ossigeno-ozono ha ottenuto successo nel 74% dei pazienti a 6 mesi, contro il 47% del gruppo trattato senza ozono, in pazienti con dolore radicolare da ernia lombare.


Uno studio randomizzato pubblicato su The Spine Journal nel 2022 ha confrontato chemonucleolisi intradiscale con ossigeno-ozono e microdiscectomia. La sintesi dello studio riporta 49 pazienti e indica che il 71% dei pazienti trattati con ossigeno-ozono ha evitato la chirurgia a 6 mesi, con esito non inferiore alla microdiscectomia sul dolore alla gamba.


Uno studio prospettico real-world del 2025 ha valutato 70 pazienti già candidati a chirurgia: 38 sono stati trattati inizialmente con chirurgia e 32 con ozono intradiscale. A 24 mesi, il gruppo ozono ha avuto esiti clinici simili, minore ricorso alla chirurgia, 47% contro 100%, e minore degenza mediana, 0,5 giorni contro 2,5 giorni.


Questi numeri non significano che l’ozonoterapia “eviti sempre” l’intervento. Significano che, in alcuni pazienti ben selezionati, può ridurre o rimandare la necessità chirurgica.


Cosa aggiunge la tecnica paraforaminale ecoguidata nell’ozonoterapia per ernia discale?

L’uso di una tecnica paraforaminale ecoguidata porta la miscela ossigeno-ozono il più vicino possibile alla deformità discale responsabile del dolore e l’uso dell’ecografia aiuta a visualizzare la regione trattata e a ridurre l’approssimazione dell’infiltrazione.


La guida ecografica può aiutare il medico a orientarsi sui tessuti e a controllare meglio la sede del trattamento. Resta però una tecnica operatore-dipendente, quindi esperienza, indicazione clinica e anatomia del paziente contano molto.

Quali rischi, limiti e controindicazioni vanno discussi prima del trattamento?

Il documento OTGC segnala che l’iniezione può causare dolore acuto se il gas viene iniettato rapidamente e che può comparire una reazione vagale transitoria, con bradicardia, ipotensione, sudorazione o lipotimia.


Lo stesso documento riporta controindicazioni e cautele: la somministrazione di ozono è controindicata in associazione contemporanea con altri medicamenti nella stessa siringa o flacone per l’effetto ossidante della miscela; il deficit di glucosio-6-fosfato deidrogenasi (G6PD) è controindicato nella somministrazione sistemica. Sono citate anche cautele per terapia con ACE-inibitori, dicumarolici, epilessia e malattia di Basedow-Graves. .

Quando non bisogna aspettare l’ozonoterapia e serve una valutazione urgente?

Ci sono sintomi che non vanno trattati come semplice mal di schiena. Il National Health Service (Servizio Sanitario Nazionale britannico, NHS) consiglia accesso urgente se il mal di schiena si associa a intorpidimento intorno a glutei o genitali, impossibilità a urinare, perdita di sensibilità a una o entrambe le gambe, perdita del controllo di urine o feci, oppure trauma importante.


La Mayo Clinic descrive la sindrome della cauda equina come emergenza medica rara: un’ernia può comprimere il fascio nervoso alla base della colonna e causare debolezza persistente o paralisi se non trattata rapidamente. Segnali da non ignorare sono peggioramento rapido di dolore, intorpidimento o debolezza, disturbi di vescica o intestino e anestesia “a sella”.


In questi casi non bisogna aspettare una seduta infiltrativa. Serve valutazione urgente, spesso neurochirurgica o ortopedica vertebrale.

Come prepararsi alla visita per capire se l’ozonoterapia è adatta?

Prima della procedura servono visita fisiatrica, esame neurologico e lettura degli esami. Il medico deve verificare se il dolore segue davvero il decorso di una radice nervosa, se c’è perdita di forza, se i riflessi sono alterati e se la risonanza magnetica spiega i sintomi.


È utile portare referti e immagini, non solo il testo del referto. Bisogna riferire farmaci assunti, allergie, terapie anticoagulanti, malattie neurologiche, episodi vagali, gravidanza o sospetta gravidanza. Il documento OTGC prevede consenso informato e controlli clinici, proprio perché la decisione deve essere condivisa e tracciabile.

Quali raccomandazioni pratiche aiutano a decidere se valutare l’ozonoterapia?

La prima raccomandazione è partire dalla diagnosi. Se il dolore non dipende dall’ernia, l’ozonoterapia rischia di trattare il bersaglio sbagliato.


La seconda è non basarsi solo sulla dimensione dell’ernia: conta il rapporto tra sintomi, visita, imaging e vita quotidiana.


La terza è evitare promesse forti. L’ozonoterapia può essere una possibile alternativa mini-invasiva alla chirurgia in pazienti selezionati, ma non garantisce il risultato. In caso di debolezza progressiva, disturbi urinari o anestesia a sella, la priorità è una valutazione urgente.


La quarta è discutere il percorso con lo specialista giusto. Fisiatra, medico del dolore, ortopedico vertebrale e neurochirurgo possono intervenire in momenti diversi. La scelta va fatta dopo visita medica, non solo leggendo una risonanza magnetica.


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Riferimenti APA

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